In memoria di un compressore

Che importa se si parlava con accento o lingua diversi 
se era un compressore o un fiore
se passeggiavamo veloci o a ritmo lento
se l'intento era farci sentire o non farci vedere.
Quando mi trovo di notte 
su sentieri che separano
alte reti da antichi boschi,
è lo stesso il sussurro che mi riporta il vento,
suonano uguali le scarpe che battono la via.

Che corrano tra gli arbusti e le querce di Niscemi
o tra le fronde del bosco in Val Clarea,
le voci di compagne che chiamano compagni
raccontano gli stessi silenzi del cuore.
La mano che adesso stringe l'altra mano
si appoggerà domani allo stesso bastone.
Che importa se c'è chi ha vent'anni più di me o meno di me. 
E se anche poi ne avevo di meno e ne avrò di più.

Quando mi trovo di notte
su sentieri che separano
nuove reti da alti boschi
fa lo stesso, ovunque questo sia.
Da ieri, da oggi o da domani,
non importa dove. Importa solo
da quando iniziamo
e fino a quando respiriamo.

Finché staremo da questa parte
dello spirito del tempo,
le strade sicure e belle
per noi saranno quelle
per cui andiamo e torniamo,
in felice compagnia
delle nostre buone stelle.

Manovre, TAV, TAP, trivelle: una settimana da Dio

Da una settimana sono tornata in Piemonte e sembra sia già passato un mese, a livello personale di sicuro. Ma direi che, a livello pubblico, non si scherza neanche.

Questa è stata: la settimana della manovra finanziaria, la settimana delle odissee in mare dei migranti, per quanto definirle odissee sia termine improprio in quanto non tornano certo a casa, ma assomigliano molto più a quell’Enea in esilio, padre del genus italicum, anzi del nostro “miserabile vulgus”; la settimana del:- “Ma siamo sicuri di voler bloccare le trivellazioni per la ricerca di una risorsa di cui dovremmo dimenticare l’esistenza? Ma che, davvero il futuro è già qui?”.

La settimana dell’arrivo della talpa del gasdotto TAP, pronta a contribuire alla distruzione del territorio di Melendugno, del meraviglioso Salento, per un’altra grandiosamente inutile opera imposta al “Sud” a beneficio…del “Nord”? Un mezzo pesantissimo è passato esattamente così come passò sei anni fa la gru che serviva a montare il MUOS a Niscemi, in Sicilia: scortato dalla polizia e dai rappresentanti di un’istituzione che non ci rappresenta, che non ci difende, che ci calpesta, che ci accusa, che ci condanna, che dice di chiamarsi Stato.

Chiamateci briganti, chiamateci poveri illusi.

Da noi “Briganti se more” di Eugenio Bennato e “Malarazza – Lamento di un servo ad un Santo crocifisso“, di Domenico Modugno sono diventate molto di più che belle canzoni.

Questa è stata anche la settimana del TAV Torino-Lyon, o meglio la settimana dell’arrivo dell’analisi costi-benefici al Ministero, tenuta nascosta ancora al momento in cui scrivo, perché scotta da morire. Dice che forse neppure la logica economica appoggia questo sperpero di denaro pubblico. Ripeto: pubblico. Cioè ricavato dalle tasse che ogni cittadino italiano contribuente versa, da Nord a Sud. Da Pachino a Predoi. Sì, le tasse le paghiamo anche a Sud, molte e ricevendo ben poco in cambio. Il TAV Torino-Lyon non può essere appoggiato da nessuna ragion di stato, nessuna ragione economica, nessuna ragione contingente, nessuna giustificazione sociale, ambientale. Non porterà alcun ragionevole progresso in nessun campo.

A questo punto, al governo, sperano che ce lo imponga l’Europa.

L’unica rimasta a favore del TAV pare essere la ragione politica, e quanto la ragione politica sia di questi tempi pura arte di intrattenimento dell’opinione pubblica, quanto sia vuota di ragionamento, credo che lo esemplifichi bene il responsorio della messa che i Sì Tav hanno celebrato per la seconda volta in Piazza Castello, sabato 19 gennaio, conclusasi con l’Inno di Mameli.

https://torino.corriere.it/foto-gallery/cronaca/19_gennaio_12/si-tav-flash-mob-piazza-castello

Così per divertirmi un po’, ho provato a riscriverlo pensando a un pubblico di soggetti pensanti e non a un branco di pecorelle smarrite nel bellissimo giardino di sette padrone che per buona educazione abbiamo definito “madamine”. Un gruppo di persone composto da uomini e donne sta letteralmente indottrinando diverse migliaia di altre persone, facendo assumere a un pezzo di TAV a cavallo delle Alpi piemontesi il ruolo di simbolo del progresso d’Italia. Tra l’altro, come se il Piemonte fosse l’Italia.

Ripetere soltanto le righe in grassetto!!!

  1. IL MONDO CAMBIA AD ALTA VELOCITÀ: SVEGLIA! Il mondo è già cambiato. Sì transizione energetica subito!
  2. ANALISI COSTI BENEFICI, TRASPARENZA SEMPRE! Diffondere il sapere. Sì, libera ricerca subito!
  3. IL FUTURO È DI TUTTI. VOGLIAMO LA TAV! Il futuro è già qui. E fa schifo! Vogliamo la tutela del bene comune e dell’interesse collettivo subito!
  4. VOGLIAMO PIÙ LAVORO. L’ITALIA SE LO MERITA! Il lavoro nobilita l’uomo, ma se è precario, sottopagato, sfruttato e schiavista non direi!
  5. I TIR INQUINANO L’AMBIENTE, LA TAV NO! Il problema non sono i trasporti, ma l’energia che li alimenta! Sì a veicoli elettrici, per tutti, subito!
  6. L’Europa siamo noi. La tav è il nostro futuro. …no aspetta, ma in che senso di nuovo ‘sto futuro? Ma te ci lavori in ‘sta tav o no? No, veramente non conosco manco tanto bene il francese. Non so, comunque io mi trovo bene in vacanza a Saint-Vincent. Ma ci si arriva in treno? Mi sa di no, ci sono gli autobus, ma io comunque preferisco andare in macchina, con tutte le valigie e gli sci, sai com’è. Bello, sì anche a me piace respirare l’aria buona di montagna e poi tutte quelle cose da mangiare che si sente proprio che sono genuine, quasi incontaminate. No allora, non divaghiamo, è che senza tav non c’è il futuro, ci siete fino a qui? Ma sì, dai. Quindi che siccome che noi siamo l’Europa, nel futuro non ci saremo. Senza la tav. Ah, ma quindi se non fanno la tav usciamo dall’Europa? Ma è terribile, non lo sapevo mica questo! Mia figlia vuole andare a studiare a Londra, ma io senza la tav mica la mando. Inaudito, ma quando è stato deciso! Ma e allora non eravamo l’Italia? Che poi, capisci che senza la tav mi chiude il Carrefour sotto casa. Ma perché, non è piemontese il Carrefour? Fermi tutti, ma ‘sta tav non serviva a dare più lavoro agli italiani? Allora: noi siamo l’Italia, l’Italia è in Europa, quindi l’Italia è l’Europa, capito? Ma veramente mia nipote che fa il classico dice che il sillogismo aristotelico funziona così… Va beh, facciamo che questa ve la spieghiamo poi, ok? Sì anche perché c’è da capire, siamo proprio sicuri che poi nei cantieri ci vanno a lavorare gli italiani?
  7. Sù sù, cantiamo insieme: “Frateeellliii, d’Iiitaaliaa….”

Devo dire che il vuoto che producono in particolare le coppie di preposizioni n.3 e n.6 è davvero davvero difficile da colmare di senso compiuto. Logicamente non reggono in modo a dir poco imbarazzante. Eppure: la partita sul TAV, signore e signori, pare incredibilmente ancora aperta. E a giocarla stanno chiamando gente che davvero non sa nemmeno di cosa sta parlando e dove vive.

Spero che qualcuno di voi accolga la sfida e riesca a fare meglio di me.

Nel frattempo, se pensate di farcela, eccovi il link del video, ufficialmente proposto sulla pagina Facebook: Sì, Torino va avanti.

https://www.facebook.com/carolbighouse/videos/10156785928757778/

PS: …andate pure! Non mi offendo!

La parola contraria di Erri De Luca. Apologia del dissenso

“Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa.” Erri De Luca, La parola contraria.

01/09/2013

Lo scrittore Erri De Luca, raggiunto al telefono dall’HuffPost, commenta con scarne parole l’accusa che il procuratore Giancarlo Caselli lancia nei confronti degli intellettuali che a sinistra “sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo” in Val di Susa. Caselli non fa i nomi dei “conniventi” ma nell’ elenco, è chiaro, figurano il filosofo Gianni Vattimo e De Luca, che hanno manifestato pubblicamente il supporto agli attivisti No Tav finiti in carcere per sabotaggio – continua a leggere l’intervista qui.

Il 10 settembre 2013 LTF ha depositato regolare denuncia presso la procura di Torino: “per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, pubblicamente istigato a commettere più delitti e contravvenzioni ai danni della società LTF sas del cantiere Tav LTF in località La Maddalena di Chiomonte (To), area di intresse strategico nazionale.”

laparolacontraria

Dopo due udienze preliminari nel 2014, il processo si è aperto il 28 gennaio 2015. Non sussistono fatti o azioni imputabili a Erri De Luca, solo parole. Erri De Luca decide quindi di scrivere e pubblicare: La parola contraria, un’apologia in cui rivendica e spiega la sua libertà di parola e opinione. Un discorso in difesa di sé stesso e non solo, dallo stile elegante e posato, dove le argomentazioni si susseguono in maniera ordinata. La parola contraria è diviso in tre sezioni: Cronaca, Influenze e Istigazioni.

Così introduco meglio che posso l’accusa usata contro di me: istigazione. Istigare un sentimento di giustizia, che già esiste ma non ha ancora trovato le parole per dirlo e dunque riconoscerlo. E che fa alzare d’improvviso e lasciare il libro perché è montato il sangue in faccia, pizzicano gli occhi e non si può continuare a leggere. Andare alla finestra, aprirla, guardare fuori e non vedere niente, perché tutto sta succedendo dentro. Respirare profondo per sentire insieme all’ossigeno la circolazione di una volontà sconosciuta. Iniziare a essere apprendista di giustizia nuova, che si forma dal basso e sbatte contro la tutt’altra giustizia seduta sullo scranno in tribunale. Istigare, com’è successo a me con Omaggio alla Catalagna di Orwell. Di fronte a questa istigazione alla quale aspiro, quella di cui sono incriminato è niente. (pp. 17-18)

Erri De Luca rivendica l’uso libero della parola istigazione e sabotaggio a livello intellettuale, linguistico e politico, ma non penale: “perché si dia istigazione alla violenza bisogna dimostrare la connessione diretta tra parole e azioni commesse” (p. 27). Anche se lo stimolo alla scrittura di certo proviene dall’essere stato chiamato letteralmente in causa, l’obiettivo di Erri De Luca non è giustificarsi o discolparsi in qualche modo, ma denunciare un tentativo di repressione sottovalutato.

Nell’aula del tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 non sarà in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo. (p.40)

Il suo passato militante, il suo impegno nel sociale e il suo attivismo, gli garantiscono una certa sicurezza nell’affrontare conseguenze di cui, come lui stesso ci tiene a precisare, non si dichiara vittima.

La parola contraria è stata messa su un piedistallo di valore: penale per i giudici, costituzionale per me. La libertà di affermarla è questione che va oltre il mio caso. Oggi sta sotto minaccia di silenziatore. Non credo che riusciranno a sottometterla fuori di quest’aula, so che non ci riusciranno con me. Vengo dal campo scuola del 1900, dove gli scrittori, i poeti, hanno pagato il più amaro prezzo per le loro parole. Ho imparato da innumerevoli esempi la linea di condotta da tenere di fronte ai silenziatori. pp. 44-45

jesuiserri

La parola contraria è un prezioso discorso, un monito e allo stesso tempo un ringraziamento ai lettori. Al di là dell’essere No Tav o Pro Tav o Indifferente al Tav, quello che insegna questo saggio è il valore della libertà di parola contraria, del dissenso, l’importanza di potere continuare a esercitarli. Da subito è partita la campagna #iostoconerri che ha raccolto e continua a raccogliere adesioni e dichiarazioni in favore di Erri De Luca anche a livello internazionale (tra i più recenti autori come Wim Wenders, Luis Sepulveda, Daniel Pennac). Il calore e il sostegno dimostrato da più parti ha reso certo l’autore di un fatto:

Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa.