AAA Personaggi/e cercasi

Non so voi, ma io sto impiegando male malissimo il mio tempo. Mi ero ripromessa di non farlo più e ci stavo anche riuscendo. Ma il trauma del coronavirus ha rimescolato le carte e me le ha fatte ritrovare rigirate e tutte storte.

Ho passato già diverse fasi dalle terribili “lontane” calende del mese e mi paiono pure passate e trapassate le idi di Marzo. Incredibile come la nostra psiche si adegui al cambio improvviso di scenario è vero? Pur di proteggersi ti comincia a fare credere che sia sempre stato così e che non può essere altrimenti che così. Ho passato diverse fasi, più o meno intense.

Fase 1 – Ansia e senso acuto di impotenza

Fase 2 – Accettazione, indolenza, rassegnazione

Fase 3 – Reazione sporadica di rabbia e tentativo di fuga – psicologica e mentale intendo, non sto andando da nessuna parte mannaggia a voi, ma vi state tranquilli a casa a leggere qualcosa per favore?

Fase 4 – Provare a stabilire una routine, tentare di trasformare la rabbia e la delusione in ironia e auto-ironia.

E fin qui tutto bene.

La Fase 5? Non la conosco ancora. Spero sia quella buona. Non so se tra gli alti e i bassi ho raggiunto il picco. In ogni caso…

Mi è venuta in mente una cosa.

Mi è venuto in mente che forse ho bisogno di raccontare. Ma sul serio, non come al solito mio da troppo tempo a questa parte, alla carlona. Mi è venuto in mente che forse vuoi farlo anche tu.

E così… sto cercando sei personaggi o personagge in cerca di autrice. Qualche idea?

C’era una volta il mondo conosciuto…

Ero su quelle strade, da e per Genova, lo scorso fine settimana a sfidare la sorte in due sensi: all’andata sulla A6 Torino – Savona, al ritorno sulla A21/E70. Di là è crollato un ponte, di qua si è aperta una voragine. Ma, come molti altri e altre, anche noi siamo scampate al pericolo. Non si sà mai bene perché in certi casi, miracolo e angeli custodi? Non posso negare di essermelo chiesto la domenica sera, finalmente nel mio letto, se ci fosse un motivo. La risposta non ce l’ho. Né me la sento di cedere ai romanticismi.

Io che, continuando nello sforzo cerebrale di comprendere il mondo e chi mi circonda, arrivo spesso e volentieri alla logica e razionale conclusione che i fatti sono due.

  • La specie umana non è sempre poi così intelligente come crede.
  • L’essere umano non è sociale per natura, ma gregario.

PostulatoQuando le due condizioni di cui sopra si verificano contemporaneamente, nello stesso tempo e luogo, è impossibile che il risultato procuri qualcosa di utile al benessere e al progresso universale della specie.

Io che, mentre succedeva di tutto là fuori, stavo a fare quello che non avrei mai immaginato di fare e cioè passavo un fine-settimana dedicato a gare e stage di danza e un giorno in hotel a far niente, perché a causa dell’allerta rossa erano state interdette tutte le attività nei luoghi pubblici di Genova.

Io che, mentre cenavo ligure con le mie compagne di danza in un ristorantino trovato e prenotato con The Fork – che manco sapevo esistesse – la sera del 24 ho stappato una bottiglia di Chianti per festeggiare la nascita della terza nipotina, lontana mille miglia.

Io che, nemmeno l’ho vinta la gara, dopotutto. E nemmeno ci sono andata quest’anno al corteo di Non una di meno. E nemmeno ho seguito niente di niente, l’ho solo staccato quel maledetto cervello.

Io che, per una volta, ho fatto tutto sommato cose normali che prevedono chiacchiere, spettegulez e shopping.

Io che, comunque, non lo so perché finisco sempre a fare cose serie e impegnate per la maggior parte del tempo, se piace anche a me stare a rotolarmi sul letto, mettermi lo smalto, parlare di che libri stai leggendo e di uomini, mentre una arriccia i capelli a tutte, a turno.

Io che alla fine penso e ci rifletto pure, proprio per essere sicura, sul fatto che un motivo per non essere incappata nel disastro, davvero, non esiste. Esiste solo l’assurdità delle chiacchiere sul solito e mai risolto dissesto idrogeologico del territorio nazionale, anche se è evidente quanto le alluvioni e le acque alte e le esondazioni di questi giorni siano fenomeni extra-ordinari: che non possono essere gestiti con gli strumenti ordinari.

Penso che quelli e quelle che mi leggono potrebbero capirlo e aiutarmi a farlo capire che non possiamo delegare nessuno alla nostra messa in sicurezza, e che ci vuole proprio che tutti contribuiscano, ognuno secondo le proprie possibilità e potenzialità, ad affrontare il problema. Con calma e senza allarmismi, ma con la necessaria serietà.

Perché non è che vorrei finire così: romanticamente. Cominciando a pensare che il motivo per cui sto sopravvivendo a una serie di devastazioni ambientali forse sarà per raccontare la mia storia da vecchia. Una storia che comincerà così.

C’era una volta il mondo conosciuto…

Acqua – Acqua da tutte le parti

Acqua. Acqua da tutte le parti: che piove dai tetti, che sborda dai fiumi, che inonda le piazze, sommerge città, che sfalda le strade. Che periodaccio questo! Piogge forti ancorché stagionali, eppure questa acqua dà l’idea di essere diversa dal solito. Te la ritrovi da tutte le parti: ti inzacchera le scarpe, ti rovina i capelli, ti macchia la macchina, ti inzuppa le ossa.

Acqua. Acqua da tutte le parti: a fiotti dalle pezze rattoppate che cedono, a torrente dai recipienti bucati, a tempesta sopra le teste che saltano. Piove ed è subito tragedia, apocalissi, alluvione universale, dissidio nella maggioranza. Che mondo!

Facciamo acqua da tutte le parti: tra di noi, contro di noi, dentro di noi. Come non sapessimo più da che verso voltarci, pur di voltarci… per darci le spalle, naturalmente. Cosa avevate capito!

Acqua. Acqua da tutte le parti, tanta che rischiamo il pantano, la melma, l’affogo, e lo scarico ma dove è finito, qualcuno per favore, preposto e ben equipaggiato, può cortesemente partire alla ricerca del tappo incastrato per farlo saltare? Come ha da andar via, se no, tutta ‘sta acqua? I nostri politici che facessero qualcosa!

“Ma andé a lavurar!” – ti rispondono.

“A morì ammazzato vacci tu!” – più d’uno potrebbe legittimamente chiosare.

Tra mille pensieri che mi frullano in testa e le cose da fare e gli orari da rispettare e i ragazzi da motivare e da far studiare, e la situazione attuale, peggiorata da tutta quest’acqua che fa acqua attorno a me… mi prende la sindrome da gatto bagnato. Non so se la conoscete. Avete presente? Si tratta di quel buffo atteggiamento che assumono i mici di casa, quel fare tra l’attonito e lo sbigottito, quando te li ritrovi imbambolati e fermi davanti alla finestra a guardare il maltempo. O anche, quando sono fuori, quella postura e sguardo indispettiti, con il pelo arruffato lungo i fianchi, mentre lanciano miagolii lamentosi che sembra che facciano il verso all’umano: “piove governo ladro”.

Che poi la cosa buffa è che, nonostante tutta questa acqua, potremmo rischiare pure di non aver niente da bere, che dovremmo trovare il modo di conservarne almeno un un po’.

Così, tra questa vacuità, s’annega il miagoleccio mio.

E il miagolar m’è dolce in questo acquare.