Oltre le reti – Cronache da Contrada Ulmo

Le storie invecchiano, diventano passate e lontane, sfumano al tramonto e si obliano nella notte del tempo, fino a che non riprendono vita tra i lapilli di fuochi di bivacco, nelle parole di qualcuno che le racconta o tra le mani di chi percorre gli scaffali a volte polverosi a volte bui delle biblioteche del mondo. Forse non avete nessuno che ve la racconta la nostra storia, forse cominci a dimenticarla, ma puoi trovarla qui.

  • CSP Graziella Giuffida di Catania – Catania
  • Biblioteca dell’Arci di San Berillo – Catania
  • Biblioteca di Milorad di Manituana – Torino
  • Biblioteca del Centro studi e documentazione partecipazione sviluppo e pace Domenico Sereno Regis – Torino
  • Biblioteca centrale della Regione siciliana – Palermo
  • Biblioteca comunale – Bagno a Ripoli – Firenze
  • Biblioteca nazionale centrale – Roma
  • Biblioteca dell’Archivio Disarmo – Roma
  • Biblioteca civica “Enzo Biagi” – Candiolo – Torino
  • Biblioteca civica di Piobesi Torinese – Torinese
Il libro è sempre disponibile per l’acquisto su tutte le piattaforme online e ordinabile in tutte le librerie. Per ulteriori informazioni: oltrelereti.altervista.org/ oppure commenta qui sotto.
Altre storie antimilitariste qui: https://ilmioluogo.me/category/nomuos/

Quanta strada bisogna fare – Sicilia A.D. 2019

Rientro a casa… e dintorni, per trascorrere le vacanze di Primavera, o Pasqua se preferite.

Di solito il periodo di ferie sotto Pasqua è così breve che si riesce a fare ben poco. Invece, quest’anno mi sta andando bene. Sto per dieci giorni. Ne sono trascorsi già più della metà e io per più della metà ho dormito. Vuol dire che ne avevo bisogno? Non saprei. La Sicilia mi ha accolto un po’ uggiosa, con dei giorni di schiarite, ma in generale con un cielo poco primaverile. Come si andasse verso l’inverno e non verso l’estate. Nondimeno a livello paesaggistico, questo periodo e quello autunnale, rimangono i miei preferiti. E comunque qualche giorno di bel tempo tra un nuvolone e l’altro ho potuto godermelo.

Isola delle correnti

Il mare? Che ve lo dico a fare. Quella della Sicilia orientale per me è sempre stata la parte più bella. Quest’anno ho persino fatto una tappa dove non ero stata mai, a Noto. Sì, ci sono ancora posti in Sicilia che non ho visto e soprattutto che non ho vissuto. Forse non basterebbe davvero una vita.

Noto

Dicevo, i panorami rigogliosi e gli altopiani in fiore. Per poco, se non si porterà via tutto il vento e il maltempo capriccioso. Ancora anche solo un pomeriggio concedimelo, perché io possa fare il mio viaggio di rito alla Grande quercia del bosco di Niscemi!

La Sughereta in fiore era un paesaggio che avevo bisogno di riguardare. Perché i ricordi svaniscono presto e ciò che resta sembra essere solo la loro impronta nella memoria. Come una piccola nicchia rimasta vuota da tornare a riempire di tanto in tanto, impressa astrattamente tra le anticamere e le camere della mente o concretamente come cicatrici e segni sul nostro corpo. L’impronta lasciata da questi boschi, queste piante, questi cieli aperti spazzati dalle nuvole e dove il sereno variabile vuol dire realmente qualcosa, è del tutto simile alle mie mani e ai miei piedi, e per alcune cose è simile a un avvallamento a cono come quello che guida lo sguardo a sprofondare nel mio occhio.

Le strade e i sentieri di terra battuta, aperti sulle radure o cosparsi di foglie di eucalipto, acciottolati o asfaltati, morbidi e odorosi di resine di pini o polverosi, rigogliosi di macchia mediterranea o pungenti come ortiche, assolati oppure ombrosi, attraversati da lucertole frettolose o da formichine laboriose…

Si dice che si ricordi meglio quello che ci ha fatto provare emozioni, ma in questo caso per me non vale. O per dirla meglio, non è quel genere di emozioni facenti parte della vulgata del nuovo millennio: la sensazione forte e inaspettata, la sorpresa, la novità, la meraviglia che brucia, l’esternazione che ti fa ridere forte e ti dà una scossa oserei dire infantile. Non esistono solo emozioni forti, infatti, anche se ci capita di pensare che solo queste siano quelle belle e vere. Anzi, le emozioni davvero forti non lasciano lunghi ricordi, non lasciano impronte. A me le emozioni forti hanno sempre fatto male. Un po’ per carattere, un po’ per costituzione. L’emozione di queste passeggiate è invece lenta, persistente, non sconvolgente. Credo sia per questo trovo pace in queste lande. Per questo fuggo spesso dall’umanità in guerra. Per questo ringrazio sempre chi mi ha donato la scintilla che illumina con po’ di buono la tristezza del mondo che vedo. È una questione di imprinting. Ho imparato a comunicare prima con la natura e gli esseri viventi, e solo poi gli esseri umani. (E pur sempre per vie traverse, leggendo romanzi e poesie e ascoltando favole e storie.) Non sono brava o buona persona per questo, e non mi sento migliore di altri. Sebbene la maggior parte degli esseri umani viva in contesti urbani e metropolitani, siamo infatti in molti e ben sparsi, ad avere un’educazione diversa, una connessione diversa. Non fatevi incantare da #globetrotter e #naturelover che vi regalano emozioni per vendere prodotti o sé stessi. È vero che spesso la forte emozione ci fa provare il desiderio di immortalare tutto in una foto particolarmente “figa”, rischiando che sia solo così, attraverso un’immagine esterna che ce ne ricorderemo.

Di certi ambienti, della mia casa, ricordo cose che nessuna foto mi restituirà. Per esempio il ronzio degli insetti e lo sfarfallio nei campi di quando ero bambina che non si sentono e non si vedono più. Non sono poi passati molti anni, solo una ventina scarsa. Eppure sembra che alcuni di noi abbiano già la memoria che avevano gli anziani quando mi dicevano: “qui un tempo era tutto bosco”…. Ma poi.

La base militare e il MUOS nel bosco di Niscemi

Quanta strada bisogna fare per ritrovare la connessione con la natura che abbiamo perso? La risposta, care mie e amici cari, si trova nel vento.

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

B. Dylan, 1962

Niscemi, 9 Settembre 2018

Tipo che ancora fa caldo anche se oggi si annuvola il cielo, si soppesa l’umidità sulla pelle anche se ancora si scambiano liquidi freschi possibilmente, non dico, gelati ma quasi, granitosi. Che è? No, è che non voglio pensare che presto è tempo di andare e tornare alla parte pratica della vita quella per la quale so che mi sentirò bene ma che comunque un po’ confligge con questa altra qui, paciosa e pacioccosa, un po’ hippie un po’ dandy un po’… scendi di lì, che fai? Davvero non vieni? Che importa se poi ti sveglierai accanto a me e vedrai quella ruga che tu non vuoi che io veda, non vedo io che col cuore e il mio cuore ti dice che vivo felice se sei felice e la gioia come la tristezza è contagiosa.

Guarda, tutto diventa verde e ancora per poco le braccia la gola le gambe vedono luce, nude le piante dei piedi sentono sotto la terra, questa, rossa argillosa ferrosa sabbiosa polverosa che una volta era coperta di mare e infatti che ci stanno a fare queste conchiglie incastrate nel tufo, i ciottoli che tu chiami cuticchie? Dov’è finita l’acqua mi chiedi come fossi io quel torrente sorgivo che cerchi da sempre e dimentichi, perché mannaggia a te sempre dimentichi ogni mattina dovrei ricordatelo, che è lì che ce l’hai, in fondo agli occhi. Dov’è il bosco mi chiedi come potessi io d’incanto riportartelo qui posso solo portartici lì tra le querce a cui sai già di stare dando il tuo addio. Dov’è la luna allora io ti dico non so, questo non lo so davvero. Cercala tu al posto mio che io da qui non la vedo. La vedi eccola, ti riempie di luce come manco di giorno, come è possibile? Ti faccio sempre domande. Ma tu non rispondi, mai, non mi rispondi mai. Domani non ricorderemo un accidente, dici? Saremo esattamente quel che siamo soffioni trasportati dal vento che in questo momento non tira ed è per questo che sei ancora qui. Vero?

Sì. Ma presto cambierà, il vento.