Pianeta Terra chiama mondo – ricevete?

Flusso di coscienza in onore alla terra e alla forza della vita scritto e diretto dal “wrong sector of the right side” che è in me – il settore sbagliato della parte giusta (Fenoglio cit.).

Cosa rappresenta il Giorno della Terra per te? Cosa vuol dire Madre Terra secondo te? e terra madre? e patria? Non sono termini sinonimi tra loro, eppure hanno tutti la stessa radice – terra – intesa come suolo che calpestiamo. Noi esseri umani siamo innanzitutto animali di terra, anche se abbiamo saputo inventare mezzi di sopravvivenza anfibia, anche se abbiamo saputo dominare i cieli e persino muovere i primi passi nel vuoto dello spazio. E allora, da questo punto straordinario di arrivo dell’evoluzione umana che è la vista dallo spazio, intanto, soffermiamoci un attimo. Riflettete e provate a trovare le vostre risposte alle domande che ho posto. E se voleste scriverle per commentarle insieme a me, sarebbe davvero un bel modo per rendere onore a questo EarthDay, non trovate?

Fatta questa premessa, ti invito adesso invece a fare il punto su alcune cose. Sono Cinquanta anni che si celebra questa Giornata della Terra e sono anche cinquanta gli anni passati a far capire al mondo umano che questa terra non è infinita. Non è la lupa di Romolo e Remo. Non è la vacca grassa da mandare al macello. Non è un idolo da adorare e rimpiangere. Non è un oggetto a nostra disposizione. Non è un articolo in vendita nei migliori store online.

E adesso mi rivolgo in particolare a te: uomo o donna dalla pelle tendenzialmente bianca, uomo o donna appartenente alla classe agiata e abitante la parte di mondo giusta, o il quartiere giusto, o la provincia ricca…

Adesso che grazie a questo virus stai sperimentando, superficialmente, la condizione mediamente normale per l’80% del resto del mondo, potresti per favore piantarla di sentirti un amante della terra e della natura solo perché compri bio e vesti green oppure solo perché tu la settimana vai a farti la gita in montagna o nella riserva naturale attrezzata dove ti scatti foto per Instagram che ti invidiano tutti? Potresti gentilmente attivare le tue risorse economiche, etiche e morali, per davvero imparare qualcosa di più su te stesso/o e per davvero fare la differenza?

Dato il mio tono probabilmente ti sentirai offeso/a e penserai che me la tiro e mi sento chissà chi. Ma sai che c’è? Su questo punto io mi sento e sono esattamente chissà chi. E siccome non credo che senza il 20% di mondo che usa l’altro 80% per i suoi comodi si possa risolvere questo fatto e di questo 20% di mondo faccio parte anche io e condivido con te questa responsabilità…ebbene.

Voglia di essere complice della propaganda naturalista non ne ho. E nemmeno di tacere.

Quindi.

1. Non serve che siano i bravi bambini a fare i disegnini. Serve che gli adulti diano risposte concrete per contrastare la distruzione e il degrado del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera.

2. Non serve che ci ricordiate come è bello il mondo visto attraverso il filtro dei vostri viaggi naturalisti, dei vostri yacht ecofriendly e dei vostri grattacieli fioriti. Serve che andiate a scuola di educazione ambientale. Serve che rinunciate a qualcosa ogni giorno e per sempre. Serve che continuiamo a formare i nostri caratteri e a imparare cose nuove.

3. Non serve che condividiate slogan e cuoricini e cose tutte dolci e svenevoli sulla madre terra. Serve che quando c’è la manifestazione ambientalista, la protesta, quando c’è la gente che lavora che pretende rispetto per la vita… voi ci siate. Eventualmente anche con i vostri mezzi social e se ci riuscite anche facendovi selfie e foto fighe. Perché no.

La rivoluzione non sarà solo green o solo pink o solo rossa. Sarà arcobaleno, oppure non sarà.

corona bold – Hashtag coviD19 un mese dopo

Ciao. Sono Cristina e ho gli anni di Cristo. Avevo dato il benvenuto al nuovo ventennio e a questa nuova tappa di vita durante le scorse vacanze di Natale. Essendo pure nata a Natale, come se non bastasse, avevo proprio deciso simbolicamente di seguire le orme del signore e avevo in progetto di inabissarmi negli studi da portare a termine e nel lavoro e nella vita reale, eliminare tempo e presenza social, per risorgere eventualmente intorno a Pasqua. Passando certo per qualche tempo di calvario.

Stava funzionando fino a che non è arrivato LUI.

‘Sto fatto del coronavirus, sarà anche che lo avevano predetto non so quanti anni fa e in quale libro e sarà che non so quale grande mente diabolica stava orchestrando da tempo l’ennesima fine dell’uomo bianco e lo sapevano tutti tranne me, resta il fatto che io, invece, non l’avevo messo in conto.

Vivo, come la maggior parte di noi, da un mese esatto confinata e con un’ora d’aria a settimana per fare la spesa. Dopo un mese dall’inizio della crisi posso dire che mi è scesa. Non sono nemmeno più arrabbiata. Aspetto e spero di poter avere l’opportunità di schiodare da qui – Piemonte – e potermene tornare a casa mia. Che non mi è mai sembrata più lontana. E, cosa importante, non ho ceduto né all’alcol né ho fatto overdose di Netflix né di Disney+ né ho iniziato ad avere altri vizi. Quello della danza e dell’attività aerobica e di leggere e di ascoltare musica mi sono rimasti e anche quello di guardare documentari che parlano di essere umani appartenenti al genere femminile. Non so voi ma io ancora non ho recuperato il vuoto lasciato dalla mia educazione obbligatoria e canonica durata 13 anni, ma che dico 13 forse anche 20 forse anche tuttora.

Confermo il mio essere proprio perfettamente in grado di passare il tempo da sola e bene anche senza la maggior parte della gente, ma mi mancano molte persone, comunque troppe. Per fortuna stanno tutte bene e posso lasciare che i miei pensieri più belli le vadano a trovare spesso e volentieri e speranzosi di vederle presto. Persino il lavoro ormai si è stabilizzato. Devo dire che io il lavoro d’ufficio proprio avevo deciso, dopo averlo provato, che non avrei voluto farlo mai più e la didattica a distanza è sostanzialmente questo, ma devo ammettere che si sta rivelando utile e “coi miei polli” sta funzionando, anche con i più refrattari… devi insistere eh! Però almeno una volta a settimana ti dicono: “sì siamo vivi è che proprio voglia di fare i compiti prof. non ce l’avevo prima come faccio a farmela venire ora?”

Ci proviamo insomma, anche con quelli un poco più difficili. Non ci proviamo invece con gli scomparsi, perché non possiamo, non posso andargli sotto casa, non posso mandargli un gufo o che ne so, per cui speriamo che si stiano attivando i servizi sociali. Tutti parlano e parlano di risorse stanziate per l’emergenza e del fatto che nessuno rimarrà indietro e però chi era già più indietro di tutti tutti? Alla fine, è sempre la solita storia. Io sono d’accordo sul fatto che gli sforzi debbano andare per la maggior parte alla sanità e ai lavoratori e alle famiglie senza reddito, ma mi auguro che si trovino le cure economiche per tutti i servizi sociali e di assistenza alla persona e all’educazione, quelli che ci rendono quello che diciamo di essere: un grande paese (?) un paese dal cuore grande (?) il Belpaese (?) W l’Italia (?). Sicuramente adesso servono subito 1000 euro, ma nel prossimo mese serviranno anche persone che si prendano cura delle famiglie, dei bambini e delle bambine, dei senzacasa, dei vecchi e dei nuovi poveri, dei soliti emarginati, dei senzavoce, dei senzaddio.

I soldi è vero che intanto non fanno morire di fame e strappano un sospiro di sollievo, ma non bastano a dire che andrà tutto bene.

Vero è anche che andrà tutto bene in ogni caso. Qui lo dico e qui lo nego. Appena finalmente si sfornerà un vaccino e questo incubo da amore ai tempi del colera che ci fa tanto fin de siècle e ancora più tardo-occidentali, sono sicura che torneremo ad essere gli stessi scemi di prima, gli stessi caproni e le stesse pecorelle smarrite. Forse con meno soldi. La povera Italia: una nuova straordinaria avventura? Non vi agitate, non è mica detto.

Ricordate!

Le vie del capitale sono infinite

Se ti sei perso/a il post di un mese fa… eccolo qua sotto.

Hashtag Coronavirus, Manzoni ai tempi del …cos’era? – https://ilmioluogo.me/2020/03/02/hashtag-coronavirus-manzoni-ai-tempi-del-cosera/

Hashtag Coronavirus, Manzoni ai tempi del …cos’era?

Vorrei avere la penna e la conoscenza e la capacità e le possibilità di Alessandro Manzoni per raccontare la peste di questo mondo. Vorrei che mi apparisse tra gli incubi di questo sonno della ragione a indicarmi con la mano il castigo divino che mi spetta perché l’arte deve avere: “l’utile per iscopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo”. E invece io continuo a muovermi indecisa tra il sentimento postmoderno decadente del cedere all’auto-intrattenimento/isolamento volontario e la psicosi da Cassandra che mi farebbe urlare come una pazza per strada: “Moriremo tutti!”. Vorrei che come un poltergeist passasse di schermo in schermo a ricordare la Colonna infame che non siamo altro.

“Pusillanimi” ci direbbe a noi studiati, a noi con le scuole alte.

Ognuno di voi sa bene che il problema è e non-è la peste. Il problema è la mancanza di lungimiranza, l’idiozia, la superficialità, l’ignoranza.

Ognuno di voi sa perché il coronavirus è un problema. Perché i nostri grandi paesi, le nostre grandi nazioni, all’emergenza non sono preparati. Non siamo preparati perché il sistema capitalista globale prevede la sopraffazione continua dell’uno sull’altro a colpi di PIL. Prevede la strumentalizzazione dell’alta formazione e dell’istruzione di massa ad uso e consumo industriale, tecnologico-commerciale. Prevede il liberalismo economico e di governo con lo scopo di mantenere e/o creare nuovi stili di vita/mercato. Non prevede strumenti per affrontare le crisi, anche queste funzionali al suo stesso riorganizzamento e assestamento. Non prevede democrazia e dibattito, non prevede solidarietà sociale. Non prevede l’intellettuale impegnato. Non prevede che i consumatori imparino a leggere e a scrivere per pensare, ma che apprendano nozioni e meccanismi psicologici utili a veicolare le emozioni più redditizie per l’andamento economico. Ma poi arriva qualcosa a turbare il sistema, per esempio una liberissima informazione che vive di click e pubblicità e che fa panico fino a ieri e che poi però, dall’oggi al domani ricevuta la velina, ridimensiona perché adesso basta: bisogna “salvare i mercati”, non vorrete mica la recessione? Quindi state tranquilli, limitate gli spostamenti sì, ma è tutto sotto controllo, basta lavarsi frequentemente le mani, stare a un metro di distanza. Le scuole? Vediamo se è il caso di aprirle, sì. Il sistema sanitario? Modello esemplare in tutto il mondo è il nostro. Va tutto bene.

Non va bene per niente. Si dovrebbe riconsiderare seriamente l’ipotesi della cooperazione internazionale, ridare centralità ai percorsi di pace e di collaborazione ormai dispersi e vinti. Dovremmo approfittare delle reti sociali attive, nonostante tutto, su scala globale per i diritti umani, per la difesa dell’ambiente, per lo sviluppo e la riduzione delle disuguaglianze. Cercare e adottare prospettive di soluzione globale a problemi locali. Questo è quello che dovrebbe insegnare questo virus che se ne frega del PIL e se ne frega dei confini e della propaganda nazionale. Questo è quello che le comunità di intellettuali e di scienziati internazionali cerca di promuovere da tempo, rimanendo puntualmente inascoltata. Sto sviando il discorso dall’emergenza coronavirus? Ognuno di voi con le scuole alte, manipolatori, politicanti e affaristi compresi, lo sa che non è così.

Ah! Ma che stupida. Non si può certo fare. Significherebbe sospendere la produzione e la vendita di armi, per esempio. Significherebbe puntare non sui mercati ma sulla sicurezza, sulla protezione civile. Significherebbe dirottare risorse sulla comunicazione sociale, sulla convivenza pacifica e solidale, su scuole e ospedali sicuri, accessibili e pronti a tutto e a tutti. Significherebbe pensare alla cura del mondo e non alla malattia dell’individuo. Significherebbe dirsi la verità in faccia e smettere di giocare a rimpiattino. Non si può fare. Lo so. Perché le risorse economiche non ci sono, perché le abbiamo sperperate in nome del PIL. Quindi, sostanzialmente, ormai gestire la crisi significherebbe perdere il potere e la centralità, forse darla vinta agli attivisti, ai “No Global”, ai “centri sociali” giammai! Significherebbe propagandare l’idea che si deve vivere anche con meno, che bisogna sacrificare qualcosa del nostro benessere e risparmiare. Che poi, riflessione a margine, in cosa si traduce il nostro benessere: nell’essere liberi di correre al supermercato per comprare 100 kg di pasta e le scorte di amuchina per due settimane, mentre gli ospedali collassano per mancanza di mezzi e personale? Ah… ma arriverà infine l’esercito italiano a rendersi utile! Macché, controllano chi entra e chi esce, supervisionano la gestione della crisi rimanendosene con il mitra in mano e magari, se capita, sparano tre colpi a un ragazzino che voleva rubargli l’orologio, per giunta, come si è permesso (!), fuori dall’orario di lavoro – ché servizio, il tuo, non me la sento di chiamarlo.

Nel mondo capitalista di cui faccio parte siamo arrivati al punto che risulta preferibile la demagogia, la dittatura, la repressione.

“Credevate davvero nel socialismo del capitale, nel liberalismo democratico? Credete ancora nel totalitarismo e nella restaurazione dei confini? Pusillanimi e fanfaroni e forse anche gran felloni” – vi direbbe Alessandro Manzoni. E pregate e pentitevi, aggiungerebbe, che ne avete di bisogno.

Forse qualcuno un giorno farà storia e mi spiegherà a che cosa è veramente servito tutto questo processo e progresso. Io non arrivo a capirne di più e né pretendo di arrivarci, le mie sono solo intuizioni frammentarie e dettate da letture e studi non sistematici. So solo che presto avremo ancora IMMIGRATI(!). Presto avremo di nuovo la RECESSIONE (!). Presto ci sarà qualcuno che accuserà e abbaierà: “I RESPONSABILI DEVONO PAGARE!”. Presto sarà ancora emergenza ma a saldare il conto non si presenterà proprio nessuno e saranno di nuovo pochi, i soliti ignoti, quelli disposti a rimboccarsi le maniche, a prendersi delle responsabilità e a fare piccole grandi cose, loro malgrado diventando di tanto in tanto eroi di una parte di società, comunque per lo più ingrata e che li dimenticherà in fretta. E forse tra qualche secolo nascerà una Alessandra – una difensora che ci racconterà e ci guiderà fino “al sugo della storia”. Ma noi, noi di questo reo tempo, non ci saremo e così non avremo da vergonarci.

Benjamin A Vierling