corona bold – Hashtag coviD19 un mese dopo

Ciao. Sono Cristina e ho gli anni di Cristo. Avevo dato il benvenuto al nuovo ventennio e a questa nuova tappa di vita durante le scorse vacanze di Natale. Essendo pure nata a Natale, come se non bastasse, avevo proprio deciso simbolicamente di seguire le orme del signore e avevo in progetto di inabissarmi negli studi da portare a termine e nel lavoro e nella vita reale, eliminare tempo e presenza social, per risorgere eventualmente intorno a Pasqua. Passando certo per qualche tempo di calvario.

Stava funzionando fino a che non è arrivato LUI.

‘Sto fatto del coronavirus, sarà anche che lo avevano predetto non so quanti anni fa e in quale libro e sarà che non so quale grande mente diabolica stava orchestrando da tempo l’ennesima fine dell’uomo bianco e lo sapevano tutti tranne me, resta il fatto che io, invece, non l’avevo messo in conto.

Vivo, come la maggior parte di noi, da un mese esatto confinata e con un’ora d’aria a settimana per fare la spesa. Dopo un mese dall’inizio della crisi posso dire che mi è scesa. Non sono nemmeno più arrabbiata. Aspetto e spero di poter avere l’opportunità di schiodare da qui – Piemonte – e potermene tornare a casa mia. Che non mi è mai sembrata più lontana. E, cosa importante, non ho ceduto né all’alcol né ho fatto overdose di Netflix né di Disney+ né ho iniziato ad avere altri vizi. Quello della danza e dell’attività aerobica e di leggere e di ascoltare musica mi sono rimasti e anche quello di guardare documentari che parlano di essere umani appartenenti al genere femminile. Non so voi ma io ancora non ho recuperato il vuoto lasciato dalla mia educazione obbligatoria e canonica durata 13 anni, ma che dico 13 forse anche 20 forse anche tuttora.

Confermo il mio essere proprio perfettamente in grado di passare il tempo da sola e bene anche senza la maggior parte della gente, ma mi mancano molte persone, comunque troppe. Per fortuna stanno tutte bene e posso lasciare che i miei pensieri più belli le vadano a trovare spesso e volentieri e speranzosi di vederle presto. Persino il lavoro ormai si è stabilizzato. Devo dire che io il lavoro d’ufficio proprio avevo deciso, dopo averlo provato, che non avrei voluto farlo mai più e la didattica a distanza è sostanzialmente questo, ma devo ammettere che si sta rivelando utile e “coi miei polli” sta funzionando, anche con i più refrattari… devi insistere eh! Però almeno una volta a settimana ti dicono: “sì siamo vivi è che proprio voglia di fare i compiti prof. non ce l’avevo prima come faccio a farmela venire ora?”

Ci proviamo insomma, anche con quelli un poco più difficili. Non ci proviamo invece con gli scomparsi, perché non possiamo, non posso andargli sotto casa, non posso mandargli un gufo o che ne so, per cui speriamo che si stiano attivando i servizi sociali. Tutti parlano e parlano di risorse stanziate per l’emergenza e del fatto che nessuno rimarrà indietro e però chi era già più indietro di tutti tutti? Alla fine, è sempre la solita storia. Io sono d’accordo sul fatto che gli sforzi debbano andare per la maggior parte alla sanità e ai lavoratori e alle famiglie senza reddito, ma mi auguro che si trovino le cure economiche per tutti i servizi sociali e di assistenza alla persona e all’educazione, quelli che ci rendono quello che diciamo di essere: un grande paese (?) un paese dal cuore grande (?) il Belpaese (?) W l’Italia (?). Sicuramente adesso servono subito 1000 euro, ma nel prossimo mese serviranno anche persone che si prendano cura delle famiglie, dei bambini e delle bambine, dei senzacasa, dei vecchi e dei nuovi poveri, dei soliti emarginati, dei senzavoce, dei senzaddio.

I soldi è vero che intanto non fanno morire di fame e strappano un sospiro di sollievo, ma non bastano a dire che andrà tutto bene.

Vero è anche che andrà tutto bene in ogni caso. Qui lo dico e qui lo nego. Appena finalmente si sfornerà un vaccino e questo incubo da amore ai tempi del colera che ci fa tanto fin de siècle e ancora più tardo-occidentali, sono sicura che torneremo ad essere gli stessi scemi di prima, gli stessi caproni e le stesse pecorelle smarrite. Forse con meno soldi. La povera Italia: una nuova straordinaria avventura? Non vi agitate, non è mica detto.

Ricordate!

Le vie del capitale sono infinite

Se ti sei perso/a il post di un mese fa… eccolo qua sotto.

Hashtag Coronavirus, Manzoni ai tempi del …cos’era? – https://ilmioluogo.me/2020/03/02/hashtag-coronavirus-manzoni-ai-tempi-del-cosera/

AAA Personaggi/e cercasi

Non so voi, ma io sto impiegando male malissimo il mio tempo. Mi ero ripromessa di non farlo più e ci stavo anche riuscendo. Ma il trauma del coronavirus ha rimescolato le carte e me le ha fatte ritrovare rigirate e tutte storte.

Ho passato già diverse fasi dalle terribili “lontane” calende del mese e mi paiono pure passate e trapassate le idi di Marzo. Incredibile come la nostra psiche si adegui al cambio improvviso di scenario è vero? Pur di proteggersi ti comincia a fare credere che sia sempre stato così e che non può essere altrimenti che così. Ho passato diverse fasi, più o meno intense.

Fase 1 – Ansia e senso acuto di impotenza

Fase 2 – Accettazione, indolenza, rassegnazione

Fase 3 – Reazione sporadica di rabbia e tentativo di fuga – psicologica e mentale intendo, non sto andando da nessuna parte mannaggia a voi, ma vi state tranquilli a casa a leggere qualcosa per favore?

Fase 4 – Provare a stabilire una routine, tentare di trasformare la rabbia e la delusione in ironia e auto-ironia.

E fin qui tutto bene.

La Fase 5? Non la conosco ancora. Spero sia quella buona. Non so se tra gli alti e i bassi ho raggiunto il picco. In ogni caso…

Mi è venuta in mente una cosa.

Mi è venuto in mente che forse ho bisogno di raccontare. Ma sul serio, non come al solito mio da troppo tempo a questa parte, alla carlona. Mi è venuto in mente che forse vuoi farlo anche tu.

E così… sto cercando sei personaggi o personagge in cerca di autrice. Qualche idea?

Corona_Music cinque canzoni per te

Eddai ammettiamelo. Abbiamo già fatto tutto: videochiamate alle amiche, aperitivi sul balcone coi vicini che non sapevamo fossero così simpatici, cartelloni e cartoncini, rispolverato l’album della prima comunione, overdose di video tiktok e instagram e dato la caccia al meme più geniale, intasato le chat con video virali persino noi che di video virali non abbiamo alcuna cultura… Abbiamo persino provato noi stessi a fare video per far ridere gli altri, per drammatizzare o per sdrammatizzare, abbiamo più di prima immortalato la banalità della nostra quotidianità da ogni angolazione, compresa quella della nipotina o del figlioletto che tra un po’ ce lo tireranno dietro lo smartphone e con ragione, abbiamo rivisto le serie preferite, riletto i libri preferiti, guardato documentari sul nostro pianeta e provato a fare esercizi di yoga senza aver mai fatto yoga ritrovandoci quindi con la tendinite dopo ventiquattro ore, che dire di quelli che si sono messi a seguire corsi online e che sono riusciti a scrivere la tesi!

Io, per quel che mi riguarda, innanzitutto ho smesso invece di fare molte cose. Perché come prima cosa, incassato il colpo, quindi dopo qualche giorno e cioè intorno ai primi di marzo, mi è venuto l’affranto e la depressione e non sono stata per niente motivata a lavorare a distanza – insegno alle medie sigh, facciamo ‘sta cosa della didattica a distanza per non morire ma NON è stato bello, è stato un trauma di gruppo che non abbiamo ancora elaborato, forse ci riuscirò quando faremo la nostra prima chiamata su MeetGoogle.

Poi ho ricominciato a fare cose. Quelle che facevo prima per la verità, quindi partivo avvantaggiata: allenamento di danza e palestra a casa – diciamo mantenimento perché io comunque se qualcuno non mi dice “dai forza su” faccio poco – leggere, scribacchiare, pensare e realizzare qualche idea per i miei ragazzi che potete trovare qui: https://www.spreaker.com/user/12124926 .

E adesso sono arrivata a riscoprire un archivio sul mio computer di musica ai tempi in cui la musica non era online e la si passava e la si teneva su dispositivi rigidi. Perché? Perché stavo usando la rete internet per caricare di tutto e di più e ho fatto ricorso alla musica offline. Così… se ancora qualcuno questa cosa non l’ha fatta ecco qua un’idea. Vi metto i link, perché ops, forse è ancora reato. Ma giuro che in qualche scatolone ho anche i CD originali!!! PS: tutta musica italiana tranne per la grande Miriam Makeba ma… solo muti dove stare – niente lo dico a scanso di equivoci.

Ascolta questa…

  • Tu che stai passando la quarantena con l’amore tuo, inaspettatamente, dato che la convivenza non era ancora stata messa in conto. Sei innamorato/a ma una litigata per qualche stupida cosa ha turbato l’atmosfera? Dedica questa che vai sul sicuro!
  • Tu che sei adolescente e ti senti demotivato e abbandonato da tutti. E come farai senza la tua banda? Nessuno ti capisce in questo momento, o comunque in pochi, e tu non fai altro che ascoltare musica e musica e musica trap e aggressiva e dance e come diavolo si chiama, ma niente ti consola perché l’unica cosa che ti consolerebbe sarebbe una FESTA e andare a ballare? Ascolta questa e sfogati saltando sul posto per tutto il tempo.
  • Tu! Che come me fatichi ad alzarti dal letto la mattina perché non ti sembra esista un buon motivo per farlo? Probabilmente è così e io ti capisco davvero, però se si trova da qualche parte questo motivo per vivere di sicuro non si trova sotto le lenzuola, alzati!!!
  • Tu giovane donna che stai cercando l’alternativa femminile a “Volare ooo nel blu dipinto di blu”!!!
  • Per tutti quelli che… non capisco come abbiate potuto dimenticare questa! Uè paisà. Voglio vederti ballare.

Infine… questa è dedicata a Ylenia che mi sta videochiamando interrompendo il momento di alta creatività su wordpress.

Dedicatemi qualche canzone se volete. 🙂