Stato

So cosa dovrei fare

So cosa dovrei fare. Dovrei volare con lo sguardo oltre l’orizzonte per estendere il mio pensiero all’infinito. Dovrei tendere l’arco per scoccare frecce lunghe che si posino sul mio domani. Pensare di piantare i semi degli alberi e degli arbusti e dei fiori sotto cui troveranno riparo i sogni che sto costruendo. Dimenticare il passato che non mi serve, registrare da qualche parte le date importanti. Aggiungere didascalie a foto che non ricordo più quando ho scattato. Dovrei vivere il presente. Dovrei fare le pulizie di stagione stagionalmente e quando è la  stagione. Dovrei respirare a pieni polmoni, attivare la circolazione sanguigna, darmi da fare. Dovrei essere il più possibile produttiva. Dovrei impegnarmi in qualcosa. Preoccuparmi del mondo, di tanto in tanto. Dovrei non mollare mai, non cedere alla pressione.

Invece, mi perdo tra i tuoi riccioli biondi, mi affabulano le tue promesse di eterna bellezza e salute e gioventù. Mi inganna, ogni volta come fosse la prima volta, questa effimera ora d’amore.

 

 

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Ti riconoscerei tra mille

Ti riconoscerei tra mille e mille. Tra volti che si accalcano per vedere lo spettacolo, tra gambe che si muovono in marcia verso un sogno, tra la gente che affolla le piazze, le strade, le uscite e le entrate delle metropolitane, che se ne sta sulle spiagge gremite nei giorni d’agosto. Tra frastuoni e rumori di industrializzazione che avanza, tra grida e canti della festa di paese, tra fischi di treni e navi che partono, tra suoni di aerei e allarmi di emergenze imminenti, saresti per me come un papavero bianco tra mille papaveri rossi. Saresti per me come il pino solitario su quella collina ricoperta di spighe di grano. Saresti il punto che tace, la forza di gravità che inghiotte ogni cosa, la fissazione di un colore su tutti gli altri.

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Parlare con i limoni

limóne s. m. [dall’arabo līmūm]: agrume molto noto, importante soprattutto per il frutto ovoide, dalla buccia giallo-pallida, più o meno sottile, liscia o rugosa, profumata, con polpa succosa e acidissima, ricca di vitamina C.

Mi piace farmi ispirare dai colori e dai rumori della campagna. Soprattutto quando torno in Sicilia è più forte di me. Qui, sulla punta Sud della Trinacria, la terra è di colore rosso e giallo, a dicembre il trifoglio è alto e fiorito, gli ulivi centenari e quelli  dal fusto tenero si preparano all’Inverno che ancora deve arrivare, le pianure e le valli ti mostrano e raccontano tutte le ere archeologiche. Dalla piana di Gela e dagli altopiani di Vittoria, la Val di Noto ti accompagna con un unico sguardo fino all’Etna innevato all’orizzonte.

limoni_siciliaE poi ci sono loro: i limoni. Li vado a cercare tra le foglie e i rami come si cerca l’amore: bello, solare, agrodolce e profumato di vero. E quando lo trovo, quel limone lì… lo colgo e lo stringo tra le mani e lo annuso e chiudo gli occhi e alla fine me lo metto in tasca per tenerlo a portata di olfatto quando mi va. Finché dura. E capisco la spontaneità di una Sina Marnis, la protagonista di Lumìe di Sicilia, che non si cura di chi gli ha portato le lumìe e tanto meno le importa del suo passato e soltanto si riempie di gioia e grida: “Lumìe di Sicilia! Lumìe di Sicilia!” – per leggere l’opera Lumìe di Sicilia di Pirandello clicca qui.

Così penso che sia per molti che conoscono l’odore di cui parlo, soprattutto per chi è vissuto in Sicilia ed è andato via, forse trovando limoni migliori ma mai uguali a questi che sempre sapranno di antico e di nuovo, di dolce e di amaro, di magico e reale. Infatti so che presto mi ricapiterà di sognare alberi di limoni nei cortili, proprio come I limoni di Eugenio Montale – qui il link de “I limoni” recitata da Franca Nuti.

[…] e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Per questo va a finire che almeno una volta al giorno passo sempre a parlare coi limoni del mio giardino, perché mi hanno detto e mi dicono tante cose e credo che tante cose ancora avranno da dirmi, però una volta che sarò andata via di nuovo chi lo sa quando ci rivedremo!

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Quando il bambino era bambino

“Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: …” Peter Handke, Canzone dell’infanzia – 1987

Nessuno ci ha chiesto di venire al mondo, nessuno. Eppure siamo e prima non eravamo. Eppure pensiamo e prima non sapevamo. E ancora, nessuno ci chiede mai se vogliamo crescere o non vogliamo, se vogliamo cambiare. Però accade. E come ogni cosa che accade lascia perplessi e ci fa sgranare gli occhi come quando eravamo piccoli germogli nella culla, tra le braccia di altri essere umani. Ci guardavano e noi ricambiavamo, fino a che non ci si abituava un po’ l’uno a l’altro e, a un certo punto, era come se da sempre fosse così. Perché è da sempre che esisto, no?

Alcuni pensano che il nostro sempre cominci quando nasciamo, altri quando iniziamo ad averne memoria. Io credo che il sempre di ognuno di noi inizi quando comincia a battere per la prima volta il cuore. Forse il fatto è che la vita non inizia né finisce, soltanto continua. E infatti è da sempre che siamo vivi, no? Ogni tanto questa domanda mi prende alla sprovvista e mi fa sospirare e mi trascina in un vortice di altre domande a cascata: “chi sono veramente? perché? chi vorrei essere? quando? chi sarò? mi piacerebbe? sarò felice? cosa dipende da me? cosa no? ha senso tutto questo?”. Sarebbe bello avere sempre le risposte e dire si o no con assoluta certezza. Sarebbe bello. Io non credo che la felicità, l’amore, la realizzazione di sé siano il vero senso della vita. La nostra vita non si riduce mai solo a queste cose. Non sono quello che voglio veramente. Quello che voglio veramente è essere me stessa. E basta.

Per questo cerco sempre di ascoltare la bambina quando era bambina, quella che prima non era e un giorno non sarà. Mi fido della sua fantasia e agilità. Mi fido della sua capacità di adattamento, di analisi e discernimento. Qualcosa che appartiene a tutti e di cui tutti siamo capaci, da sempre.

Digressione

Piccolo amore perduto

Diciamoci la verità. Non ci saremmo mai amati. Serve un’altra donna a uno come te. Un altro uomo a una come me.

tumblr_o19aa4gdfR1ug7hczo1_1280Passata la novità della conquista ti sarebbe rimasta la gelosia. Passata la gelosia sarebbe arrivata la rabbia, perché i miei abissi non li avresti raggiunti mai, mai compresi, mai riempiti. Nonostante i miei sforzi per farti sentire speciale a te non sarebbe bastato. Non sarebbe bastato nulla al tuo orgoglio di uomo, al tuo passato, alla tristezza che domina il tuo sangue, al tuo io fatto di radici divelte e precarietà. Non sarei mai potuta andare a genio al tuo senso del pudore, io e i miei modi di fare liberi e spontanei. Presto mi avresti trovata snob e presuntuosa, non è vero? A un certo punto avresti finito per desiderare che io non fossi io. Avresti trovato il modo per spegnere un giorno dopo l’altro tutte le fonti della mia luce perché a brillare fossi solo tu. Ti saresti stancato della mia stupida intelligenza, della mia noiosa curiosità, del mio indomito istinto di sopravvivenza.

giphy_2Passata la gioia dell’amore ritrovato, mi sarebbe rimasta la paura. Avrei cominciato a dipendere dal tuo umore e questo mi avrebbe reso spesso sofferente. Avrei iniziato a sospettare di ogni tua ruga ed espressione facciale. Niente sarebbe bastato a consolarmi, non le tue parole, non i tuoi regali, non i tuoi pensieri, non le cose che avresti fatto per me, qualunque cosa. Perché niente può bastare al mio io inquieto e capriccioso, che di solito tengo a bada, ma se amo non tanto. Il fatto è che, a un certo punto, mi sarei stancata di dedicarmi esclusivamente a te. Mi sarei stancata delle tue assenze, del tuo spiccato egocentrismo. Mi sarei stancata di negare l’evidenza, di non vederti entusiasta per quello che mi rende entusiasta, di saperti in pena perché non sono mai abbastanza per te, nonostante tutto.

Così, non appena il vento è cambiato, siamo volati via con lui. Avresti forse desiderato trattenermi un altro po’? E io, davvero desideravo di starti a fianco ancora? Forse lo volevamo entrambi e non abbiamo saputo come fare? Non lo so, però so che l’unica cosa che funziona in queste circostanze è questa: baciarsi all’infinito, senza stare lì a pensare.

The Swell of Passion - Loui Jover art

The Swell of Passion – Loui Jover

 

 

 

 

Capodistria – 2 Luglio 2016

Adesso, ho un nuovo davanzale. Mi affaccio su un paesaggio di nuovo urbano. Da qui vedo naufragare il tramonto sull’Adriatico, riflesso dalle foglie sempreverdi di un albero di cui non so il nome, riflesso anche dal cielo, naturalmente, e da piccole altre finestre come le mie, con le ante azzurre. La luce mi fa brillare gli occhi e mi riempie di venature rosate la stanza. A volte, non sempre. Ma oggi sì. Oggi è uno di quei tramonti da perdersi liquefatti in mare assieme al sole, per quanto sono belli.

Così mi accoglie la mia nuova casa, mi riceve il mio nuovo letto, si rivela il mio nuovo punto di vista sul mondo. Luminosa e bianca, con il parquet, che adoro, e un tocco di colore che ho portato io con le mie cose. La pulizia e l’ariosità di questo mio nuovo luogo, solo mio, tutto mio, mi conquista. Da qui ricomincerò e riprenderò a scrivere, leggere, vivere.

E proprio questo è il punto, qui  il nodo avviluppato: ricominciare, riprendere. Da dove? Quante cose sono successe in questi mesi di inzio estate? Troppe. Penso all’Europa e agli amici che vivono in questa Europa. Penso alle stragi di oggi e di ieri. Penso alla mia Isola, un triangolo di sole lontano, che sempre più si allontana da me. E penso al mio amore, eterno bambino, che non trova la porta giusta per uscire dal labirinto della sua solitudine. Così mi richiudo in me stessa, evito, lascio che passi questa bella estate, in freschezza. Come farebbe Gioachino Rossini.