Parlare con i limoni

limóne s. m. [dall’arabo līmūm]: agrume molto noto, importante soprattutto per il frutto ovoide, dalla buccia giallo-pallida, più o meno sottile, liscia o rugosa, profumata, con polpa succosa e acidissima, ricca di vitamina C.

Mi piace farmi ispirare dai colori e dai rumori della campagna. Soprattutto quando torno in Sicilia è più forte di me. Qui, sulla punta Sud della Trinacria, la terra è di colore rosso e giallo, a dicembre il trifoglio è alto e fiorito, gli ulivi centenari e quelli  dal fusto tenero si preparano all’Inverno che ancora deve arrivare, le pianure e le valli ti mostrano e raccontano tutte le ere archeologiche. Dalla piana di Gela e dagli altopiani di Vittoria, la Val di Noto ti accompagna con un unico sguardo fino all’Etna innevato all’orizzonte.

limoni_siciliaE poi ci sono loro: i limoni. Li vado a cercare tra le foglie e i rami come si cerca l’amore: bello, solare, agrodolce e profumato di vero. E quando lo trovo, quel limone lì… lo colgo e lo stringo tra le mani e lo annuso e chiudo gli occhi e alla fine me lo metto in tasca per tenerlo a portata di olfatto quando mi va. Finché dura. E capisco la spontaneità di una Sina Marnis, la protagonista di Lumìe di Sicilia, che non si cura di chi gli ha portato le lumìe e tanto meno le importa del suo passato e soltanto si riempie di gioia e grida: “Lumìe di Sicilia! Lumìe di Sicilia!” – per leggere l’opera Lumìe di Sicilia di Pirandello clicca qui.

Così penso che sia per molti che conoscono l’odore di cui parlo, soprattutto per chi è vissuto in Sicilia ed è andato via, forse trovando limoni migliori ma mai uguali a questi che sempre sapranno di antico e di nuovo, di dolce e di amaro, di magico e reale. Infatti so che presto mi ricapiterà di sognare alberi di limoni nei cortili, proprio come I limoni di Eugenio Montale – qui il link de “I limoni” recitata da Franca Nuti.

[…] e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Per questo va a finire che almeno una volta al giorno passo sempre a parlare coi limoni del mio giardino, perché mi hanno detto e mi dicono tante cose e credo che tante cose ancora avranno da dirmi, però una volta che sarò andata via di nuovo chi lo sa quando ci rivedremo!

Citazione

Verrai, vivrai, sarai?

“La stagione dell’amore viene e va, i desideri non invecchiano quasi mai con l’età…” cantando la mia sulle note di Franco Battiato.

 

 

Ti rincorrerà

come lo scampanìo delle sette in punto

che hai ascoltato dicendo addio al giorno

e benvenuta alla sera.

Ti ricorderà

come ci si sente ad avere il cuore in festa,

il cielo sgombro, l’aria in faccia,

in un secondo tutto il mondo.

Sarà un amore come mai,

come niente, come nessuno.

 

Dici?

– Dico.

Stato

Quando il bambino era bambino

“Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: …” Peter Handke, Canzone dell’infanzia – 1987

Nessuno ci ha chiesto di venire al mondo, nessuno. Eppure siamo e prima non eravamo. Eppure pensiamo e prima non sapevamo. E ancora, nessuno ci chiede mai se vogliamo crescere o non vogliamo, se vogliamo cambiare. Però accade. E come ogni cosa che accade lascia perplessi e ci fa sgranare gli occhi come quando eravamo piccoli germogli nella culla, tra le braccia di altri essere umani. Ci guardavano e noi ricambiavamo, fino a che non ci si abituava un po’ l’uno a l’altro e, a un certo punto, era come se da sempre fosse così. Perché è da sempre che esisto, no?

Alcuni pensano che il nostro sempre cominci quando nasciamo, altri quando iniziamo ad averne memoria. Io credo che il sempre di ognuno di noi inizi quando comincia a battere per la prima volta il cuore. Forse il fatto è che la vita non inizia né finisce, soltanto continua. E infatti è da sempre che siamo vivi, no? Ogni tanto questa domanda mi prende alla sprovvista e mi fa sospirare e mi trascina in un vortice di altre domande a cascata: “chi sono veramente? perché? chi vorrei essere? quando? chi sarò? mi piacerebbe? sarò felice? cosa dipende da me? cosa no? ha senso tutto questo?”. Sarebbe bello avere sempre le risposte e dire si o no con assoluta certezza. Sarebbe bello. Io non credo che la felicità, l’amore, la realizzazione di sé siano il vero senso della vita. La nostra vita non si riduce mai solo a queste cose. Non sono quello che voglio veramente. Quello che voglio veramente è essere me stessa. E basta.

Per questo cerco sempre di ascoltare la bambina quando era bambina, quella che prima non era e un giorno non sarà. Mi fido della sua fantasia e agilità. Mi fido della sua capacità di adattamento, di analisi e discernimento. Qualcosa che appartiene a tutti e di cui tutti siamo capaci, da sempre.

Stato

Come quando fuori piove

Come quando fuori piove con settembre e altre ombre.

Come quando fuori piove noi sdraiati sul divano ognuno coi suoi vuoti a portata di mano che ci dicono chi siamo dove eravamo dove andiamo. Così dal vetro dei miei occhi sembra grigio il tempo intorno ma è questione di un secondo se veloce con un lampo mi risvegli dal mio pianto e mi asciughi l’avvenire potrò ancora luccicare, tornerò con te a brillare.

 

Galleria

Piccolo canone di letteratura italiana a Lubiana

Lubiana, Istituto Italiano di Cultura. Una mostra fotografica presenta scrittori e scrittrici della letteratura italiana.

Un paio di giorni fa mi trovavo a Lubiana, presso l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. Ero lì per un motivo molto specifico, la presentazione di un’antologia che esamina la storia della della letteratura italiana in Istria, in particolare di Capodistria, Isola e Pirano (per ulteriori dettagli e la versione pdf del volume clicca qui). Non ero mai stata in un Istituto Italiano di Cultura. Da italiana e soprattutto da letterata e amante della mia cultura, non di meno affascinata da tutte le altre, ho solcato la soglia degli uffici con una certa emozione. Per la prima volta non ho associato la presenza all’estero del Paese di cui sono cittadina a una presenza militare, coloniale e invasiva. Ed è anche bello sapere che se mi trovo all’estero per qualsiasi motivo, esiste uno spazio dove si parla la mia lingua e si coltiva la mia tradizione letteraria ed artistica. Qualcosa che non sarebbe male se venisse garantito a tutti. Devo anche aggiungere che, comunque, il sospetto con cui guardo a queste istituzioni che trattano un tema tanto delicato e spesso usato in modo subdolo, quale è quello culturale, non mi abbandona.

“Gli 83 Istituti Italiani di Cultura (IIC) nel mondo sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea.”

Promuovere l’immagine dell’Italia all’estero…. beh.

Parliamone, no?

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Ho cercato di sbirciare dentro le stanze degli uffici e di curiosare qua è la per capire che aria si respirasse. L’occhio mi è caduto su un corridoio laterale, dove è stata allestita una mostra fotografica. Diversi i ritratti fotografici appesi sotto al titolo “Scrittori Italiani – Ritratti”, fotografie di Michele Corleone. Come non resistere alla curiosità di vedere su chi fosse caduta la scelta? Ovviamente non ho potuto fare a meno di segnarmeli tutti, ed eccoli qua.

Maria Luisa Spaziani

Fernanda Pivano

Dacia Maraini

Tonino Guerra

Niccolò Ammaniti

Dario Fo

Andrea Zanzotto

Erri De Luca

Andrea Camilleri

Bruno Munari

Carlo Ginzburg

Alcuni nomi me li aspettavo, ma per la maggior parte degli altri si è trattata di una bellissima sorpresa. Che mi ha fatto pensare che se all’estero nomi consacrati al canone letterario possono trovarsi insieme a best-seller, come Camilleri e Ammaniti, e “best-militant” come Erri De Luca, senza tralasciare anche qualche voce femminile ricercata… ecco, penso che sia un ottimo modo per veicolare pacificamente l’idea di una letteratura italiana che in troppi considerano finita, morta e sepolta, e che invece è ancora più viva e attiva che mai. Un’immagine della cultura italiana nella quale mi rappresento: dialogante, inclusiva, pronta a scardinare gli stereotipi e critica nei confronti delle regole prestabilite, ma capace anche di non perdere quei caratteri di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza che tanto raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

 

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cristina_di_pietro
Citazione

Nel giardino di via Kralj

Seduta tra l’erba e i fiori del giardino di casa, il sole mite sulla pelle, l’aria serena, l’ape, la farfalla…

 

Sembra

quel tempo in cui

sognavo di viaggiare.

Andavo

col vento sui

rami a chiacchierare.

Prima

che fosse tardi

giuravo di non scordare:

“misteri, natura, poesia, avventura”.

Quello,

che mi cerca,

mi trova qui a pensare:

“è strano tornare bambina

su una terra non mia, in Istria”.

CDP

cristina_di_pietro

Saro Buscemi: un colto illetterato

 “Lui le chiamava babbizzate, cioè stupidaggini. Scriveva sempre. Su ogni cosa che succedeva in paese, lui ci faceva il ricamino. E questo nonostante avesse solo la quinta elementare. Ne era orgoglioso e per questo diceva: le scrive un povero contadino come me! Amava tanto la critica dei costumi. Era socievole, allegro, le cose che scriveva poi lui le regalava”. Antonella Di Pietro

Saro Buscemi è stato uno straordinario autore dialettale siciliano vissuto a Niscemi (CL) tra gli anni delle due guerre e il primo decennio del 2000. La sua produzione di versi, poesie, satire e cronache delle tradizioni popolari locali “alla carcarara”, in dialetto niscemese, è sconfinata e inedita. Il lavoro che qui viene presentato è nato come desiderio non solo di rendere omaggio alla sua figura e alla storia di Niscemi, ma anche per fornire uno strumento utilizzabile a livello didattico, per motivi di studio o approfondimento della lingua siciliana. Insieme a Nunzio Pardo e Alessandra Parisi, abbiamo scelto e curato l’edizione di questa raccolta di satire e poesie proposte con traduzione italiana a fronte, corredata da note esplicative e di edizione.

La mancanza di una storia della letteratura siciliana in dialetto, nonostante la quantità di poeti in dialetto presenti e passati, testimonia la carenza di attenzione vera alla cultura della Sicilia. Ci auguriamo che un nuovo interesse nella pubblicazione e analisi dei poeti dialettali esistiti e esistenti sia un primo passo per il costituirsi di una nuova tradizione che non consideri il filone della grande poesia dialettale siciliana esaurito con la fine della corte di Federico II.

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Saro Buscemi: un colto illetterato

Per qualsiasi informazione di carattere bibliografico o curiosità e domande, se vi venisse voglia di saperne di più, sarò felice di rispondere alle vostre mail.