Libertà di parola, questa sconosciuta

Le parole sono importanti. Importante è conoscerne il più possibile, per poterle usare con cura, per capire quello che gli altri ci dicono e per poterci fare capire. Il linguaggio umano, così sofisticato, così complesso e particolareggiato, così ricco e così creativo è un tratto distintivo che manifesta le nostre capacità cerebrali. Qualsiasi lingua noi apprendiamo, in qualsiasi ambiente linguistico noi viviamo, non coltivare la facoltà del linguaggio, non prenderci del tempo per consolidarla e ampliarla, significa accontentarsi di rimanere – o far rimanere altri volutamente e colpevolmente – sottosviluppati. Mi sembra assurdo essere passati dal riscatto d’orgoglio all’orgoglio dell’ignoranza in così poco tempo. Un ventennio? E vorrei sapere chi sono i responsabili di questa operazione subdola e a danno degli oppressi della società in cui vivo. Qualche idea ce l’avrei… e si troverebbe nell’uso pubblico della parola da parte di qualcuno che intende sottomettere molti e fargli pure credere che sia bello così.

Chiariamoci dei dubbi di base.

  1. Essere liberi di poter dire quel che si vuole è un conto. E significa assumersi la responsabilità di quello che si dice.
  2. La libertà di parola è un’altra cosa.

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Così recita l’Art. 21 della Costituzione italiana e così affermano le costituzioni delle società democratiche. Questo sacrosanto diritto umano si riferisce al fatto che solo la libertà di parola e di espressione può garantire la libertà di informazione. E fin qui tutto bene. Ma attenzione! La Costituzione non è semplicemente un elenco di cose che si possono fare, è un elenco di cose soggette a regole. La nostra regola, nello specifico, prevede che il diritto di manifestare il pensiero in ogni forma è libero tranne nei casi di reato, tra cui: ingiuria, calunnia, diffamazione, istigazione a delinquere, oltraggio al buon costume eccetera…

Quindi quando si invoca il diritto alla libertà di parola, non è corretto farlo a prescindere dalle regole. Altrimenti si sta solo dicendo che è giusto che io ti possa offendere, è giusto, anzi è un mio diritto, rifilarti informazioni/parole false (le fake news), è sacrosanto poter usare un linguaggio scorretto e inadeguato al contesto!

Se libertà di parola significasse essere liberi di dire ciò che si vuole quando si vuole a chi si vuole dove si vuole … “e più non dimandare” aggiungerebbe il Virgilio di Dante … significherebbe anche che non avremmo certo bisogno di qualcuno che ci dica se è un diritto oppure no. Infatti sarebbe semplicemente un’azione che si compie, una bocca che si apre, termini che si proferiscono. L’altro potrebbe anche non ascoltarti, o decidere di darti un pugno, o sospenderti da lavoro magari.

Se le regole non si intende rispettarle i casi sono due: forse sarebbe meglio stare zitti oppure bisognerebbe cambiare le regole. E sono d’accordo: se non ci piacciono le regole possiamo cambiarle. Però se cambiamo i fondamenti democratici, perché cambiamo il significato delle parole, non vendetela come avanzamento della democrazia.

Poter dire le cose come stanno e poter farlo sapere agli altri. Questa è libertà di parola. E per esercitare questo diritto abbiamo il dovere di conoscere e padroneggiare i significati delle parole, l’obbligo di sviluppare e mantere a livelli accettabili le nostre abilità linguistiche.

C’è chi sa benissimo cosa significa non avere diritto di parola e che da decenni subisce in Italia la repressione di Stato o la repressione sociale proprio per questo. Non è che ora arrivano i fascisti e ci vengono a insegnare cosa vuol dire democrazia e magari ci vengono anche a fare la lezione sul diritto, anzi sull’orgogliosa rivendicazione ad avere un’opinione sbagliata.

Quando puoi difendila

Per affrontare l’imminente futuro è questo che dobbiamo pretendere: protezione civile e non militare, pace e non guerra.

Non se ne parla mai abbastanza e se ne discute ancora meno. Sembra un dato di fatto: la Difesa del territorio italiano passa dallo strumento militare senza se e senza ma. A chi avesse qualche dubbio a riguardo basterebbe leggere il: DOCUMENTO PROGRAMMATICOPLURIENNALE PER LA DIFESA PER ILTRIENNIO 2018-2020. Troverebbe alcuni dati della nostra legge di bilancio, economici e politici che chiarirebbero subito il fatto che il nostro Ministero non si occupa affatto di semplice e autentica “difesa” del nostro territorio, ma di guerra armata e industria bellica.

Vedo già qualcuno storcere il naso e obiettare: la difesa armata è imprescindibile, garantisce la nostra sicurezza. Può darsi, ma quello ci resta è una percezione concreta di insicurezza e di catastrofe imminente della nostra “società del benessere”, da cui nessun esercito armato ci libererà mai. Nella mia esperienza mi sono ritrovata alcune volte a dover affrontare dei problemi di sicurezza piuttosto pratici. Ed essendo l’Italia un territorio ad alto rischio, credo che questo tipo di esperienza possa essere condivisa da molti. Quando affrontiamo alluvioni, crolli di ponti o di scuole, terremoti, incendi, emergenze sanitarie, maremoti, allarmi meteo di vario tipo, disastri ambientali più o meno annunciati, rischi di inquinamento nucleare o industriale… chi chiamiamo? Chi ci viene in soccorso? Non certo l’Esercito italiano né la Polizia, bensì la Protezione civile. Proprio quella più volte osannata e portata a esempio nel mondo, proprio quegli uomini e quelle donne che non dimentichiamo mai di chiamare eroi e di ringraziare tra le lacrime e la commozione per la loro abnegazione e per il loro alto senso del dovere civico. La Protezione civile italiana, ormai di lunga tradizione ed esperienza organizzativa, si basa sull’adesione volontaria e spesso non retribuita, o retribuita poco, di persone altamente competenti e formate. La Protezione civile, struttura del governo della Repubblica Italiana preposta al coordinamento delle politiche e delle attività in tema di difesa e protezione, compresa l’attività di prevenzione fa capo sapete a cosa? Non al Ministero della Difesa, ma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non posso del resto non citare anche il Servizio civile, un altro strumento per la difesa dell’Italia e dei suoi abitanti, che sopperisce alla mancanza cronica di servizi sociali e di fondi per la conservazione e la promozione della cultura e della cittadinanza attiva. Così come è doveroso ricordare tutto il settore dell’associazionismo ambientale e sociale di cui l’Italia è fortunatamente molto ricca. Comunque, per curiosità, sapete quanto è riservato del nostro bilancio statale alla Protezione Civile per il 2019? Circa 2,141 miliardi di euro.

Nell’era del cambiamento climatico, nel concreto delle nostre richieste per affrontare l’imminente futuro è questo che dobbiamo pretendere: protezione civile e non militare, pace e non guerra.

Invece, diamo un’occhiata alle risorse economiche stanziate per la difesa del territorio italiano e dei suoi abitanti da parte del nostro supremo Ministero della Difesa. All’approntamento e impiego dei Carabinieri per la difesa e la sicurezza vanno 6,414 miliardi (con i 467 milioni per la tutela forestale, che con la riforma del Corpo forestale viene de facto militarizzata, si arriva a 6.881 miliardi), le Forze aeree vincono 2,716 miliardi, quelle marittime 2,112 miliardi e quelle terrestri: 5,3 miliardi. Alla Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari vanno 3,217 miliardi, ai servizi istituzionali e generali delle amministrazioni invece circa 1,198 miliardi. E ancora i fondi per la missione “Competitività e sviluppo delle imprese” stanziati dal Ministero dello sviluppo economico dedicati alla ricerca e allo sviluppo tecnologico dell’industria aeronautica e alle agevolazioni alle imprese, per un totale di circa 4,744 miliardi. E all’appello manca ancora il Fondo per le missioni internazionali, che viene rifinanziato annualmente e che nel 2019 vede stanziati 997,2 milioni di euro.

Facendo un rapido calcolo il tutto ammonta a circa 27 miliardi di euro da spendere nel 2019 per il mantenimento di un apparato militare della relativa industria, con relativo indotto, non da poco per una paese che dovrebbe “ripudiare” la guerra.

Ma non abbiamo finito! Al totale bisogna ancora aggiungere il contributo diretto alla NATO che sfiora i 200 milioni di euro, ma che è destinato ad aumentare di molto perché Trump dice di essersi scocciato di accollarsi la difesa di tutto il mondo e i – forse, perché la cifra esatta non è dato saperla nel nostro stato libero e democratico – circa 400 milioni di euro che versiamo tramite le nostre tasse per pagare il privilegio di avere come vicine di casa le basi militari USA e i soldati americani, tra i più amati al mondo si sa – ironia.

E mancherebbero tutti i numeri del comparto industriale privato e della vendita delle armi che vede l’Italia ai vertici delle classifiche mondiali grazie alla Leonardo sicuramente, che prevede ricavi per 13 miliardi di euro nel 2019, ma in parte anche grazie a Fincantieri che produce navi militari con amore da più di 230 anni.

Tra l’altro, sapete quanto inquinamento e CO2 produce questa immane grande opera per la sicurezza del mondo, altrimenti detta guerra? Non lo potete sapere e non lo sa nessuno, perché in questi casi non valgono limiti e non c’è nessun accordo di Parigi che tenga. Provate del resto solo a immaginare cosa significherebbe chiedere il conto per crimini di guerra, civili e ambientali? Eppure nessuno dei nostri governanti pensa di porre fine a questa devastazione. Le guerre, la corsa alle armi e la spesa militare sempre crescente sono la causa e non la soluzione alle emergenze e alle crisi globali del nostro tempo. (Su questo tema, se ti va puoi leggere anche un altro post: “Guerra e ambiente nell’antropocene”https://ilmioluogo.me/2019/01/21/guerra-e-ambiente-nellantropocene/).

Tornando a fare i conti delle spese pubbliche e private, a mettersi a rincorrere i numeri davvero va a finire che se ne trovano sempre altri. Fuori dal bilancio, sotto altre forme, ce n’è ancora! Ma mi fermo con le mie ricerche perché già così, con questa breve disamina persino troppo superficiale, mi gira la testa e comincio a pensare di aver perso il filo del discorso e di non poterlo ritrovare più. E infatti, quasi dimenticavo. La Difesa ha effettivamente preso in carico anche la tutela del territorio italiano e del suo ambiente, riservandogli ben 467 milioni di euro. Meglio di niente no? In fondo non sarà mica una priorità e tantomeno si tratta di un’emergenza! Certo, non compete al Ministero della Difesa, compete forse al Ministero dell’Ambiente che per il 2019 si è dotato di ben 5 miliardi, la maggior parte dei quali andranno spesi per infrastrutture, edilizia pubblica, manutenzione della rete viaria, dissesto idrogeologico, prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali (tramite un fondo da confermare di anno in anno, per quest’anno 3 miliardi, per il prossimo chissà). A questi se ne aggiunge certo qualcun altro per gli stati di emergenza ma diciamo che la sostanza non cambia. (Vedi qui: -> https://impact.startupitalia.eu/2019/01/11/legge-di-bilancio-ambiente/)

Insomma, tutto questo per dire cosa? Intanto che la funzione del Ministero della Difesa è quella di occuparsi di tutto tranne che della difesa dei suoi cittadini, se non altro nel senso poetico del termine per come vorrebbero darci a intendere. Per cui è inutile che sparate quelle pose da militare figo o figa, perché la maggior parte di voi in realtà fa ben poco per tutelarmi davvero e nemmeno sarebbe in grado di farlo realmente, provare – ahimé – per credere. Tralasciamo inoltre l’utilità delle missioni all’estero, che se sono di pace allora ancora mi dovreste spiegare perché la guerra continua sempre e le missioni le riconfermate a oltranza senza ridiscuterne nemmeno una parte. E poi, che alla vera difesa e alla vera sicurezza non ci pensa nessuno dei nostri cari Ministeri, tanto è vero che rimaniamo in attesa dell’ennesima tragedia annunciata o catastrofe ambientale o crollo infrastrutturale o crisi energetica per prendercela con l’amaro destino e per dare pacche di incoraggiamento al glorioso popolo italico che sopporta con dignità le calamità, mentre ci facciamo belli dell’acquisto di F35 o dell’arrivo di bombe termonucleari da tenere buone buone non si sa bene nel “giardino” di chi.

Il ministro Trenta che si preoccupa di accrescere la sicurezza collettiva contro minacce generiche ed eventi calamitosi che possono perturbare la vita dei cittadini, permette lo stoccaggio di bombe nucleari americane nelle basi militari italiane continuando in maniera occulta a mettere a rischio la vita dell’intero paese contro la volontà della popolazione stessa. Non c’è alcuna intenzione, neanche da parte italiana, di mettere in discussione il documento “Comprehensive Political Guidance” sottoscritto dai Capi di Stato e di Governo della NATO nel novembre 2006, in cui è stata reiterata l’esigenza di una capacità nucleare.

https://www.peacelink.it/disarmo/a/46210.html

Che fare per difendere questa nostra terra? Intanto potresti partecipare alla Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili a Roma il 23 marzo. I grandi mezzi di comunicazione e di informazione non ne stanno dando molta notizia, ma fidatevi che saremo in tanti lo stesso. Poi beh… fartene una ragione il prima possibile del fatto che nessuno lo farà al posto tuo.

Treble Difendila!
Quannu poi difendila!
È la terra toa, amala e difendila!
Ntorna moi, difendila!
Quannu poi difendila!
È la terra toa, amala e difendila! De cine?
De ci ole cu specula e corrompe, difendila!
De ci ole sfrutta l’ignoranza, difendila!
De ci ole svende l’arte noscia, difendila!
De ci nu bole crisca ancora, difendila!
Pe ci nu tene chiù speranza
Pe ci ha rimastu senza forza, difendila!
Pe ci nu pote ma nci crite, difendila!
Pe ci nu te pote secutare, difendila!

Sud Sound System – 2003
Guglielmo Manenti

Manovre, TAV, TAP, trivelle: una settimana da Dio

Da una settimana sono tornata in Piemonte e sembra sia già passato un mese, a livello personale di sicuro. Ma direi che, a livello pubblico, non si scherza neanche.

Questa è stata: la settimana della manovra finanziaria, la settimana delle odissee in mare dei migranti, per quanto definirle odissee sia termine improprio in quanto non tornano certo a casa, ma assomigliano molto più a quell’Enea in esilio, padre del genus italicum, anzi del nostro “miserabile vulgus”; la settimana del:- “Ma siamo sicuri di voler bloccare le trivellazioni per la ricerca di una risorsa di cui dovremmo dimenticare l’esistenza? Ma che, davvero il futuro è già qui?”.

La settimana dell’arrivo della talpa del gasdotto TAP, pronta a contribuire alla distruzione del territorio di Melendugno, del meraviglioso Salento, per un’altra grandiosamente inutile opera imposta al “Sud” a beneficio…del “Nord”? Un mezzo pesantissimo è passato esattamente così come passò sei anni fa la gru che serviva a montare il MUOS a Niscemi, in Sicilia: scortato dalla polizia e dai rappresentanti di un’istituzione che non ci rappresenta, che non ci difende, che ci calpesta, che ci accusa, che ci condanna, che dice di chiamarsi Stato.

Chiamateci briganti, chiamateci poveri illusi.

Da noi “Briganti se more” di Eugenio Bennato e “Malarazza – Lamento di un servo ad un Santo crocifisso“, di Domenico Modugno sono diventate molto di più che belle canzoni.

Questa è stata anche la settimana del TAV Torino-Lyon, o meglio la settimana dell’arrivo dell’analisi costi-benefici al Ministero, tenuta nascosta ancora al momento in cui scrivo, perché scotta da morire. Dice che forse neppure la logica economica appoggia questo sperpero di denaro pubblico. Ripeto: pubblico. Cioè ricavato dalle tasse che ogni cittadino italiano contribuente versa, da Nord a Sud. Da Pachino a Predoi. Sì, le tasse le paghiamo anche a Sud, molte e ricevendo ben poco in cambio. Il TAV Torino-Lyon non può essere appoggiato da nessuna ragion di stato, nessuna ragione economica, nessuna ragione contingente, nessuna giustificazione sociale, ambientale. Non porterà alcun ragionevole progresso in nessun campo.

A questo punto, al governo, sperano che ce lo imponga l’Europa.

L’unica rimasta a favore del TAV pare essere la ragione politica, e quanto la ragione politica sia di questi tempi pura arte di intrattenimento dell’opinione pubblica, quanto sia vuota di ragionamento, credo che lo esemplifichi bene il responsorio della messa che i Sì Tav hanno celebrato per la seconda volta in Piazza Castello, sabato 19 gennaio, conclusasi con l’Inno di Mameli.

https://torino.corriere.it/foto-gallery/cronaca/19_gennaio_12/si-tav-flash-mob-piazza-castello

Così per divertirmi un po’, ho provato a riscriverlo pensando a un pubblico di soggetti pensanti e non a un branco di pecorelle smarrite nel bellissimo giardino di sette padrone che per buona educazione abbiamo definito “madamine”. Un gruppo di persone composto da uomini e donne sta letteralmente indottrinando diverse migliaia di altre persone, facendo assumere a un pezzo di TAV a cavallo delle Alpi piemontesi il ruolo di simbolo del progresso d’Italia. Tra l’altro, come se il Piemonte fosse l’Italia.

Ripetere soltanto le righe in grassetto!!!

  1. IL MONDO CAMBIA AD ALTA VELOCITÀ: SVEGLIA! Il mondo è già cambiato. Sì transizione energetica subito!
  2. ANALISI COSTI BENEFICI, TRASPARENZA SEMPRE! Diffondere il sapere. Sì, libera ricerca subito!
  3. IL FUTURO È DI TUTTI. VOGLIAMO LA TAV! Il futuro è già qui. E fa schifo! Vogliamo la tutela del bene comune e dell’interesse collettivo subito!
  4. VOGLIAMO PIÙ LAVORO. L’ITALIA SE LO MERITA! Il lavoro nobilita l’uomo, ma se è precario, sottopagato, sfruttato e schiavista non direi!
  5. I TIR INQUINANO L’AMBIENTE, LA TAV NO! Il problema non sono i trasporti, ma l’energia che li alimenta! Sì a veicoli elettrici, per tutti, subito!
  6. L’Europa siamo noi. La tav è il nostro futuro. …no aspetta, ma in che senso di nuovo ‘sto futuro? Ma te ci lavori in ‘sta tav o no? No, veramente non conosco manco tanto bene il francese. Non so, comunque io mi trovo bene in vacanza a Saint-Vincent. Ma ci si arriva in treno? Mi sa di no, ci sono gli autobus, ma io comunque preferisco andare in macchina, con tutte le valigie e gli sci, sai com’è. Bello, sì anche a me piace respirare l’aria buona di montagna e poi tutte quelle cose da mangiare che si sente proprio che sono genuine, quasi incontaminate. No allora, non divaghiamo, è che senza tav non c’è il futuro, ci siete fino a qui? Ma sì, dai. Quindi che siccome che noi siamo l’Europa, nel futuro non ci saremo. Senza la tav. Ah, ma quindi se non fanno la tav usciamo dall’Europa? Ma è terribile, non lo sapevo mica questo! Mia figlia vuole andare a studiare a Londra, ma io senza la tav mica la mando. Inaudito, ma quando è stato deciso! Ma e allora non eravamo l’Italia? Che poi, capisci che senza la tav mi chiude il Carrefour sotto casa. Ma perché, non è piemontese il Carrefour? Fermi tutti, ma ‘sta tav non serviva a dare più lavoro agli italiani? Allora: noi siamo l’Italia, l’Italia è in Europa, quindi l’Italia è l’Europa, capito? Ma veramente mia nipote che fa il classico dice che il sillogismo aristotelico funziona così… Va beh, facciamo che questa ve la spieghiamo poi, ok? Sì anche perché c’è da capire, siamo proprio sicuri che poi nei cantieri ci vanno a lavorare gli italiani?
  7. Sù sù, cantiamo insieme: “Frateeellliii, d’Iiitaaliaa….”

Devo dire che il vuoto che producono in particolare le coppie di preposizioni n.3 e n.6 è davvero davvero difficile da colmare di senso compiuto. Logicamente non reggono in modo a dir poco imbarazzante. Eppure: la partita sul TAV, signore e signori, pare incredibilmente ancora aperta. E a giocarla stanno chiamando gente che davvero non sa nemmeno di cosa sta parlando e dove vive.

Spero che qualcuno di voi accolga la sfida e riesca a fare meglio di me.

Nel frattempo, se pensate di farcela, eccovi il link del video, ufficialmente proposto sulla pagina Facebook: Sì, Torino va avanti.

https://www.facebook.com/carolbighouse/videos/10156785928757778/

PS: …andate pure! Non mi offendo!