Digressione

Maxiprocesso No Muos #129grazie più 1000

Tutto sommato essere trattati come criminali mafiosi potrebbe avere un bel risvolto umoristico di pirandelliana memoria.

Chiariamo subito una cosa. Se sei uno o una di quelli che pensano che la guerra sia l’igiene del mondo puoi subito smettere di leggere. Così non perdi tempo. Anche perché, caso mai pensassi di cambiare idea, non è in questo post che troverai argomentazioni sopraffine e teorie della storia che cerchino di convincerti del contrario.

Chiariamo subito anche un’altra cosa. Io scrivo a difesa degli imputati. Anche se non sono un avvocato e forse non sarà molto utile ai fini processuali. Infine, cosa c’entra Pirandello? Celebre la metafora del saggio “L’umorismo”.

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”.

Così mi pare questa cosa del maxiprocesso. La vecchia signora potrebbe essero lo Stato italiano, il marito gli USA. Quelli che prima ridono e poi provano pena siamo noi, di voi.

Niscemi, Sicilia. Nella notte dell’8 agosto 2013 alcuni nomuos si erano arrampicati sulle antenne occupandole pacificamente per protesta. Nel giorno del 9 agosto la manifestazione – autorizzata – si era snodata lungo la sughereta ed era arrivata in prossimità della rete della base regolarmente. A questo punto alcuni, armati di pericolosissima cesoia, tagliavano un pezzo di rete e  si introducevano dentro la base incontrando in effetti ben poca resistenza da parte delle forze dell’ordine. Ed erano stati seguiti da tantissimi, migliaia, di manifestanti che, nel fare questo, attentavano alla vita di non si sa bene quale poliziotto che passava di lì per caso senza ginocchiere. La giornata era stata memorabile, storica. Per la prima volta si occupava, pacificamente, il suolo militare statunitense in Italia. Senza dilungarmi su questioni di legittimità dell’azione e altre amenità politiche, sappiate solo che il fatto storico è avvenuto a conclusione di un anno molto particolare che vi invito a leggere qui su – OLTRELERETI.ORG.

Nel corso di questi ultimi anni sono successe tante altre cose, naturalmente. Nel frattempo, è arrivata la conclusione delle indagini per quei fatti e un altro risalente al 2014 in cui alcuni attivisti si impegnavano in un’altra incursione. Ad oggi sono 194 le persone a processo, ma il numero potrebbe ancora aumentare. Il maxiprocesso si farà. Non siamo di fronte a un “tentativo” di criminalizzazione dei movimenti sociali, ci siamo proprio dentro. Ancora una volta il precedente doloroso in Val Susa.

Insomma, vedrete un sacco di immagini “violente”. Vedrete la rete divelta e molti che la attraversano “violentemente” passeggiandoci sopra. Vedrete persino qualche fotografo o giornalista che per amore della notizia è finito tra gli indagati. Vedrete tanta gente armata di un bel niente. E quindi, capirete anche voi che i giudici e gli avvocati dovranno usare tutto il senso dell’umorismo che hanno.

Dico io… ma davvero dovete farci perdere tempo e denaro, davvero vi metterete a fare il processo a gente così? Venite  vedere con i vostri occhi lo scempio e a conoscere i veri criminali il 2 ottobre – ManifestazioneNoMUOS.

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FAQ MUOS. Per saperne qualcosa, in breve

Frequently asked questions sul MUOS di Niscemi e dintorni.

 

Ma che cos’è questo MUOS?

Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema di telecomunicazioni satellitare della US Navy, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, in Sicilia. La stazione MUOS di Niscemi è stata realizzata presso la base militare NRTF-8 (Naval Radio trasmitter Facility) attiva dal 1991. Non è un progetto NATO, non è una base NATO. Gli altri MUOS si trovano in Virginia, nelle isole Hawaii e in Australia. Le stazioni di terra sono costituite da tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne UHF. Il MUOS viene utilizzato, in teoria, per coordinare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni.

Ma dove si trovano Niscemi e la base?

Niscemi si trova nel sud della Sicilia, a una ventina di chilometri dalla costa, al confine tra diverse province: Caltanissetta, Catania e Ragusa. Le città vicine più importanti, con le quali Niscemi intrattiene forti relazioni economiche, sono: Gela, Caltagirone e Vittoria. Niscemi vanta la presenza di un’importantissima Riserva Naturale: la “Sughereta di Niscemi” uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero in Italia e dove vive la “Grande Quercia”, pianta monumentale plurisecolare. Indovinate quanto è vicina l’area della Riserva a quella della base militare? Sono contigue e i segni dell’impatto ambientale sono evidenti. Come se non bastasse, la base militare si trova a pochi chilometri dalla città, in linea d’aria, a ridosso di quartieri e zone residenziali molto abitati.

Ma perchè non lo volete?

I motivi per cui non lo vogliamo sono molteplici e hanno a che fare con diversi livelli di interessi e consapevolezze individuali o collettive. Ma non sono astrusi. In ordine non di importanza, ma semplicemente dal particolare al generale, proverò a spiegarne i concetti di fondo.

Siamo preoccupati per le conseguenze ambientali e rischi sulla salute che il sistema di trasmissione del MUOS provoca. Inquinamento nefasto che andrà a sommarsi a quello che gli organismi umani, animali e vegetali già subiscono da decenni a causa delle altre 46 antenne attive dagli anni Novanta. Per non parlare del fatto che siamo da tempo inseriti nell’elenco nazionale delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale.

Siamo scontenti della gestione politica e militare della nostra terra, diventata la portaerei del Mediterraneo, assoggettata alle politiche sia NATO sia USA, cui i governi siciliani non si oppongono e che non corrisponde ai desideri dei siciliani stessi, come dimostrano ciclicamente le grandi mobilitazioni regionali, sia nei confronti dei progetti militari, sia nei confronti delle politiche economiche, sia nei confronti dei poteri forti e mafiosi.

Siamo convinti che l’antimilitarismo e l’antifascismo siano valori imprescindibili della società e del mondo che vogliamo abitare. Non c’è futuro per l’umanità che non passi dal disarmo totale. Non c’è progresso senza consapevolezza civile e democrazia partecipata.

Ma chi è questo Turi Vaccaro? Ma è pazzo?

Turi Vaccaro non è pazzo, tutt’altro. Turi Vaccaro, di origine siciliana, emigrato a Torino, ha studiato filosofia e lavorato in Fiat. Il suo percorso personale l’ha portato ad aderire ai principi e ai valori della nonviolenza. Accortosi che nel suo lavoro si occupava di  assemblare componenti di utilizzo militare, ha preferito il licenziamento e ha scelto l’attivismo pacifista. In Italia è legato storicamente alle manifestazioni di Comiso degli anni Ottanta, al movimento No Tav e, naturalmente, al movimento No Muos. Le sue azioni di disobbedienza civile nonviolente non sono casuali, ma sono sempre frutto di una preparazione lucida e responsabile, dall’effettivo riscontro pratico. (Qui una sua breve biografia)

Ma siete di sinistra?

Siamo un movimento che si basa sull’adesione spontanea e individuale a determinati principi che possono essere letti nella Carta d’intenti del Coordinamento Regionale dei Comitati NO MUOS. Utilizziamo il metodo assembleare e della democrazia diretta cercando di prendere decisioni condivise quanto più possibile all’unanimità. Ciò non significa che il singolo non possa esprimere la propria individualità e non abbia spazio di azione al di fuori dell’assemblea. La solidarietà tra movimenti e individui che lottano basandosi sugli stessi principi e metodi non è in discussione. Se questo significa essere di sinistra… fate voi.

Ma c’è la mafia?

Si, c’è la mafia. Se volete saperne di più, potete cercare informazioni presso questi siti e queste associazioni: Radioaut Palermo e Associazione Antimafie Rita Atria. In particolare su Niscemi eccovi uno scritto di Sebastiano Gulisano La-Morte-e-la-Speranza_Sebastiano-Gulisano_1997, che ho scoperto da pochissimo. Io in quegli anni raccontati nel suo libro ero una tra i tanti bambini che frequentavano le elementari. Per quanto riguarda nello specifico il Muos, cliccate sul titolo per leggere un dossier a cura di Antonio Mazzeo: La-mafia-ed-il-muos.

Ma siete contro gli americani?

Non siamo contro gli americani, perché non siamo “contro” nessuno. Siamo contro la propaganda e l’indottrinamento di massa, contro l’ideologia imperialista, contro le servitù militari e lo sfruttamento di popoli, territori e risorse.

I No Muos sono black block?

Molti sono, o dicono di essere, No Muos. I No Muos sono, o possono essere, in molti.

Quanti posti di lavoro ha creato il Muos?

Nessuno per i niscemesi, qualcuno per i politici, buone prospettive per giornalisti freelance o di controinformazione, ottime per gli assoggettati al potere.

Il Muos ci serve contro l’ISIS?

No, perchè contro l’ISIS non ci servono altre armi, se non quelle dell’informazione e della coscienza.

Quante probabilità di successo ci sono?

Rispetto al Muos molte, anche perché il progetto è totalmente assurdo ed economicamente insostenibile (stiamo parlando di milioni e milioni di dollari che si continuano a spendere per un sistema sensibile, fragilissimo e dalla dubbia utilità). Il vero obiettivo però è da sempre la smilitarizzazione completa. Non si tratta di un traguardo raggiungibile nel giro di poco, ma non c’è dubbio che possa essere considerato alla portata della nostra generazione. Insomma, non è una certezza, ma nemmeno un’utopia.

 

Vuoi saperne ancora di più? Eccoti tanti bei link per informarti meglio e a fondo.

NoMuos.info, sito di riferimento del movimento No Muos, per un’informazione dal basso.

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo. Se vuoi approfondire la storia di un particolare periodo del movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente, dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la cittadinanza niscemese.

Il Blog di Antonio Mazzeo. Peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha lavorato anche nella cooperazione internazionale in Ex Yugoslavia, Albania, Colombia, Cuba, Centroamerica, Brasile ed Uruguay. Seguilo su Facebook – Antonio Mazzeo.

Meridionews, per la cronaca e per i giornalisti che ci scrivono (Andrea Turco, Fabio d’Alessandro)

Il vizio della memoria, blog del giornalista Sebastiano Gulisano

 

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo

La ricostruzione di un anno No Muos. Non uno qualsiasi, quello del Presidio Permanente No Muos: on line, a puntate, sul sito di Oltrelereti: oltrelereti.altervista.org.

Finalmente questa storia del Presidio Permanente No Muos vede la luce. La luce dei vostri schermi, per lo meno. Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo è un progetto nato molto tempo fa e rimasto nel cassetto fino a quando, grazie alla collaborazione di Fabio d’Alessandro, non si è deciso di metterlo “in rete”. Si tratta della storia di un particolare periodo del movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente, dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la cittadinanza niscemese. La storia che ha acceso riflettori spietati sul sistema di antenne NRTF, la storia che ha sconvolto un paese e di una contrada che nel corso di un solo anno ha visto marciare migliaia e migliaia di persone che hanno acquisito la consapevolezza dello scempio e hanno scelto di lavorare per riappropriarsi di ettari di natura e di dignità. In Contrada Ulmo c’è una strada a cui è stato dato un nuovo nome: Via Le Basi.

“Non esistono storie oggettive, esistono però storie esplicite, che precisano criteri e intenzioni. Io sono evidentemente di parte, niscemese, No Muos. Gli eventi sono presentati secondo un criterio cronologico che copre il periodo che va da settembre 2012 a settembre 2013; tutti i fatti sono documentati e in genere liberamente consultabili; i fatti riguardano principalmente la Contrada Ulmo e la città di Niscemi, secondo un punto di vista molto locale, spesso personale, aperto principalmente ai rapporti tra le Istituzioni (regionali e nazionali) e Niscemi – rispetto a questo è utile sottolineare che si farà riferimento solo ad atti resi pubblici e a dichiarazioni pubblicamente sostenute.

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo non ha nessuna pretesa di esaustività. La sua unica pretesa è quella di coltivare la memoria. Una memoria necessaria come l’acqua. Non si deve dimenticare che qualsiasi conquista, rallentamento, onore e onere che possa attribuirsi al movimento No Muos è venuto dal basso. Se esiste qualcosa che possa essere considerato davvero simile a una vittoria, si tratta di questo.

Una delle tecniche per limitare il potere del popolo è quella di cancellare dalla storia i veri agenti del cambiamento, di fare in modo che non siano riconosciuti. Per far questo è necessario distorcere la storia e far credere che siano stati i grandi uomini a fare tutto. In questo modo la gente impara che non è in grado di fare alcunché, che è senza speranza, che deve attendere che appaia qualche grande uomo a risolvere tutti i problemi.

Noam Chomsky, Capire il potere, Marco Tropea Editore, Milano 2002, p. 214.

Per fare la storia e tramandarne la memoria abbiamo un mezzo soltanto: costruire la narrazione di noi stessi. Più ricca sarà la narrazione, più saranno i punti di vista, più diversificate le tecniche utilizzate, meno rischio correremo di dimenticare e tornare docilmente a pensare che interessarsi al mondo non sia una cosa adatta a noi, oppure qualcosa di cui non siamo capaci. La storia non è mai già scritta prima da qualcuno, ma sempre e solo ricordata da te.”

oltrelereti

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Il Muos c’è. I No Muos pure.

Piccolo aggiornamento sulla lotta al Muos di Niscemi per riprendere il filo di un discorso interrotto troppo tempo fa.

Diciamo che di cose ne sono successe dall’ultima volta che ho pubblicato qui delle novità riguardanti i No Muos, Niscemi e il Presidio. Un’infinità. Come faccio a riassumerle? Impossibile, nemmeno ci provo. Posso solo dire che la cosa che ho notato subito, rileggendo i post passati, non è certo che sia venuta meno la rabbia, il fervore, le parole, la santa pazienza e anche no. Quello che ho notato è che: per spiegarvi cos’è il MUOS prendevo delle foto di repertorio, scattate alle altre tre installazioni. E invece adesso ecco qua.

muos.niscemi.2

Come potete immaginare non siamo molto felici e non sono molto felici neanche altre persone. Verò è che quest’anno è stato particolarmente difficile a causa della repressione amministrativa e politica, della sfiducia, dei cambiamenti, perché si cresce ma…che vi devo dire?! Il fatto è che nessuno può negare che, durante tutte queste stagioni e nonostante le onde malefiche, si sono concentrate in contrada Ulmo un sacco di energie positive che di sicuro lo hanno reso e lo renderanno un luogo migliore. E poi ci siamo presi anche le nostre piccole soddisfazioni. Abbiamo procurato tanti bei fastidi ai poveri marines, ma soprattutto ai loro grandi capi, compresi Ministeri, Consolati e Presidenti. In quella base noi ci facciamo di tutto, ci entriamo, ci usciamo, saliamo e scendiamo dalle antenne. E attorno ci giochiamo, ci raduniamo, manifestiamo e godiamo di un’unione profonda, di un senso di solidarietà che nessuno riuscirà più a rimuovere. A volte ci basta uno sguardo per capirci, a volte una risata per distenderci, a volte dobbiamo discutere per organizzarci, ma vi assicuro che ci basta niente per ripartire.

continuate a seguirci! www.nomuos.info

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11 Gennaio 2013 NO MUOS!

Il venerdì nero della Sicilia inizia presto. Poco più tardi passa la gru che completerà la costruzione del MUOS nella sughereta di Niscemi

di Salvatore Giordano

Già all’una, in piena notte, numerosi mezzi, blindati e non, della polizia e dei carabinieri con centinaia di uomini in assetto antisommossa cinge un assedio spaventoso alla contrada Apa-Ulmo di Niscemi. Scopo dei blocchi, evidente e dichiarato (e forse pure annunciato dalle parole, solo all’apparenza prive di senno, di ministri tecnici e mestieranti della politica) è impedire il transito ai cittadini, siciliani e non, diretti al presidio No MUOS. Un presidio, peraltro, sorto su una proprietà privata di cui il movimento sta perfezionando l’acquisto.

Ma il perché di un tale schieramento contro semplici cittadini, pacifici, armati solo delle proprie ragioni (ragioni peraltro sancite dal buon senso prima ancora che dalle norme del diritto italiano e comunitario, dalla costituzione italiana e persino dalle convenzioni e dai trattati internazionali) non sfugge: quello schieramento vuole sì spaventare, dissuadere mi sembra inappropriato, ma non solo. Vuole spaventare, ma punta a impedire, riuscendoci, ai padri e alle madri di famiglia e ai numerosi ragazzi accorsi, anche solo di avvicinarsi al tragitto che seguirà la gru.

Già la gru: “grazioso” aggeggio meccanico che solleva quattro o cinquecento tonnellate sino a 165 metri di altezza. Avete sentito bene: 165 metri. Cosa solleveranno mai, stavolta? E tanto in alto? Niente di che, normale amministrazione per le arms-mafie e i signori della guerra: ciò che ancora manca all’arma perfetta per le guerre del terzo millennio. Ossia le parabole che completeranno la costruzione della stazione di terra del MUOS in Sicilia all’interno della riserva naturale Sughereta di Niscemi ove sorge una base militare a esclusivo uso della marina militare degli Stati Uniti. Per due mesi gli attivisti No MUOS con la loro pacifica azione di denuncia sono riusciti a ritardarne il passaggio. Oggi, di colpo, non possono più avvicinarsi: il governo italiano ha deciso, rendendosi complice, di fatto, delle logiche della guerra e degli interessi della shock economy, di un’economia basata sulla guerra e che realizza, in barba a ogni crisi, affari fiorenti e profitti miliardari. Profitti dell’industria bellica che hanno un alto, altissimo, costo sociale e umano: queste armi di Niscemi, a forma di tre antenne paraboliche, grandi ciascuna quanto un campo di calcio, posizionate su giganteschi pilastri di cemento armato alti 150 metri circa, causano gravi danni (oltre che all’ambiente e alla sua bellezza e varietà di flora e fauna) alla salute e alle attività umane, economiche o ricreative che siano. E non basta: il MUOS è circondato da 91 antenne (che, forse, ma non posso dirlo con certezza, nel frattempo sono diventate 95) alcune alte decine e decine di metri, una addirittura 150 metri. Antenne tutte utilizzate esclusivamente dalla marina militare americana, senza che lo stato italiano o la NATO vi abbiano il benché minimo accesso, per guidare droni (aerei senza piloti che stazionano in Sicilia, sempre più impiegati nelle operazioni belliche), sottomarini ad armamento nucleare, missili. Antenne che studi del politecnico di Torino, o compiuti da fisici indipendenti e da agenzie pubbliche di ricerca hanno accertato, non solo come nocive, ma come letali perché superano di molto i limiti consentiti dalla legge. Una legge aggirata anche dalla rigidissima normativa regionale che, con un codicillo al regolamento emanato il 5 settembre scorso, non si applica “agli ambiti militari”… Sic!

Chi arriva nelle prime ore di questo venerdì nero, i più in macchina, qualcuno a piedi, si trova dinanzi la polizia, nei suoi minacciosi equipaggiamenti, schierata davanti a fari accecanti, telecamere blindate e idranti puntati contro la gente. I mezzi sono schierati a bloccare le strade: una paletta intima l’alt, una folta pattuglia di irriconoscibili agenti armati di manganelli in mano e protetti da caschi e scudi circonda chi arriva. Realizza l’accerchiamento con fare svelto, professionale, distaccato e poi grida una sola frase: “di qua non si passa.” Se sei alla guida, provi a farfugliare qualcosa, se puoi fare inversione, mentre chi sta nel sedile accanto al tuo attacca un “la leucemia ce la prendiamo tutti, anche i vostri figli”, intanto armi da fuoco impugnate da altre mani guantate spuntano a dar manforte a chi minaccia l’uso del manganello. La frase cambia di poco, ma il tono è ancora più perentorio: “di qua non si può passare”. Dal buio spunta un altro agente, che si agita, tradendo l’aplomb dei suoi colleghi, e ti intima di abbassare le luci. Non avendo capito al volo, abbassi il finestrino, in cuor tuo stramaledici quel sant’uomo di Rosario Crocetta che se avesse revocato le autorizzazioni, lui che poteva, ti avrebbe risparmiato l’umiliazione di vederti un manganello sfiorarti il naso fin dentro la macchina perché non hai abbassato le luci che disturbano le riprese delle telecamere dal blindato. Capisci, però, che ti aspetta di peggio. E che il blitz notturno, perché è di notte che si muove chi ha qualcosa di losco da fare, perché il favore della notte arride ai signori della guerra, ti vedrà soccombere. Ma non ti arrendi subito, ragioni, cerchi di unirti ad altri, ti informi.
Saputo, con una certa approssimazione, dov’è arrivato il lento viaggio notturno della gru, se sei in mezzo a quella gente che almeno vuol vedere e poter raccontare a tutti quel che stanno facendo di notte e lontano dagli occhi della stampa locale e nazionale, percorri mille viottoli di campagna, fino a quando ne trovi uno non presidiato in armi e aggiri il blocco.

Sai che altri sono più avanti, stanno tentando di rallentare il transito della gru e del convoglio che la scorta: una colonna composta da una mezza dozzina di camion, molti mezzi e tanti uomini della polizia e dei carabinieri. Sai che quelli che sono andati un po’ più in là sono già stati sopraffatti, ma fai anche tu la stessa cosa degli altri: ti fermi e aspetti. Il freddo punge, le voci si rincorrono ai cellulari o con lo scambio di sms, il tempo passa in un attimo e arriva il convoglio. Alzi le mani, applaudi, ti fai vedere: si fermano. Provi a dialogare con i celerini (lo so che non si dice più così, ma non li voglio offendere, per carità), ma ti rendi conto che ti eri illuso: uno in borghese, in mezzo a quelli come te, si mette di lato e dice, teatrale: “Al tre!” Tutti lo guardano, lui scandisce: “Signori, u-no, due-e, TRE!”. Ti strattonano, in tanti, ti spingono, con gli scudi, con i manganelli con le mani guantate. Anche l’ultima resistenza è piegata. Qualcuno si rialza, grida, invoca. Un celerino, detto sempre senza offesa, si sofferma un momento e ti parla in siciliano — che arte, in mezzo fra il cinico e il qualunquista che gli hanno insegnato! — per dirti quello che non ti aspetti, quasi a giustificarsi: “Abbiamo l’ordine di farli passare, non possiamo fermarli, prendetevela con gli onorevoli che avete votato, non ce n’è al vostro paese?”

“Già, gran pezzo di rintronato”, gli vorresti rispondere, “io di gente così non ne voto”, ma lui si è già unito ai suoi colleghi. Peccato non portasse un cartellino identificativo, obbligatorio per tutti gli altri dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

http://www.mediterraneoforpeace.it/?p=1963

NO MUOS

Uno non è che pretenda la prima pagina, ci mancherebbe. Nel mondo succedono sempre cose più importanti di te e di quello che stai vivendo. C’è sempre qualcosa che ti stai perdendo e che non ti ricapiterà mai più. In ogni caso, io questo tempo non lo voglio sprecare per cui decido di occuparmi di questa storia. Sono un po’ di parte, non c’è dubbio, mi riguarda, ma perdonerete la presunzione se a un certo punto a uno viene il desiderio di far sapere a tutto il mondo (più o meno) cosa succede.

Niscemi (CL), Sicilia orientale, è un paese che non gli daresti due delle vecchie lire, o un euro al limite. Eppure la marina militare Usa ritiene che, invece, sia un luogo molto importante e dove spendere milioni di dollari. Preciso questo a scanso di equivoci, perché sia chiaro che non stiamo parlando di un posto come un altro. All’interno di una riserva naturale, la Sughereta di Niscemi, hanno costruito una base militare USA, non Nato, anche questo lo preciso a scanso di equivoci.

Qui stanno per costruire il MUOS.

Il MUOS (Mobile User Object System) è un modernissimo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate statunitensi dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per coordinare in modo capillare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota, che saranno allocati anche a Sigonella. Finora esistono tre installazioni (Virginia, Hawaii, Australia), tutte in luoghi desertici. Gli USA stanno costruendo la quarta in Sicilia, a Niscemi,  a 2 km in linea d’aria dal centro abitato. La base si trova all’interno della riserva naturale “Sughereta di Niscemi”, Sito di Importanza Comunitaria (SIC) uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero in Italia con una fitta e rigogliosa vegetazione tutelata da leggi che vietano a chiunque di danneggiare o deturpare fauna e flora presenti. I timori per la salute sono tanti, oltreché le preoccupazioni per lo sviluppo di un territorio prevalentemente agricolo e densamente popolato.

Da quattro anni ormai, non appena diffusasi la notizia, il popolo niscemese, ma non solo, si batte contro l’installazione di questo MUOStro, riscuotendo successi e insuccessi, ma soprattutto solidarietà e una tiepida partecipazione che si va scaldando sempre più. I giornali tacciono, anche quelli siciliani, pare che non si riesca ad andare oltre la cronaca provinciale. Le televisioni nazionali neanche a parlarne, sebbene qualche coraggioso giornalista sia riuscito a imporsi sulla direzione e anche tra gli archivi di Rainews 2009 e 2012 rimarrà lieve traccia di questa storia. Eppure sono tanti i cittadini siciliani coinvolti che appoggiano la causa, anche intere provincie e consigli comunali.
(guarda: Manifestazione 6 Ottobre 2012)
All’indomani delle elezioni la Sicilia si sveglia più determinata che mai a non delegare alla politica del palazzo dei Normanni quello che può fare sul posto, col proprio corpo a tenere alta la dignità di un popolo e la solidarietà tra generazioni. La Sicilia è terra sì, è mare, è la vacanza estiva che ti vorresti fare, ma è anche pace, storia, cultura, lotta per la libertà e per i diritti dello stato a cui appartiene.

In questi giorni un presidio permanente controlla i due ingressi della base e vedette appostate sui principali assi viari sorvegliano l’eventuale arrivo dei TIR a trasporto speciale che pare che contengano la gru che servirà al montaggio finale e altre attrezzature. Uomini, donne, giovani, anziani e bambini tutti concordi a non essere complici di morte e preoccupati di diventare i martiri ignoti di questi nuovi strumenti di guerra! 

Se puoi raggiungi il presidio, se non puoi aiutaci a divulgare.

Notizie in tempo reale su facebook: No Muos-Contro le antenne inquinanti da guerra;
twitter:#nomuos
per altre info consulta i file condivisi sul gruppo facebook,
oppure visita il sito nomuos.org,
oppure commenta,
oppure mandami una mail.

 

Come da un po’ di tempo in qua

OGGI COME DA UN PO’

DI TEMPO IN QUA

racconto per Letteraturaeconflitto di Torino

Oggi, come da un po’ di tempo in qua, sono uscita nel primo pomeriggio per vedermi con Claudio. Si stava bene fuori. Il cielo è azzurro e, anche se ancora non si può dire che faccia proprio caldo, si sente, come dire, quel tepore e quell’odore di primavera nell’aria che ti mette di buon umore.

Non c’è molto da fare al mio paese oltre che andare in piazza, affacciarsi sul belvedere e provare a focalizzare lo sguardo sempre più lontano. Prima sulla piana, poi sulla linea della Catania-Gela, la strada che taglia dritta dritta come un fiume, poi sulle colline a destra…ma no, questo spesso non lo si fa, perché lo sguardo viene attratto subito da qualcosa laggiù sulla sinistra: è il mare. In certe giornata puoi pure contare le navi, enormi, penso siano delle petroliere, e la linea blu che divide l’acqua dal cielo è tanto profonda e scura da credere di poter scorgere le coste della Tunisia cosa che, mi diceva mio nonno, ogni tanto succede, ma a me non è mai successo. Forse le nascondono quelle ciminiere a strisce rosse e bianche che sbuffano in continuazione che proprio no, non ci stanno bene col paesaggio. Chissà come era prima, quando non c’erano.

Qui finisce Niscemi e comincia uno dei più bei panorami di Sicilia, questa frase arriva dolce come un’eco lontana e carica di significati che non so, a me che me ne sto seduta su questa ringhiera di questo largo e tondo balcone. E invece è scritta su una targa di pietra, appesa in alto, su un muro che non val la pena di guardare.

E insomma con Claudio è andata così, abbiamo parlato un po’ scherzando, del più e del meno e ci siamo fumanti qualche sigaretta, così. Io sono complicata, lo so, lui non si capisce se gli piaccio o no, ma mi va bene uguale, mi sento tranquilla. Poi il sole ha cominciato a calare e allora so che è ora di andare via, altrimenti mia mamma mi comincia a torturare di chiamate e messaggi, che dopo il fatto di Lorena Cultraro niente più sembra essere come prima, per lei sola però…forse.

Ecco, tornando a casa per la mia solita strada, a un certo punto ho sentito qualcuno, una donna, urlare al megafono da una macchina e subito ho pensato: chissà cosa vende, merendine? È arrivato l’arrotino? Materassi, cuscini, secchi e scope? Si riparano cucine a gas? Però che strano sentire una voce femminile, in genere sono uomini, chissà che vende…e mentre la macchina si avvicinava le parole cominciavano a distinguersi meglio.

Giorno 23 marzo alle ore 16 ci vediamo in c.da Ulmo, di fronte l’ingresso principale della base americana per protestare contro l’installazione dell’antenna MUOS! Il Muos provocherà danni alla salute, danni allo sviluppo del territorio, verrà usata come arma di guerra dai militari USA!

Che cosa? Ma di che stanno parlando? La macchina si avvicinava sempre di più, lentamente, rallentando anche il traffico. Io ero sul marciapiede del corso e la solita gente dei bar attorno se ne stava chi seduta e chi in piedi, additava scambiando qualche parola col vicino e rimetteva le mani in tasca o continuava a fumare, a volte divertita. Le ragazze si sono accostate e mentre quella col megafono, avrà avuto un 24 anni, continuava il suo ritornello da un angolo, le altre tre sono scese e hanno cominciato a distribuire dei volantini. Ne ho preso uno e ora sono a casa.

Si, di questo muos ne sapevo qualcosa ma…non credevo fosse un problema, e poi la base è lì da sempre. In estate quando ci trasferiamo in campagna al Vituso andiamo in giro, anzi andavamo in giro, con le biciclette per le strade e sempre ci finiamo fin là. C’è pure il bosco poi e io l’ho sempre vista quell’antenna, l’antenna degli americani, che di notte si illumina in verticale di luci rosse e poi alla fine la luce bianca pulsa a intermittenza e da piccola mi ricordo che a mio nonno ho chiesto: nonno ma quella è una stella pure? No è l’antenna degli americani. Ah! ho detto e il giorno dopo mi ci ha portato a fare una passeggiata vicino. È altissima questa antenna e anche se arrivi fino al recinto ti sembra ancora lontana e non ti puoi avvicinare più di tanto perché ci sono i militari dentro, anche se non li vedi, e ogni tanto anche i cani all’ingresso.

Passavamo veloci davanti all’ingresso quando ci andavamo con le bici.

Insomma, che era sta storia? Il muos è un’altra cosa o è quest’antenna?

Ho chiesto a mia mamma se aveva sentito la macchina girare col megafono e mi ha risposto che si, sono passati un’ora fa almeno. Ma che ne so, tanto, ne abbiamo di problemi! Figurati sono gli americani quello che vogliono fare fanno.

Si, e adesso sono qua, a guardare il volantino come se non fosse reale, come se fosse un estraneo, un intruso, con la coda dell’occhio di soppiatto, mentre su Facebook vado a vedere cos’è questo gruppo NoMuos, offline però. Non voglio essere disturbata, neanche da Claudio.

Così scopro che è da un po’ che si muovono, che è da qualche anno che ci si interessa a questa storia, che ci sono tanti, ma tanti problemi legati a questa nuova antenna, per non parlare di quelle esistenti che sono una ventina. E scopro che ci sono state tante iniziative e una manifestazione grossa a cui ha partecipato un sacco di gente, e io dov’ero? Si beh, troppo piccola probabilmente, ma a casa mia se ne è mai parlato? Non ricordo solo perché avevo 12 anni? Allora esco dalla stanza e vado in cucina da mia mamma che sta facendo la lavatrice:

-ma tu alla manifestazione del 2009 c’eri?

-certo che c’ero.

Solo questo. Non mi vengono in mente altre domande e lei è indaffarata, non mi ha neanche guardato. Me ne sto un po’ in silenzio ad aspettare non so cosa, poi una domanda mi viene.

-ma da quant’è che c’è l’antenna degli americani?

-uh! Vent’anni ormai!

-e com’era, in campagna, prima dell’antenna. Cioè, come era il cielo di notte?

Ha finito di caricare la lavatrice, butta l’occhio sui miei pantaloni che mi rifiuto di lavare da un po’, e la accende. Mi guarda negli occhi e poi dice:

-stellato. Hai fatto i compiti?

Torno in stanza, ma non mi metto a fare i compiti. Torno su Facebook e torno sulla pagina del gruppo e torno a leggere tutto: i commenti, le battute, le critiche, i litigi, i documenti, le foto, i video…a un certo punto compare un nuovo post. Domani h:18.00 riunione del Movimento No Muos presso il palazzetto dello sport Pio La Torre per organizzare la manifestazione.

Ecco. E adesso che faccio? Potrei parlare con Sandra, lei magari ci verrebbe…macché sono cose inutili secondo lei e poi i suoi non la manderebbero mai. Vediamo un po’ chi ha detto che parteciperà, anche se non sempre corrisponde poi alla realtà, comunque…nomi che non conosco. Cerca per-per-per…scuola! Si, perfetto, ecco: Luigi Disca e Marco Di Modica. Si…e chi sono? Vediamo se abbiamo amici in comune ecco, a si. Ho capito. Guarda guarda magari se dico a Sara che forse viene l’amico di…boh. Niente. E se lo dicessi a lui? A proposito chissà se sulla sua bacheca ha scritto…beh intanto fa parte del gruppo e già è una cosa. Non so, no…meglio di no, non credo che…uff, va beh domani a scuola vediamo.

***

Il giorno dopo a scuola non dissi una parola invece. Sembrava che nessuno ne sapesse nulla nella mia classe e anche durante la ricreazione continuammo a parlare tra di noi di interrogazioni e dei prossimi compiti in classe, nonché dei ragazzi di quarto e di alcune ragazze del quinto che ci sembravano troppo belle e splendide in confronto a noi. Nessuno ne sapeva nulla, pareva, e a me non andava di fare quella che parla di queste cose, non so come spiegare. Sapevo che avrebbero sbarrato gli occhi se io avessi accennato al fatto. E mi avrebbero liquidata con pochi cenni e scuotimenti di testa. Bastava una domanda qualunque per ottenere questo, del tipo: ieri sono passati anche da voi col megafono?

Alle sei di pomeriggio poi mi sono decisa. E sono andata. E ho incontrato Francesca, una ragazza che ha la mia età ed è della classe accanto alla mia. Non avevo mai notato prima il suo largo sorriso. E ho incontrato anche Carmela della mia classe, che conosceva Francesca e ci siamo subito messe a ridere: anche tu qui! E soprattutto ho incontrato pure lui. Ci siamo guardati un po’ increduli e lui un po’ non capiva perché fossi lì, avrà pensato che lo seguivo chissà, ma anche io ero molto stupita di vederlo. Mi ha detto: perché non mi hai detto che venivi qua, scusa? E allora io gli ho risposto che neanche lui mi aveva detto niente e mi fa: – non pensavo ti interessasse.

La riunione cominciava e io non gli ho risposto e mi sono andata a sedere.

Mi interessava eccome.

***

C’era una volta un paese…

C’era una volta un paese di nome Santamaria

almeno una volta al mese cedeva alla lagnusia.

Eppure sempre campava ché c’era chi lavorava

ma per il malucchiffari non si riusciva a sanari.

Un giorno di primavera soldati verde bosco

misero la loro bandiera proprio su quel posto.

La Grande Quercia forse dal dispiacere si ammalò

e tutto intorno poi nessuno più annidò.

I grandi dimenticarono il cielo stellato di prima

le bimbe lì sull’asfalto adesso giocano a sima,

con le bici sul ciglio di foglie cadute lasciate

a fare da sponda ai ragazzi, alle pallonate.

fine