Mala tempora currunt sed maiora parantur

A cinque anni dalla grande manifestazione in Contrada Ulmo, il movimento No Muos è tornato a Niscemi.

AAAAAh non mi venite a tarpare le ali dicendomi che si ma no però. Non ci credo e non ci crederò. A Niscemi non ci vivo più da tempo va bene, in Sicilia tanto meno ci vivo da tempo. Sul fatto che quindi parlo facile perché me ne sono andata da un po’ posso essere parzialmente d’accordo. Anche se, io ero così anche quando vivevo lì. Facevo, dicevo, muovevo. Chiedete pure a chi mi conosce, come sono.

Comunque sia, questo 31 marzo ero alla manifestazione. Non ero affatto preparata a questa cosa, anzi pensavo proprio che queste vacanze le avrei passate in Piemonte, figuriamoci. E invece ero lì. Ed è stata una bella manifestazione. Non importa se noi – dall’alto delle nostre esperienze pluriennali – siamo abituati a cortei di almeno seimila persone ed eravamo forse neanche mille. Non importa se gli abitanti di Niscemi erano in pochi rispetto a quelli venuti da fuori. Ce n’erano quanti ne bastavano. E quando passavamo la gente si avvicinava, non si allontanava. Usciva a guardarci dal balcone. I bar erano aperti. Vi pare poco? Abbiamo fatto un lunghissimo giro e per tre ore abbiamo bloccato mezzo paese, tutti sapevano. Nessuna lamentela. In un periodo di calo di qualsiasi cosa e di paure varie ed eventuali, vi pare poco?

A me è sembrato come tornare agli inizi, quando ci bastava un sit-in per sentire di aver fatto qualcosa. Quando ci bastavano i volantinaggi per pensare di rompere il silenzio. Quando ringraziavamo chi ci sosteneva dall’esterno e veniva da lontano (Catania, Ragusa, Palermo come sembravano lontane e incredibilmente interessate a noi!) Quando ci legava il piacere di stare insieme e non solo lo stress della resistenza all’oppressione. Già allora costruivamo, senza saperlo, anche quest’ultima manifestazione. Un pezzettino alla volta. Così cambiavamo, una coscienza alla volta.

E guarda adesso. Facce nuove alla testa del corteo. Quanto sono giovani e felici di stare insieme! Si riempe il cuore. No, andatelo a raccontare a qualcun altro che a Niscemi non c’è più movimento. Non a me. Che lo sto vedendo letteralmente crescere.

 

In Contrada Ulmo torneremo.

 

Sicilia, all’armi!

Oggi la guerra, che sia dichiarata oppure no, si fa in qualsiasi luogo che dispone di una buona rete informatica e di trasmissione. Così la Sicilia va alla guerra senza nessuna apparente chiamata alle armi.

Oggi l’arma di guerra si nasconde quasi letteralmente dietro un filo d’erba, dentro un cavo di alta tensione, dietro a quella virgoletta di onda elettromagnetica che viaggia nell’etere. Oggi la guerra si nasconde in quelle che chiamiamo 46 antenne e sistema satellitare MUOS.

Niscemi – Base NRTF 8, 2013

La nuova tecnologia militare è come un enorme videogioco, in cui il campo di battaglia è il mondo reale, sotto attacco dei droni. Strumenti sempre più sofisticati e di svariate ampiezze e misure, con i quali abbiamo cominciato a familiarizzare anche noi, usandone la versione giocattolo che sa fare un sacco di roba… per esempio bellissime panoramiche dall’alto oppure portarci le cose volando. Wow.

drone-art

Bene. Benissimo. Ancora una volta diciamo grazie all’industria militare per questo fantastico e divertentissimo aggeggio? Che tra un po’ magari diventerà il nostro migliore amico? Il nostro cane da guardia, il nostro “come facevamo prima a vivere senza”?

Potrebbe succedere. Non lo so. So solo che la sicurezza e la sensazione di sicurezza non fanno che diminuire, attorno a me e dentro di me. E il motivo è uno: la guerra permanente e pervadente, globale e locale. Una guerra che guardiamo a distanza, pensiamo lontana. Che invece passa dai sistemi di telecomunicazione. Che quindi in realtà è ovunque. Ci attraversa, ci coinvolge anche se non la percepiamo.

Poi, ogni tanto, arrivano delle immagini di bambini che piangono e per qualche attimo ci indigniamo, ma in queste parti di mondo le persone non conoscono tregua né più attimi senza terrore.

Nonostante le tecniche di guerra si affinino, “migliorino”, si potenzino, non facciamo altro che sentire di vittime civili. Innumerevoli. Come può essere che una tecnologia così precisa abbia peggiorato il bilancio delle vittime innocenti, tra cui finiscono persino i bambini? Deve dunque esserci qualcosa che non va. Nessuno si affanna nemmeno a invocare l’incidente, la svista, l’errore umano quando vengono colpiti obiettivi non militari. Cosa significa “umano” del resto?

Il diritto e le convenzioni internazionali sulla guerra sembrano carta morta. E da anni ormai la guerra non ha come bersaglio obiettivi militari, ma persone che qualcuno conferma essere il bersaglio e che vengono colte alla sprovvista, prive di armi, dal volto irriconoscibile prima e dopo, individui “potenzialmente” pericolosi, che sono privati del giusto processo.

Per saperne di più su cosa significa la guerra dei droni e la fine del diritto alla vita di cui siamo tutti responsabili, consiglio questo documentario di un’ora: “Drone, di Tonje Hessen Schei”- http://www.doc3.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-162c4e99-f9b8-4aa4-a20d-5560eba30f46.html

Così, la Sicilia continua la sua “missione di pace” malcelata dall’imponente presenza militare che custodisce. Rimangono sottovalutati gli allarmi, le istanze presentate per via istituzionale e le proteste presentate sotto altre forme, per esempio quella del movimento No Muos e dei diversi comitati siciliani, dei collettivi e dei gruppi antimilitaristi vecchi e nuovi.

Per gli abitanti della Sicilia sembra non poter esserci spazio di argomentazione, possibilità di scelta di una diversa via di sviluppo. Per questa terra così segnata dalle lunghe guerre di ieri e di oggi, viene il dubbio che la guerra non sia mai finita.

La porta-aerei del Mediterraneo continua ad espandersi e si rinnova sempre senza alcuna discussione parlamentare – ma perché stupirsene ancora? Durante il convegno “L’Italia ripudia la guerra – gli attacchi dei droni, la Sicilia e il diritto internazionale violato” organizzato dal Comitato No Muos – No Sigonella in collaborazione con il Centro europeo per i diritti umani e costituzionali di Berlino, Antonio Mazzeo, noto giornalista siciliano, denuncia:

“dai comandi che passano dal MUOS operativo di Niscemi, dai droni che si alzano quotidianamente dalla base di Sigonella dipende il diritto alla vita di migliaia e migliaia di persone nel mondo. […] I Siciliani inoltre devono sapere che l’utilizzo degli aeroporti di Comiso, Catania e Reggio Calabria è determinato dalle priorità militari della NATO e degli Stati uniti d’America e addirittura che nei prossimi mesi i voli civili saranno tagliati proprio perché il personale militare italiano non potrà più governare il flusso di arei civili da Sigonella”.

Il rischio che i siciliani alzino la testa, che la società civile si organizzi c’è. Perché la consapevolezza e la coscienza si è diffusa, la cultura di sottomissione è diversa. I No Muos hanno colto l’oppressore impreparato, impreparatissimo, e l’hanno portato al vaglio dell’opinione pubblica, delle sedi parlamentari, dei tribunali. Forse per questo si sono lanciati negli ultimi anni dei progetti di scambio tra istituzioni militari e istituzioni scolastiche, che hanno delle declinazioni davvero particolari in questa regione e che sembrano richiamare a un disegno preciso: quello di lavorare su una nuova generazione di siciliani pacificamente collaborazionisti.

Il 2017 è stato un buon anno per la diffusione e il consolidamento della cultura militare in Sicilia, come rileva sempre Antonio Mazzeo con un articolo in cui si elencano le innumerevoli attività svolte dall’esercito italiano e statunitense insieme alle scuole.

La scuola siciliana va alla guerra – Antonio Mazzeo

Nel sistema educativo sembra non esserci più cittadinanza per la pace. Quella vera, disarmata e giusta. Nessuna intenzione di riflettere sul ruolo della Sicilia negli scenari di guerra planetari, sull’iperdronizzazione di Sigonella o sul MUOStro di Niscemi. Da Messina a Trapani, Catania o Comiso, “militari Usa brava gente”. E l’inno dei sommergibilisti prende piede. Sembrava avessimo chiuso con la retorica colonial-fascista-razzista e subito ci si imbarca nel sommergibile, pattugliatore o nave o velivolo da guerra con istruttori del 60° Stormo. Non mancano esercitazioni e addestramenti. Si osservano i droni militari. Torna prepotente il mito del supereroe combattente. Musica e propaganda bellica, scuola e forze armate: binomi utili e perfetti da replicare ovunque con la compiacenza di generali e ammiragli, presidi e docenti. Si aspettano tempi migliori per l’educazione alla pace.

Tra le cose che mi hanno colpito di più? “Le bambine e i bambini del Circolo Didattico “Madre Teresa di Calcutta” di Belpasso sono stati affidati ai marines per apprendere qualche parola in inglese, ritinteggiare le classi e condividere un rinfresco”.

Del resto, però non c’è nemmeno bisogno di scomodare vaghe intuizioni complottiste. Il sistema alternanza scuola-lavoro, il sistema di finanziamento che costringe le scuole a cercare risorse economiche esclusivamente sul territorio, non può che fare emergere questo stretto rapporto. Infatti, se chiami in causa il tessuto economico e sociale perché disegni i percorsi di sviluppo possibile, la pesantezza del settore militare fa la sua comparsa evidente. Diventa ovvia in certe zone siciliane, dove si spacciano compensazioni, o meglio riparazioni di guerra, come se fossero sogni di sempre, aspirazioni naturali di ognuno, opportunità di crescita culturale e personale.

Se l’autonomia regionale e scolastica nel 2018 significherà tutto questo, allora o ci inventiamo un nuovo significato per questa parola oppure evitiamo di prenderci in giro e non la usiamo più.

Immagine in evidenza: "Icaro caduto", statua in bronzo di Igor Mitoraj, Valle dei Templi - Agrigento

Quando l’immateriale diventa materiale

Non avevo fretta di pubblicare, non l’ho mai avuta. Solo nello scrivere, questo bisogna dirlo, avevo fretta. Ricordo come fossero ieri quelle settimane a cavallo tra il 2013 e il 2014. Ero ancora una studentessa di Palazzo Nuovo a Torino e l’unico tempo a disposizione ce l’avevo sotto le feste di Natale. Ho deciso di non tornare a casa per dedicarmi a questo, a scrivere di quello che era successo e stava succedendo in Sicilia, a Niscemi, attorno a una base militare USA che se ne stava lì indisturbata dal 1991. Naturalmente volevo che le persone leggessero subito tutto quello che avevo scritto, ma avevo voglia che venisse fuori qualcosa fatto per bene… per questo ho aspettato prima di divulgarlo. Ho chiesto a persone di fiducia e capaci, che la fortuna della vita mi ha dato intorno (tra cui Fabio, Ylenia e Giada che hanno dedicato – e dedicano ancora – tempo e competenze). Perché quello che avevo scritto era importante prima di tutto per le persone accanto a me, per il mio paese, amato e odiato, per questa Sicilia e per quei bambini che i genitori portavano a sfilare con me alle manifestazioni e che proteggevo, in cui speravo. Aveva un senso prima di tutto se aveva un senso per loro. Perché non era per la gloria mia o per il mio nome o per il mio piacere che scrivevo, ma con uno scopo: divulgare e condividere conoscenze e saperi. Spinta dalla cosa più immateriale che esista: l’amore. E alla fine, nel 2015 l’abbiamo messa in rete questa storia No Muos, sottoforma di blog a puntate. Mi sono, e ci siamo, sentiti soddisfatti.

E infine ecco,  l’immateriale è diventato davvero materiale. La casa editrice Nulla Die ci ha creduto senza battere ciglio. Adesso è un libro che tutti possono acquistare e leggere. Che si aggiunge ad alcuni altri e si aggiunge a un documentario e a un docufilm, a qualche studio accademico. Ma sono ancora pochi. Troppo pochi. Ci sono ancora tante cose da raccontare. Perché non è finito tutto nel 2013, non è finita ancora!

Ci sentiamo soddisfatti, ma vogliamo di più: vogliamo quelle antenne cadere giù.

 

Oltre le reti – Cronache da Contrada Ulmo racconta gli eventi che hanno interessato un momento molto particolare per il movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente e dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la città e gli abitanti di Niscemi. Gli eventi presentati in questa storia coprono il periodo che va da settembre 2012 a settembre 2013. I fatti riguardano principalmente la Contrada Ulmo secondo il punto di vista dell’autrice, attivista No Muos, che ricostruisce non solo i rapporti all’interno del movimento ma anche i rapporti tra e con le istituzioni.

Oltre le reti  – Cronache da Contrada Ulmo ha l’intento di essere uno strumento di studio e memoria, una documentazione e una testimonianza che conservi la traccia di grande portata per la storia sociale in generale e della Sicilia, di Niscemi, in particolare. Il volume è corredato di un apparato di note liberamente consultabili sul sito ufficiale del progetto: www.OLTRELERETI-CRONACHE DA CONTRADA ULMO.org, che raccoglie documenti, link, articoli e video.