Digressione

Maxiprocesso No Muos #129grazie più 1000

Tutto sommato essere trattati come criminali mafiosi potrebbe avere un bel risvolto umoristico di pirandelliana memoria.

Chiariamo subito una cosa. Se sei uno o una di quelli che pensano che la guerra sia l’igiene del mondo puoi subito smettere di leggere. Così non perdi tempo. Anche perché, caso mai pensassi di cambiare idea, non è in questo post che troverai argomentazioni sopraffine e teorie della storia che cerchino di convincerti del contrario.

Chiariamo subito anche un’altra cosa. Io scrivo a difesa degli imputati. Anche se non sono un avvocato e forse non sarà molto utile ai fini processuali. Infine, cosa c’entra Pirandello? Celebre la metafora del saggio “L’umorismo”.

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”.

Così mi pare questa cosa del maxiprocesso. La vecchia signora potrebbe essero lo Stato italiano, il marito gli USA. Quelli che prima ridono e poi provano pena siamo noi, di voi.

Niscemi, Sicilia. Nella notte dell’8 agosto 2013 alcuni nomuos si erano arrampicati sulle antenne occupandole pacificamente per protesta. Nel giorno del 9 agosto la manifestazione – autorizzata – si era snodata lungo la sughereta ed era arrivata in prossimità della rete della base regolarmente. A questo punto alcuni, armati di pericolosissima cesoia, tagliavano un pezzo di rete e  si introducevano dentro la base incontrando in effetti ben poca resistenza da parte delle forze dell’ordine. Ed erano stati seguiti da tantissimi, migliaia, di manifestanti che, nel fare questo, attentavano alla vita di non si sa bene quale poliziotto che passava di lì per caso senza ginocchiere. La giornata era stata memorabile, storica. Per la prima volta si occupava, pacificamente, il suolo militare statunitense in Italia. Senza dilungarmi su questioni di legittimità dell’azione e altre amenità politiche, sappiate solo che il fatto storico è avvenuto a conclusione di un anno molto particolare che vi invito a leggere qui su – OLTRELERETI.ORG.

Nel corso di questi ultimi anni sono successe tante altre cose, naturalmente. Nel frattempo, è arrivata la conclusione delle indagini per quei fatti e un altro risalente al 2014 in cui alcuni attivisti si impegnavano in un’altra incursione. Ad oggi sono 194 le persone a processo, ma il numero potrebbe ancora aumentare. Il maxiprocesso si farà. Non siamo di fronte a un “tentativo” di criminalizzazione dei movimenti sociali, ci siamo proprio dentro. Ancora una volta il precedente doloroso in Val Susa.

Insomma, vedrete un sacco di immagini “violente”. Vedrete la rete divelta e molti che la attraversano “violentemente” passeggiandoci sopra. Vedrete persino qualche fotografo o giornalista che per amore della notizia è finito tra gli indagati. Vedrete tanta gente armata di un bel niente. E quindi, capirete anche voi che i giudici e gli avvocati dovranno usare tutto il senso dell’umorismo che hanno.

Dico io… ma davvero dovete farci perdere tempo e denaro, davvero vi metterete a fare il processo a gente così? Venite  vedere con i vostri occhi lo scempio e a conoscere i veri criminali il 2 ottobre – ManifestazioneNoMUOS.

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FAQ MUOS. Per saperne qualcosa, in breve

Frequently asked questions sul MUOS di Niscemi e dintorni.

 

Ma che cos’è questo MUOS?

Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema di telecomunicazioni satellitare della US Navy, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, in Sicilia. La stazione MUOS di Niscemi è stata realizzata presso la base militare NRTF-8 (Naval Radio trasmitter Facility) attiva dal 1991. Non è un progetto NATO, non è una base NATO. Gli altri MUOS si trovano in Virginia, nelle isole Hawaii e in Australia. Le stazioni di terra sono costituite da tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne UHF. Il MUOS viene utilizzato, in teoria, per coordinare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni.

Ma dove si trovano Niscemi e la base?

Niscemi si trova nel sud della Sicilia, a una ventina di chilometri dalla costa, al confine tra diverse province: Caltanissetta, Catania e Ragusa. Le città vicine più importanti, con le quali Niscemi intrattiene forti relazioni economiche, sono: Gela, Caltagirone e Vittoria. Niscemi vanta la presenza di un’importantissima Riserva Naturale: la “Sughereta di Niscemi” uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero in Italia e dove vive la “Grande Quercia”, pianta monumentale plurisecolare. Indovinate quanto è vicina l’area della Riserva a quella della base militare? Sono contigue e i segni dell’impatto ambientale sono evidenti. Come se non bastasse, la base militare si trova a pochi chilometri dalla città, in linea d’aria, a ridosso di quartieri e zone residenziali molto abitati.

Ma perchè non lo volete?

I motivi per cui non lo vogliamo sono molteplici e hanno a che fare con diversi livelli di interessi e consapevolezze individuali o collettive. Ma non sono astrusi. In ordine non di importanza, ma semplicemente dal particolare al generale, proverò a spiegarne i concetti di fondo.

Siamo preoccupati per le conseguenze ambientali e rischi sulla salute che il sistema di trasmissione del MUOS provoca. Inquinamento nefasto che andrà a sommarsi a quello che gli organismi umani, animali e vegetali già subiscono da decenni a causa delle altre 46 antenne attive dagli anni Novanta. Per non parlare del fatto che siamo da tempo inseriti nell’elenco nazionale delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale.

Siamo scontenti della gestione politica e militare della nostra terra, diventata la portaerei del Mediterraneo, assoggettata alle politiche sia NATO sia USA, cui i governi siciliani non si oppongono e che non corrisponde ai desideri dei siciliani stessi, come dimostrano ciclicamente le grandi mobilitazioni regionali, sia nei confronti dei progetti militari, sia nei confronti delle politiche economiche, sia nei confronti dei poteri forti e mafiosi.

Siamo convinti che l’antimilitarismo e l’antifascismo siano valori imprescindibili della società e del mondo che vogliamo abitare. Non c’è futuro per l’umanità che non passi dal disarmo totale. Non c’è progresso senza consapevolezza civile e democrazia partecipata.

Ma chi è questo Turi Vaccaro? Ma è pazzo?

Turi Vaccaro non è pazzo, tutt’altro. Turi Vaccaro, di origine siciliana, emigrato a Torino, ha studiato filosofia e lavorato in Fiat. Il suo percorso personale l’ha portato ad aderire ai principi e ai valori della nonviolenza. Accortosi che nel suo lavoro si occupava di  assemblare componenti di utilizzo militare, ha preferito il licenziamento e ha scelto l’attivismo pacifista. In Italia è legato storicamente alle manifestazioni di Comiso degli anni Ottanta, al movimento No Tav e, naturalmente, al movimento No Muos. Le sue azioni di disobbedienza civile nonviolente non sono casuali, ma sono sempre frutto di una preparazione lucida e responsabile, dall’effettivo riscontro pratico. (Qui una sua breve biografia)

Ma siete di sinistra?

Siamo un movimento che si basa sull’adesione spontanea e individuale a determinati principi che possono essere letti nella Carta d’intenti del Coordinamento Regionale dei Comitati NO MUOS. Utilizziamo il metodo assembleare e della democrazia diretta cercando di prendere decisioni condivise quanto più possibile all’unanimità. Ciò non significa che il singolo non possa esprimere la propria individualità e non abbia spazio di azione al di fuori dell’assemblea. La solidarietà tra movimenti e individui che lottano basandosi sugli stessi principi e metodi non è in discussione. Se questo significa essere di sinistra… fate voi.

Ma c’è la mafia?

Si, c’è la mafia. Se volete saperne di più, potete cercare informazioni presso questi siti e queste associazioni: Radioaut Palermo e Associazione Antimafie Rita Atria. In particolare su Niscemi eccovi uno scritto di Sebastiano Gulisano La-Morte-e-la-Speranza_Sebastiano-Gulisano_1997, che ho scoperto da pochissimo. Io in quegli anni raccontati nel suo libro ero una tra i tanti bambini che frequentavano le elementari. Per quanto riguarda nello specifico il Muos, cliccate sul titolo per leggere un dossier a cura di Antonio Mazzeo: La-mafia-ed-il-muos.

Ma siete contro gli americani?

Non siamo contro gli americani, perché non siamo “contro” nessuno. Siamo contro la propaganda e l’indottrinamento di massa, contro l’ideologia imperialista, contro le servitù militari e lo sfruttamento di popoli, territori e risorse.

I No Muos sono black block?

Molti sono, o dicono di essere, No Muos. I No Muos sono, o possono essere, in molti.

Quanti posti di lavoro ha creato il Muos?

Nessuno per i niscemesi, qualcuno per i politici, buone prospettive per giornalisti freelance o di controinformazione, ottime per gli assoggettati al potere.

Il Muos ci serve contro l’ISIS?

No, perchè contro l’ISIS non ci servono altre armi, se non quelle dell’informazione e della coscienza.

Quante probabilità di successo ci sono?

Rispetto al Muos molte, anche perché il progetto è totalmente assurdo ed economicamente insostenibile (stiamo parlando di milioni e milioni di dollari che si continuano a spendere per un sistema sensibile, fragilissimo e dalla dubbia utilità). Il vero obiettivo però è da sempre la smilitarizzazione completa. Non si tratta di un traguardo raggiungibile nel giro di poco, ma non c’è dubbio che possa essere considerato alla portata della nostra generazione. Insomma, non è una certezza, ma nemmeno un’utopia.

 

Vuoi saperne ancora di più? Eccoti tanti bei link per informarti meglio e a fondo.

NoMuos.info, sito di riferimento del movimento No Muos, per un’informazione dal basso.

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo. Se vuoi approfondire la storia di un particolare periodo del movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente, dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la cittadinanza niscemese.

Il Blog di Antonio Mazzeo. Peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha lavorato anche nella cooperazione internazionale in Ex Yugoslavia, Albania, Colombia, Cuba, Centroamerica, Brasile ed Uruguay. Seguilo su Facebook – Antonio Mazzeo.

Meridionews, per la cronaca e per i giornalisti che ci scrivono (Andrea Turco, Fabio d’Alessandro)

Il vizio della memoria, blog del giornalista Sebastiano Gulisano

 

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo

La ricostruzione di un anno No Muos. Non uno qualsiasi, quello del Presidio Permanente No Muos: on line, a puntate, sul sito di Oltrelereti: oltrelereti.altervista.org.

Finalmente questa storia del Presidio Permanente No Muos vede la luce. La luce dei vostri schermi, per lo meno. Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo è un progetto nato molto tempo fa e rimasto nel cassetto fino a quando, grazie alla collaborazione di Fabio d’Alessandro, non si è deciso di metterlo “in rete”. Si tratta della storia di un particolare periodo del movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente, dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la cittadinanza niscemese. La storia che ha acceso riflettori spietati sul sistema di antenne NRTF, la storia che ha sconvolto un paese e di una contrada che nel corso di un solo anno ha visto marciare migliaia e migliaia di persone che hanno acquisito la consapevolezza dello scempio e hanno scelto di lavorare per riappropriarsi di ettari di natura e di dignità. In Contrada Ulmo c’è una strada a cui è stato dato un nuovo nome: Via Le Basi.

“Non esistono storie oggettive, esistono però storie esplicite, che precisano criteri e intenzioni. Io sono evidentemente di parte, niscemese, No Muos. Gli eventi sono presentati secondo un criterio cronologico che copre il periodo che va da settembre 2012 a settembre 2013; tutti i fatti sono documentati e in genere liberamente consultabili; i fatti riguardano principalmente la Contrada Ulmo e la città di Niscemi, secondo un punto di vista molto locale, spesso personale, aperto principalmente ai rapporti tra le Istituzioni (regionali e nazionali) e Niscemi – rispetto a questo è utile sottolineare che si farà riferimento solo ad atti resi pubblici e a dichiarazioni pubblicamente sostenute.

Oltre le reti: cronache da Contrada Ulmo non ha nessuna pretesa di esaustività. La sua unica pretesa è quella di coltivare la memoria. Una memoria necessaria come l’acqua. Non si deve dimenticare che qualsiasi conquista, rallentamento, onore e onere che possa attribuirsi al movimento No Muos è venuto dal basso. Se esiste qualcosa che possa essere considerato davvero simile a una vittoria, si tratta di questo.

Una delle tecniche per limitare il potere del popolo è quella di cancellare dalla storia i veri agenti del cambiamento, di fare in modo che non siano riconosciuti. Per far questo è necessario distorcere la storia e far credere che siano stati i grandi uomini a fare tutto. In questo modo la gente impara che non è in grado di fare alcunché, che è senza speranza, che deve attendere che appaia qualche grande uomo a risolvere tutti i problemi.

Noam Chomsky, Capire il potere, Marco Tropea Editore, Milano 2002, p. 214.

Per fare la storia e tramandarne la memoria abbiamo un mezzo soltanto: costruire la narrazione di noi stessi. Più ricca sarà la narrazione, più saranno i punti di vista, più diversificate le tecniche utilizzate, meno rischio correremo di dimenticare e tornare docilmente a pensare che interessarsi al mondo non sia una cosa adatta a noi, oppure qualcosa di cui non siamo capaci. La storia non è mai già scritta prima da qualcuno, ma sempre e solo ricordata da te.”

oltrelereti

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Il Muos c’è. I No Muos pure.

Piccolo aggiornamento sulla lotta al Muos di Niscemi per riprendere il filo di un discorso interrotto troppo tempo fa.

Diciamo che di cose ne sono successe dall’ultima volta che ho pubblicato qui delle novità riguardanti i No Muos, Niscemi e il Presidio. Un’infinità. Come faccio a riassumerle? Impossibile, nemmeno ci provo. Posso solo dire che la cosa che ho notato subito, rileggendo i post passati, non è certo che sia venuta meno la rabbia, il fervore, le parole, la santa pazienza e anche no. Quello che ho notato è che: per spiegarvi cos’è il MUOS prendevo delle foto di repertorio, scattate alle altre tre installazioni. E invece adesso ecco qua.

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Come potete immaginare non siamo molto felici e non sono molto felici neanche altre persone. Verò è che quest’anno è stato particolarmente difficile a causa della repressione amministrativa e politica, della sfiducia, dei cambiamenti, perché si cresce ma…che vi devo dire?! Il fatto è che nessuno può negare che, durante tutte queste stagioni e nonostante le onde malefiche, si sono concentrate in contrada Ulmo un sacco di energie positive che di sicuro lo hanno reso e lo renderanno un luogo migliore. E poi ci siamo presi anche le nostre piccole soddisfazioni. Abbiamo procurato tanti bei fastidi ai poveri marines, ma soprattutto ai loro grandi capi, compresi Ministeri, Consolati e Presidenti. In quella base noi ci facciamo di tutto, ci entriamo, ci usciamo, saliamo e scendiamo dalle antenne. E attorno ci giochiamo, ci raduniamo, manifestiamo e godiamo di un’unione profonda, di un senso di solidarietà che nessuno riuscirà più a rimuovere. A volte ci basta uno sguardo per capirci, a volte una risata per distenderci, a volte dobbiamo discutere per organizzarci, ma vi assicuro che ci basta niente per ripartire.

continuate a seguirci! www.nomuos.info

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No muos – ArciReport 15 Gennaio 2013

NO MUOS, IL PRESIDIO PERMANENTE CONTINUA – Di Pietro Cristina

muos

È difficile raccontare quello che sta succedendo, l’aria che si respira, l’incredibile stagione di lotta di Niscemi, una cittadina siciliana in provincia di Caltanissetta che abita una zona importante per l’agricoltura ma non solo, situata accanto ai resti meravigliosi di un antico querceto, al bosco di Santo Pietro, una collina vista mare sulla piana di Gela conosciuta dagli amanti del parapendio.

Il Muos è un sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, costituite da tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne UHF alte 149 metri. Sarà utilizzato per coordinare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella. Una delle quattro stazioni al mondo la stanno costruendo in Sicilia, presso la base NRTF che si trova all’interno della riserva naturale ‘Sughereta di Niscemi’, dal 2000 sito di importanza comunitaria. All’interno di questa base sono già attive da vent’anni 41 antenne in banda HF e una a banda F alta circa 140 metri. Studi commissionati a ingegneri del Politecnico di Torino e recenti misurazioni Arpa hanno fatto emergere la pericolosità non solo derivata dalla messa in funzione del Muos, ma anche dell’attuale sistema di antenne in funzione, che supera già i limiti di legge imposti sulle emissioni. Che il Muos «non s’ha da fare» non lo dicono solo i cittadini niscemesi. Medici, giornalisti, ingegneri, ambientalisti e avvocati hanno rilevato una situazione disastrosa su ogni fronte e hanno prodotto la contro-documentazione necessaria per opporsi al progetto ed evitare danni alla salute umana e lo scempio della Riserva Naturale, un gioiello naturalistico europeo che appare oggi devastato: fuori la flora rigogliosa e resistente, dentro chilometri di reti militari e terra bruciata. Da anni la popolazione lotta contro questa nuova arma voluta ‘senza se e senza ma’ dagli Stati Uniti su un territorio che secondo la sua Costituzione «ripudia la guerra».

Da novembre è attivo il presidio permanente No Muos, accampato a Niscemi, in contrada Ulmo, su un terreno che dà sulla via principale di accesso alla base. Il popolo No Muos presidia notte e giorno attraverso turnazioni, svolge attività di monitoraggio, è riuscito a rallentare i lavori della base opponendosi ai mezzi pesanti col proprio corpo e rispedendoli a Sigonella più volte.

L’ultima notizia sul fronte No Muos scuote gli animi e fa arrabbiare, preannunciata da una nota al governo siciliano del Ministro dell’Interno che ha dichiarato che: «la base di Ulmo è un sito di interesse strategico per la nostra nazione e per i nostri alleati» e che «non sono accettabili comportamenti che impediscano l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale e la libera circolazione connessa a tali esigenze, tutelate dalla Costi­tuzione». Si lascia largamente intendere la realtà dei fatti, questa nota è volta piuttosto ad assecondare gli alleati promotori del progetto interamente gestito e finanziato da loro. Si è dato quindi il via alle Forze dell’Ordine che nella notte del 10 gennaio, in atteggiamento antisommossa, hanno scortato e protetto la grande gru della ditta Comina necessaria al montaggio definitivo delle tre parabole. Tutte le vie d’accesso al paese di Niscemi e al presidio di contrada Ulmo sono state bloccate per ore da camionette di polizia che impedivano il passaggio di chiunque. Un intero paese e le sue campagne si è trovato nel giro di poco tempo militarizzato, sotto scacco e impotente di fronte allo Stato.

I presidianti che erano riusciti a concentrarsi prima dell’inizio dei blocchi hanno cercato di fermare i mezzi usando solo il loro corpo, inermi e pacifici, ma sono stati trascinati bruscamente e manganellati.

All’indomani, il presidente della Regione Sicilia Crocetta ha dichiarato: «I siciliani sappiano che il governo siciliano non farà alcuno sconto sulla salute dei cittadini e, nel giro di qualche giorno, il provvedimento di sospensione dei lavori e della messa in mora dell’esercizio dell’impianto Muos sarà emanato, per cui a nulla servono forzature di stampo autoritario per imporre alla Sicilia strumenti che potrebbero essere collocati in aree più idonee, dove non ci siano rischi per la salute dei cittadini». Quello che suscita scandalo è che si è atteso tanto, troppo tempo, nonostante le inchieste, le rilevazioni Arpa, le proteste forti di argomentazioni incontrovertibili, l’unione del popolo siciliano che scavalca lo stretto e trova la solidarietà dei No Tav, dei No dal Molin, dei pacifisti e di tutti quelli che denunciano un’Italia serva degli americani che ancora chiede tasse per pagare gli stipendi di chi dovrebbe proteggerti e non lo fa.

La politica della regione Sicilia poteva essere meno blanda e chiedere già da tempo la revoca delle concessioni in autotutela, piuttosto che votare una mozione che ha subordinato la richiesta di revoca delle concessioni ad ulteriori accertamenti, all’indomani delle gravi e preoccupanti dichiarazioni del Ministro Cancellieri. Come abbiamo già evidenziato in un comunicato stampa dell’11 gennaio, «scorgiamo una drammatica continuità con gli anni passati: Sicilia avamposto militare nel mediterraneo, ieri base missilistica e nucleare oggi avamposto ipertecnologico della guerra prossima ventura, frontiera ostile di un nord arrogante e ricco verso il sud e il mondo intero. Le botte e le cariche di stanotte hanno forzato i presidi di tanti cittadini siciliani, calpestando la democrazia e il diritto, ma non spazzano via l’aspirazione, la volontà, la vocazione della Sicilia e dei siciliani ad essere ponte di pace nel Mediterraneo».

I soci dell’Arci Liberamente di Niscemi sono da sempre a fianco dei comitati No Muos a livello logistico e umano. Aspettiamo, ma ricordiamoci che qualsiasi risultato positivo si ottenga sarà solo perché dal basso si è creato il movimento, perché migliaia di cittadini hanno appoggiato e appoggiano la causa No Muos, perché i No Muos non si sono arresi e non si sono accontentati delle promesse e si sono fatti trovare pronti anche alle manganellate.

Il presidio permanente è fatto di persone, sguardi, voci, canzoni, coperte, sedie, poltroncine, tavoli, legna che arde, pentole per cucinare, una dispensa e cassette di frutta, documenti, volantini, pubblicazioni ambientali, computer. Ogni giorno e ogni notte il fumo della stufa sale in alto e manifesta la presenza della vita che resiste sullo sfondo della mega antenna, la più alta ma non l’unica, un simbolo di oppressione e di morte che nasconde dietro la collina l’ancora più opprimente Muos in costruzione.

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PER IL PRESIDIO PERMANENTE NO MUOS

In occasione di un arrivederci, Cristina Di Pietro.

 

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Splende il giorno nel bosco umiliato,

ti sussurra all’orecchio il destino,

oltre la rete si staglia il passato,

e incombe un presente infinito.

Troppe antenne che coltivano affanno,

tre parabole preannunciano morte,

su una terra che bruciata dal danno

attende della fenice la sorte.

Questa vista non ha nulla di umano,

il silenzio ti descrive l’orrore,

il dolore che nel petto alleviamo

sfasa il cuore e confonde l’umore.

Chi semina vento raccoglie tempesta

e una valanga chi più l’arresta?

È per la vita che ci raduniamo,

per proteggere quello che amiamo.

Se quello che eri non sarai più

le antenne, è sicuro, cadranno giù.

Nei sogni, già grande e presto, il futuro

lo immaginiamo né dubbio né oscuro:

cortecce, versi di animali creature,

intrecci odorosi, di muschi frescure.

Senza antenne, cemento, via i militari,

senza reti, vedette e cambi di guardia,

un paesaggio che è tra i più vari

dall’Etna al tramonto ecco s’allarga.

Qui ti trova l’amore, la speranza,

così corre la bella gioventù.

Nel sangue monta la forza del vento,

dagli occhi balenano i colori del mondo.

Blocchiamo il disastro che avanza

chi si oppone ci rinsalda di più,

non saremo né santi né eroi

ma solo degni di chi dopo noi.

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11 Gennaio 2013 NO MUOS!

Il venerdì nero della Sicilia inizia presto. Poco più tardi passa la gru che completerà la costruzione del MUOS nella sughereta di Niscemi

di Salvatore Giordano

Già all’una, in piena notte, numerosi mezzi, blindati e non, della polizia e dei carabinieri con centinaia di uomini in assetto antisommossa cinge un assedio spaventoso alla contrada Apa-Ulmo di Niscemi. Scopo dei blocchi, evidente e dichiarato (e forse pure annunciato dalle parole, solo all’apparenza prive di senno, di ministri tecnici e mestieranti della politica) è impedire il transito ai cittadini, siciliani e non, diretti al presidio No MUOS. Un presidio, peraltro, sorto su una proprietà privata di cui il movimento sta perfezionando l’acquisto.

Ma il perché di un tale schieramento contro semplici cittadini, pacifici, armati solo delle proprie ragioni (ragioni peraltro sancite dal buon senso prima ancora che dalle norme del diritto italiano e comunitario, dalla costituzione italiana e persino dalle convenzioni e dai trattati internazionali) non sfugge: quello schieramento vuole sì spaventare, dissuadere mi sembra inappropriato, ma non solo. Vuole spaventare, ma punta a impedire, riuscendoci, ai padri e alle madri di famiglia e ai numerosi ragazzi accorsi, anche solo di avvicinarsi al tragitto che seguirà la gru.

Già la gru: “grazioso” aggeggio meccanico che solleva quattro o cinquecento tonnellate sino a 165 metri di altezza. Avete sentito bene: 165 metri. Cosa solleveranno mai, stavolta? E tanto in alto? Niente di che, normale amministrazione per le arms-mafie e i signori della guerra: ciò che ancora manca all’arma perfetta per le guerre del terzo millennio. Ossia le parabole che completeranno la costruzione della stazione di terra del MUOS in Sicilia all’interno della riserva naturale Sughereta di Niscemi ove sorge una base militare a esclusivo uso della marina militare degli Stati Uniti. Per due mesi gli attivisti No MUOS con la loro pacifica azione di denuncia sono riusciti a ritardarne il passaggio. Oggi, di colpo, non possono più avvicinarsi: il governo italiano ha deciso, rendendosi complice, di fatto, delle logiche della guerra e degli interessi della shock economy, di un’economia basata sulla guerra e che realizza, in barba a ogni crisi, affari fiorenti e profitti miliardari. Profitti dell’industria bellica che hanno un alto, altissimo, costo sociale e umano: queste armi di Niscemi, a forma di tre antenne paraboliche, grandi ciascuna quanto un campo di calcio, posizionate su giganteschi pilastri di cemento armato alti 150 metri circa, causano gravi danni (oltre che all’ambiente e alla sua bellezza e varietà di flora e fauna) alla salute e alle attività umane, economiche o ricreative che siano. E non basta: il MUOS è circondato da 91 antenne (che, forse, ma non posso dirlo con certezza, nel frattempo sono diventate 95) alcune alte decine e decine di metri, una addirittura 150 metri. Antenne tutte utilizzate esclusivamente dalla marina militare americana, senza che lo stato italiano o la NATO vi abbiano il benché minimo accesso, per guidare droni (aerei senza piloti che stazionano in Sicilia, sempre più impiegati nelle operazioni belliche), sottomarini ad armamento nucleare, missili. Antenne che studi del politecnico di Torino, o compiuti da fisici indipendenti e da agenzie pubbliche di ricerca hanno accertato, non solo come nocive, ma come letali perché superano di molto i limiti consentiti dalla legge. Una legge aggirata anche dalla rigidissima normativa regionale che, con un codicillo al regolamento emanato il 5 settembre scorso, non si applica “agli ambiti militari”… Sic!

Chi arriva nelle prime ore di questo venerdì nero, i più in macchina, qualcuno a piedi, si trova dinanzi la polizia, nei suoi minacciosi equipaggiamenti, schierata davanti a fari accecanti, telecamere blindate e idranti puntati contro la gente. I mezzi sono schierati a bloccare le strade: una paletta intima l’alt, una folta pattuglia di irriconoscibili agenti armati di manganelli in mano e protetti da caschi e scudi circonda chi arriva. Realizza l’accerchiamento con fare svelto, professionale, distaccato e poi grida una sola frase: “di qua non si passa.” Se sei alla guida, provi a farfugliare qualcosa, se puoi fare inversione, mentre chi sta nel sedile accanto al tuo attacca un “la leucemia ce la prendiamo tutti, anche i vostri figli”, intanto armi da fuoco impugnate da altre mani guantate spuntano a dar manforte a chi minaccia l’uso del manganello. La frase cambia di poco, ma il tono è ancora più perentorio: “di qua non si può passare”. Dal buio spunta un altro agente, che si agita, tradendo l’aplomb dei suoi colleghi, e ti intima di abbassare le luci. Non avendo capito al volo, abbassi il finestrino, in cuor tuo stramaledici quel sant’uomo di Rosario Crocetta che se avesse revocato le autorizzazioni, lui che poteva, ti avrebbe risparmiato l’umiliazione di vederti un manganello sfiorarti il naso fin dentro la macchina perché non hai abbassato le luci che disturbano le riprese delle telecamere dal blindato. Capisci, però, che ti aspetta di peggio. E che il blitz notturno, perché è di notte che si muove chi ha qualcosa di losco da fare, perché il favore della notte arride ai signori della guerra, ti vedrà soccombere. Ma non ti arrendi subito, ragioni, cerchi di unirti ad altri, ti informi.
Saputo, con una certa approssimazione, dov’è arrivato il lento viaggio notturno della gru, se sei in mezzo a quella gente che almeno vuol vedere e poter raccontare a tutti quel che stanno facendo di notte e lontano dagli occhi della stampa locale e nazionale, percorri mille viottoli di campagna, fino a quando ne trovi uno non presidiato in armi e aggiri il blocco.

Sai che altri sono più avanti, stanno tentando di rallentare il transito della gru e del convoglio che la scorta: una colonna composta da una mezza dozzina di camion, molti mezzi e tanti uomini della polizia e dei carabinieri. Sai che quelli che sono andati un po’ più in là sono già stati sopraffatti, ma fai anche tu la stessa cosa degli altri: ti fermi e aspetti. Il freddo punge, le voci si rincorrono ai cellulari o con lo scambio di sms, il tempo passa in un attimo e arriva il convoglio. Alzi le mani, applaudi, ti fai vedere: si fermano. Provi a dialogare con i celerini (lo so che non si dice più così, ma non li voglio offendere, per carità), ma ti rendi conto che ti eri illuso: uno in borghese, in mezzo a quelli come te, si mette di lato e dice, teatrale: “Al tre!” Tutti lo guardano, lui scandisce: “Signori, u-no, due-e, TRE!”. Ti strattonano, in tanti, ti spingono, con gli scudi, con i manganelli con le mani guantate. Anche l’ultima resistenza è piegata. Qualcuno si rialza, grida, invoca. Un celerino, detto sempre senza offesa, si sofferma un momento e ti parla in siciliano — che arte, in mezzo fra il cinico e il qualunquista che gli hanno insegnato! — per dirti quello che non ti aspetti, quasi a giustificarsi: “Abbiamo l’ordine di farli passare, non possiamo fermarli, prendetevela con gli onorevoli che avete votato, non ce n’è al vostro paese?”

“Già, gran pezzo di rintronato”, gli vorresti rispondere, “io di gente così non ne voto”, ma lui si è già unito ai suoi colleghi. Peccato non portasse un cartellino identificativo, obbligatorio per tutti gli altri dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

http://www.mediterraneoforpeace.it/?p=1963