Stato

So cosa dovrei fare

So cosa dovrei fare. Dovrei volare con lo sguardo oltre l’orizzonte per estendere il mio pensiero all’infinito. Dovrei tendere l’arco per scoccare frecce lunghe che si posino sul mio domani. Pensare di piantare i semi degli alberi e degli arbusti e dei fiori sotto cui troveranno riparo i sogni che sto costruendo. Dimenticare il passato che non mi serve, registrare da qualche parte le date importanti. Aggiungere didascalie a foto che non ricordo più quando ho scattato. Dovrei vivere il presente. Dovrei fare le pulizie di stagione stagionalmente e quando è la  stagione. Dovrei respirare a pieni polmoni, attivare la circolazione sanguigna, darmi da fare. Dovrei essere il più possibile produttiva. Dovrei impegnarmi in qualcosa. Preoccuparmi del mondo, di tanto in tanto. Dovrei non mollare mai, non cedere alla pressione.

Invece, mi perdo tra i tuoi riccioli biondi, mi affabulano le tue promesse di eterna bellezza e salute e gioventù. Mi inganna, ogni volta come fosse la prima volta, questa effimera ora d’amore.

 

 

Stato

Ti riconoscerei tra mille

Ti riconoscerei tra mille e mille. Tra volti che si accalcano per vedere lo spettacolo, tra gambe che si muovono in marcia verso un sogno, tra la gente che affolla le piazze, le strade, le uscite e le entrate delle metropolitane, che se ne sta sulle spiagge gremite nei giorni d’agosto. Tra frastuoni e rumori di industrializzazione che avanza, tra grida e canti della festa di paese, tra fischi di treni e navi che partono, tra suoni di aerei e allarmi di emergenze imminenti, saresti per me come un papavero bianco tra mille papaveri rossi. Saresti per me come il pino solitario su quella collina ricoperta di spighe di grano. Saresti il punto che tace, la forza di gravità che inghiotte ogni cosa, la fissazione di un colore su tutti gli altri.

giphy_lov

 

Citazione

Verrai, vivrai, sarai?

“La stagione dell’amore viene e va, i desideri non invecchiano quasi mai con l’età…” cantando la mia sulle note di Franco Battiato.

 

 

Ti rincorrerà

come lo scampanìo delle sette in punto

che hai ascoltato dicendo addio al giorno

e benvenuta alla sera.

Ti ricorderà

come ci si sente ad avere il cuore in festa,

il cielo sgombro, l’aria in faccia,

in un secondo tutto il mondo.

Sarà un amore come mai,

come niente, come nessuno.

 

Dici?

– Dico.

Stato

Come quando fuori piove

Come quando fuori piove con settembre e altre ombre.

Come quando fuori piove noi sdraiati sul divano ognuno coi suoi vuoti a portata di mano che ci dicono chi siamo dove eravamo dove andiamo. Così dal vetro dei miei occhi sembra grigio il tempo intorno ma è questione di un secondo se veloce con un lampo mi risvegli dal mio pianto e mi asciughi l’avvenire potrò ancora luccicare, tornerò con te a brillare.

 

Capodistria – 2 Luglio 2016

Adesso, ho un nuovo davanzale. Mi affaccio su un paesaggio di nuovo urbano. Da qui vedo naufragare il tramonto sull’Adriatico, riflesso dalle foglie sempreverdi di un albero di cui non so il nome, riflesso anche dal cielo, naturalmente, e da piccole altre finestre come le mie, con le ante azzurre. La luce mi fa brillare gli occhi e mi riempie di venature rosate la stanza. A volte, non sempre. Ma oggi sì. Oggi è uno di quei tramonti da perdersi liquefatti in mare assieme al sole, per quanto sono belli.

Così mi accoglie la mia nuova casa, mi riceve il mio nuovo letto, si rivela il mio nuovo punto di vista sul mondo. Luminosa e bianca, con il parquet, che adoro, e un tocco di colore che ho portato io con le mie cose. La pulizia e l’ariosità di questo mio nuovo luogo, solo mio, tutto mio, mi conquista. Da qui ricomincerò e riprenderò a scrivere, leggere, vivere.

E proprio questo è il punto, qui  il nodo avviluppato: ricominciare, riprendere. Da dove? Quante cose sono successe in questi mesi di inzio estate? Troppe. Penso all’Europa e agli amici che vivono in questa Europa. Penso alle stragi di oggi e di ieri. Penso alla mia Isola, un triangolo di sole lontano, che sempre più si allontana da me. E penso al mio amore, eterno bambino, che non trova la porta giusta per uscire dal labirinto della sua solitudine. Così mi richiudo in me stessa, evito, lascio che passi questa bella estate, in freschezza. Come farebbe Gioachino Rossini.

 

 

Sunday Kind of Love

Solo per amanti del jazz e di Etta James

La scorsa domenica ero a casa. Mi ero alzata tardissimo dopo un ennesimo sabato sera di baldoria. Tutto andava a rilento: la sveglia, il vestirsi, il caffè, il cervello. Del resto, era anche una di quelle domeniche che mi volevo davvero godere con lentezza. Infatti ero reduce da una settimana intensa, piena di emozioni che dovevano ancora sedimentarsi. Per cui non facevo assolutamente nulla per accelerare. Anzi.

Sto lì che mi preparo la colazione, indugiando sulla scelta del coltello più adatto per poi spalmare con estrema cura il miele sulla fetta biscottata. Scelgo le arance per la spremuta. Nel frattempo l’acqua per il caffè solubile bolle: “cattiva abitudine che mi sono presa qui, questa del caffè solubile”, dico a me stessa come ogni mattina. Ma oggi sono proprio serena e questo pensiero assume un tono molto più condiscendente del solito. Quando è tutto pronto mi metto comoda in poltrona, nel soggiorno. Ho lasciato il computer acceso nella stanza da letto con musica random che va. E arriva… in sottofondo. Eccola. Una di quelle canzoni che a volte ti dà uno struggimento che ti fai tenerezza da sola. Che comunque non oggi che sei così… quieta. Infatti l’effetto è stato tutt’altro rispetto a quello che mi aspettavo.

Questa donna, questa Etta James che forse mi farebbe di nuovo credere che Dio esiste o che comunque di sicuro esiste la Madonna e ha la sua voce, mentre la ascolto mi fa sentire che tutto è perfetto, anche il vento fuori che picchia sui vetri e porta pioggia. Persino il mio caffè solubile. Un momento di pace ed equilibrio cosmico di cui fanno parte anche i miei tormenti d’amore, che non sembrano più cose tristi. Questa domenica perfetta la sto passando ancora una volta sola con me stessa e i miei pensieri romantici così belli, così languidi, così vivi. Nessuna malinconia, né nostalgia. Nessun naufragar m’è dolce in nessun mare. La verità è che tutto è al suo posto. Tutto è come dovrebbe essere. Anche io sono in ordine. Oggi mi assumo le mie responsabilità.

louijoverart.b

Questa solitudine è responsabilità solo mia. L’ho voluta. L’avrei cercata comunque, a prescidere, l’avrei pretesa e me la sarei concessa senza chiedere il permesso a nessuno. Come ho fatto in passato. Come farò in futuro.

Chissà un giorno, mentre ce ne staremo io e qualcun altro abbracciati, ci capiterà di ascoltare At Last. E sarà un altro attimo di pace cosmica in cui tutto è esattamente dove dovrebbe stare e come dovrebbe essere. Da vivere con lentezza. Come questa domenica. … vi farò sapere.

 

 

 

 

Per un’ora d’amore

Prima che scoppi la guerra

mio nuovo pezzo di terra

baciami ancora le labbra

stringimi forte al tuo cuore

agganciami al tuo sospiro

come vento in un solo respiro.

Prima che infuri il destino

mio dolce e stranito bambino

asseconda la nuca, le dita

disegnami sul viso la vita

portami là dove il solo rumore

siamo noi per un’ora d’amore.

CDP

Altre prose poetiche e poesie prosastiche…

Immagine: “Love in Brest”, 2013 – Alice Pasquini’s Art