Citazione

Verrai, vivrai, sarai?

“La stagione dell’amore viene e va, i desideri non invecchiano quasi mai con l’età…” cantando la mia sulle note di Franco Battiato.

 

 

Ti rincorrerà

come lo scampanìo delle sette in punto

che hai ascoltato dicendo addio al giorno

e benvenuta alla sera.

Ti ricorderà

come ci si sente ad avere il cuore in festa,

il cielo sgombro, l’aria in faccia,

in un secondo tutto il mondo.

Sarà un amore come mai,

come niente, come nessuno.

 

Dici?

– Dico.

Le radici che tengo

Di origini, famiglia e culture radicanti

Piccola premessa. Non sono mai stata così lontana dalla Sicilia come durante quest’anno. Anno in cui sono tornata a casa solo per due settimane tra Natale e Capodanno. E la cosa comincia a produrre strani effetti.

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Da un po’ di tempo a questa parte, devo ammetterlo, faccio fatica a rispondere alla domanda: “di dove sei?”. La risposta estesa, infatti, suonerebbe più o meno così: “io sono siciliana, cioè mio papà è siciliano e io sono cresciuta in Sicilia, però mia mamma è veneta e io sono nata e cresciuta anche in Veneto, però ho vissuto negli ultimi anni a Torino dove tra l’altro ho un sacco di parenti. Però ora vivo qui”. Trovandomi all’estero, sarebbe più semplice dire: sono italiana e stop. Però, io non è che sono proprio all’estero-estero. Infatti, qui in Istria non basta, perché bisogna distinguere tra italiana d’Italia e italiana autoctona. E poi siccome noi italiani ci teniamo sempre a precisare l’origine regionale esatta e magari anche la provincia nel caso delle regioni più grosse, va sempre a finir male. Ad oggi, nelle mie conversazioni, pare essersi affermata la seguente definizione rispetto alla mia origine: siculo-veneta-piemontese. A questa tripartizione identitaria ormai mi sto affezionando e quasi quasi ci aggiungo pure “istro”, prima di veneta, però staccato: istro – veneta (il motivo del trattino lo spiego su richiesta a eventuali interessati di questioni di lana caprina, quali letterati e appassionati di culture e identità multiple).

giphyVi assicuro che a volte è piuttosto faticoso tenere insieme tutta questa roba. Non solo per quanto riguarda le relazioni familiari e i rapporti interpersonali da mantenere e coltivare a distanza. Provate a immaginare quante voci e punti di vista si siedono in parlamento dentro di me quando devo fare scelte o prendere posizione su delle cose. Il mio nucleo familiare e la cerchia di amici che mi conoscono da una vita vivono in Sicilia, questo significa che sono cresciuta a pane e sicilianità, folklore, baccano e gioia di vivere, ma anche con tanti problemi alla luce del sole. Tanto sole. Accanto, lo stuolo di ricordi, di tradizioni, di modi di fare, di paesaggi da fiaba, di cugini e zii dell’alto-vicentino. Proprio veneti delle montagne, mica veneti della pianura! Due mondi diversi e con orizzonti opposti. Così, passando per il Piemonte, l’impasto della mia personalità è concluso, ma è facile fare un po’ di confusione. Non sempre sono sicura che si riesca a capire come vedo il mondo, le relazioni, le amicizie, la famiglia. 

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Per me siete tutti parte della mia vita che non è affatto quella di una solitaria e sradicata, ma soltanto quella di una fanciulla ormai donna, che vi porta con sé dappertutto e si confronta con voi ogni volta. Senza di voi “radicati” non sarei andata mai da nessuna parte! Sono tipo una di quelle piante che nasce direttamente dalla radice e continua a spostarsi ogni volta, lanciando un’altra radice più in là (vedasi specie stolonifere in botanica). E dai diversi stili di vita delle mie regioni, cerco di prendere le caratteristiche migliori e farne una cosa bella di cui potete essere fieri anche voi, che vi considerate spesso così male.

Della sicilianitudine mi prendo: la libera espressione del corpo e della mente, il ridere forte, le riunioni di famiglia, il giro di amici che se ci sei dentro non ti molla e non ti lascia solo manco per un secondo!

Della piemontesitudine mi prendo: la cortesia e il sorriso gentile, il senso del dovere, il rispetto per le file, la puntualità, l’ordine!

Della venetitudine mi prendo: la discrezione, il riuscire a parlare sottovoce e capirsi lo stesso, l’incredibile capacità di sapere indorare sempre la pillola e, soprattutto, la fantistica abitudine di lamentarsi molto poco!

Per concludere questa carrellata di amore identitario con una citazione: sono le mie radici la mia grande bellezza. Sono così fortunata da averla sempre a portata di mano e di poterne mangiare a volontà.