Stato

So cosa dovrei fare

So cosa dovrei fare. Dovrei volare con lo sguardo oltre l’orizzonte per estendere il mio pensiero all’infinito. Dovrei tendere l’arco per scoccare frecce lunghe che si posino sul mio domani. Pensare di piantare i semi degli alberi e degli arbusti e dei fiori sotto cui troveranno riparo i sogni che sto costruendo. Dimenticare il passato che non mi serve, registrare da qualche parte le date importanti. Aggiungere didascalie a foto che non ricordo più quando ho scattato. Dovrei vivere il presente. Dovrei fare le pulizie di stagione stagionalmente e quando è la  stagione. Dovrei respirare a pieni polmoni, attivare la circolazione sanguigna, darmi da fare. Dovrei essere il più possibile produttiva. Dovrei impegnarmi in qualcosa. Preoccuparmi del mondo, di tanto in tanto. Dovrei non mollare mai, non cedere alla pressione.

Invece, mi perdo tra i tuoi riccioli biondi, mi affabulano le tue promesse di eterna bellezza e salute e gioventù. Mi inganna, ogni volta come fosse la prima volta, questa effimera ora d’amore.

 

 

Didattica della letteratura italiana: il curriculum a livelli o layered curriculum

Un esempio di curriculum a livelli per la lettura, lo studio e l’approfondimento de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni nelle classi di scuola media superiore.

Hai dieci settimane di tempo per leggere i primi otto capitoli dei Promessi Sposi del tuo libro di testo e per portare a termine tutte le attività previste dai compiti di seguito assegnati. Puoi decidere se dedicare l’ora in classe allo svolgimento degli esercizi oppure alla lettura individuale (o a tutte e due), regolandoti secondo le tue esigenze scolastiche e/o extrascolastiche. Scegli tra le seguenti attività facendo attenzione al calcolo del punteggio e al minimo previsto.

Sembra l’inizio di un gioco avvincente e invece… è solo un modo diverso di fare didattica e ottenere risultati da tutta la classe. Si tratta della strategia del “layered curriculum“, un metodo per differenziare e personalizzare l’apprendimento senza perdere di vista gli obiettivi e, cosa non da poco, stimolando la partecipazione attiva e la motivazione dello studente. L’idea principale, semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria di Kathie Nunley, consiste nel proporre diverse attività a scelta dello studente che rispettino i diversi stili di apprendimento. Questo è il mio primo esperimento di programmazione a livelli, ispirato a una storia vera: quella di mio fratello quindicenne alle prese con I Promessi Sposi. Se siete insegnanti o anche solo semplicemente curiosi date un’occhiata e, soprattutto, se qualcuno volesse sperimentare il metodo… mi faccia sapere come è andata!

I PROMESSI SPOSI – compiti di lettura, approfondimento e analisi

 

Buon lavoro!

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Parlare con i limoni

limóne s. m. [dall’arabo līmūm]: agrume molto noto, importante soprattutto per il frutto ovoide, dalla buccia giallo-pallida, più o meno sottile, liscia o rugosa, profumata, con polpa succosa e acidissima, ricca di vitamina C.

Mi piace farmi ispirare dai colori e dai rumori della campagna. Soprattutto quando torno in Sicilia è più forte di me. Qui, sulla punta Sud della Trinacria, la terra è di colore rosso e giallo, a dicembre il trifoglio è alto e fiorito, gli ulivi centenari e quelli  dal fusto tenero si preparano all’Inverno che ancora deve arrivare, le pianure e le valli ti mostrano e raccontano tutte le ere archeologiche. Dalla piana di Gela e dagli altopiani di Vittoria, la Val di Noto ti accompagna con un unico sguardo fino all’Etna innevato all’orizzonte.

limoni_siciliaE poi ci sono loro: i limoni. Li vado a cercare tra le foglie e i rami come si cerca l’amore: bello, solare, agrodolce e profumato di vero. E quando lo trovo, quel limone lì… lo colgo e lo stringo tra le mani e lo annuso e chiudo gli occhi e alla fine me lo metto in tasca per tenerlo a portata di olfatto quando mi va. Finché dura. E capisco la spontaneità di una Sina Marnis, la protagonista di Lumìe di Sicilia, che non si cura di chi gli ha portato le lumìe e tanto meno le importa del suo passato e soltanto si riempie di gioia e grida: “Lumìe di Sicilia! Lumìe di Sicilia!” – per leggere l’opera Lumìe di Sicilia di Pirandello clicca qui.

Così penso che sia per molti che conoscono l’odore di cui parlo, soprattutto per chi è vissuto in Sicilia ed è andato via, forse trovando limoni migliori ma mai uguali a questi che sempre sapranno di antico e di nuovo, di dolce e di amaro, di magico e reale. Infatti so che presto mi ricapiterà di sognare alberi di limoni nei cortili, proprio come I limoni di Eugenio Montale – qui il link de “I limoni” recitata da Franca Nuti.

[…] e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Per questo va a finire che almeno una volta al giorno passo sempre a parlare coi limoni del mio giardino, perché mi hanno detto e mi dicono tante cose e credo che tante cose ancora avranno da dirmi, però una volta che sarò andata via di nuovo chi lo sa quando ci rivedremo!

Citazione

Zanna Bianca, letteratura per ragazzi e qualche altra storia

Zanna bianca, Jack London, La BUR dei ragazzi, anno 1986. Questo libro ha la mia età e io do un valore a questa data che ci lega anagraficamente solo adesso.

Adesso che anni di studi universitari in Lettere mi hanno convertita a leggere anche le quarte di copertina, l’anno di uscita e l’anno di edizione per default. Non penso di averlo mai notato quando ero bambina. Del resto, non mi interessava questo genere di cose. Mi interessava solo leggere storie. Al massimo, se proprio me le vendevano bene, arrivavo a degnare di attenzione storie di storie o sulle storie. Ma la narrazione non doveva mancare mai.

14089332_1370291319667415_978398505_nPer i compleanni e altre occasioni ero la bambina perfetta. Non sbagliavi mai se mi regalavi un libro, oppure un pupazzo. Ancora meglio se arrivavi con tutti e due. In quella che una volta era una camera da letto e che ormai è diventata un vero e proprio archivio disordinatissimo di libri, studi, quaderni e memorie della mia vita, Zanna Bianca se ne stava orgogliosamente circondato da titoloni austeri. Quasi si rendesse conto di essere sopravvissuto ai repulisti epocali, di essere stato graziato dall’oblio degli scatoloni riempiti e messi in garage per fare spazio ai nuovi libri, ad altre carte. Io no, non l’ho mai “salvato” consapevolmente. Negli ultimi anni, ogni tanto, mi tornava alla memoria. Sembrava che mi chiamasse. Fino a che, nel 2014, ho deciso di abbandonare ogni remora e di andarlo a cercare. Pensavo che non sarei mai riuscita a ritrovarlo e invece di ritorno a casa per qualche tempo mi è bastato ripercorrere con lo sguardo e con le dita il dorso dei libri… ed è così che ho scoperto che quel birbante non se ne era mai andato dallo scaffale!

Ci siamo ritrovati come vecchi amici. Lo ammetto: gli ho sorriso e gli ho fatto “ciao!” ad alta voce. Da allora non ci siamo più lasciati. Mi ha seguita prima a Torino e ora qui, a Capodistria. Posso essere davvero sicura che se mi chiedete qual è stato il libro preferito della mia infanzia, eccolo: Zanna Bianca di Jack London.

L’istinto e la legge pretendevano da lui l’obbedienza; ma la crescita pretendeva la disobbedienza. La madre e la paura lo costringevano a tenersi lontano dal muro bianco; ma la crescita è vita, e la vita è destinata a cercare sempre la luce, sì che non era possibile arginare la marea della vita che montava in lui a ogni boccone di carne che inghiottiva, a ogni respiro che traeva. Alla fine, un giorno, la paura e l’obbedienza furono spazzati via dalla corrente della vita, e il lupetto grigio strisciò sul ventre, a gambe larghe, verso l’uscita. (Zanna Bianca, Jack London, La BUR dei ragazzi, Milano 1986, p.79)

Come non immedesimarsi a quella età! La natura selvaggia, l’incontro con gli uomini, la lotta per la sopravvivenza, la ragione dell’istinto, l’orrore dei maltrattamenti, la pazienza di Weedon Scott, l’animale selvatico che alla fine si innamora dell’essere umano, l’accettazione di un amore che permette a Zanna Bianca di ritrovare sé stesso…

ZannaBiancaReadingTimeA pensarci bene, nel mio piccolo canone di letteratura per l’infanzia, non ci sono maghetti o mondi da salvare. Ai miei giovani eroi e coraggiose eroine, Heidi, Pollyanna, Remigio, Jo, Pinocchio, Alice, Peter Pan, Gian Burrasca, Bastian e Atreiu, non veniva chiesto di risolvere le situazioni alla maniera dei grandi e anzi di riuscire a fare meglio di quanto avessero saputo fare loro nelle stesse circostanze. Nei libri io trovavo spesso tanti silenzi, momenti contemplativi e riflessivi, audaci pionieri che agivano in un mondo magico sì, avventuroso, ma creato da loro, dalla loro fantasia. E forse Zanna Bianca per me rappresentava tutto questo e li comprendeva. Imparavo con lui a convivere nella realtà con altri mondi che non si trovavano su dimensioni parallele, ma soltanto in altri punti di vista, in comportamenti e mezzi comunicativi diversi da quelli etichettati come “umani”. Complice la mia vita di campagna e la compagnia dei miei adorati cani e gatti, probabilmente per me la magia era lì, a portata di zampa.

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Digressione

Piccolo amore perduto

Diciamoci la verità. Non ci saremmo mai amati. Serve un’altra donna a uno come te. Un altro uomo a una come me.

tumblr_o19aa4gdfR1ug7hczo1_1280Passata la novità della conquista ti sarebbe rimasta la gelosia. Passata la gelosia sarebbe arrivata la rabbia, perché i miei abissi non li avresti raggiunti mai, mai compresi, mai riempiti. Nonostante i miei sforzi per farti sentire speciale a te non sarebbe bastato. Non sarebbe bastato nulla al tuo orgoglio di uomo, al tuo passato, alla tristezza che domina il tuo sangue, al tuo io fatto di radici divelte e precarietà. Non sarei mai potuta andare a genio al tuo senso del pudore, io e i miei modi di fare liberi e spontanei. Presto mi avresti trovata snob e presuntuosa, non è vero? A un certo punto avresti finito per desiderare che io non fossi io. Avresti trovato il modo per spegnere un giorno dopo l’altro tutte le fonti della mia luce perché a brillare fossi solo tu. Ti saresti stancato della mia stupida intelligenza, della mia noiosa curiosità, del mio indomito istinto di sopravvivenza.

giphy_2Passata la gioia dell’amore ritrovato, mi sarebbe rimasta la paura. Avrei cominciato a dipendere dal tuo umore e questo mi avrebbe reso spesso sofferente. Avrei iniziato a sospettare di ogni tua ruga ed espressione facciale. Niente sarebbe bastato a consolarmi, non le tue parole, non i tuoi regali, non i tuoi pensieri, non le cose che avresti fatto per me, qualunque cosa. Perché niente può bastare al mio io inquieto e capriccioso, che di solito tengo a bada, ma se amo non tanto. Il fatto è che, a un certo punto, mi sarei stancata di dedicarmi esclusivamente a te. Mi sarei stancata delle tue assenze, del tuo spiccato egocentrismo. Mi sarei stancata di negare l’evidenza, di non vederti entusiasta per quello che mi rende entusiasta, di saperti in pena perché non sono mai abbastanza per te, nonostante tutto.

Così, non appena il vento è cambiato, siamo volati via con lui. Avresti forse desiderato trattenermi un altro po’? E io, davvero desideravo di starti a fianco ancora? Forse lo volevamo entrambi e non abbiamo saputo come fare? Non lo so, però so che l’unica cosa che funziona in queste circostanze è questa: baciarsi all’infinito, senza stare lì a pensare.

The Swell of Passion - Loui Jover art

The Swell of Passion – Loui Jover

 

 

 

 

Digressione

Tempo di uccidere – Ennio Flaiano

Tempo di uccidere – Ennio Flaiano 1947. Un grande romanzo della tradizione letteraria coloniale e postcoloniale italiana di Cristina Di Pietro

Il razzismo, il colonialismo italiano in Etiopia, la necessità storica, il corpo della donna, l’Africa, il potere, la malattia e il senso di colpa. Ennio Flaiano, il primo grande autore a rompere la tradizione del romanzo coloniale italiano.

etiopia_coloniaTempo di uccidere, pubblicato da Longanesi nel 1947, è un romanzo ambientato in Etiopia durante l’occupazione militare italiana, più precisamente tra il novembre del 1935 e l’aprile del 1936. Con questo romanzo Flaiano vince la prima edizione del Premio Strega. Nello stesso anno vengono pubblicati: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Il sentiero dei nidi di ragno, Prima che il gallo canti, La romana, Cronache di poveri amanti e all’estero La peste, Doktor Faust e Che cos’è la letteratura?. Se in Italia comincia a emergere la tendenza neorealista che caratterizzerà tutto il secondo dopo-guerra e le opere degli autori maggiori, come da subito Alberto Moravia individua nella sua recensione al romanzo, Flaiano costruisce sulla linea di Camus e di Kafka una storia allegorica e col suo protagonista così inetto si porta più vicino al panorama europeo che nazionale. Tuttavia italianissima è la genesi del suo lavoro, tanto è vero che lo spunto parte da un diario da lui redatto quando prese parte alla guerra e pubblicato postumo: Aethiopia. Appunti per una canzonetta.

Se volete scoprirne di più, eccco per voi un lavoro di poche pagine in cui tratto i temi di cui ho accennato sopra, attraverso l’analisi del testo. Può essere utile agli studiosi o appassionati di letteratura coloniale, postcoloniale e di genere distribuito con Licenza Creative Commons, esattamente come tutti gli altri lavori che metto a disposizione su questo blog (ma anche su academia.edu) e che potete trovare nella categoria download.

TEMPO DI UCCIDERE – Ennio Flaiano

Licenza Creative Commons
Tempo di uccidere – Un grande romanzo della tradizione letteraria coloniale e postcoloniale italiana di Cristina Di Pietro è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Per qualsiasi informazione di carattere bibliografico o curiosità e domande, se vi venisse voglia di saperne di più, sarò felice di rispondere alle vostre mail.

Galleria

Piccolo canone di letteratura italiana a Lubiana

Lubiana, Istituto Italiano di Cultura. Una mostra fotografica presenta scrittori e scrittrici della letteratura italiana.

Un paio di giorni fa mi trovavo a Lubiana, presso l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. Ero lì per un motivo molto specifico, la presentazione di un’antologia che esamina la storia della della letteratura italiana in Istria, in particolare di Capodistria, Isola e Pirano (per ulteriori dettagli e la versione pdf del volume clicca qui). Non ero mai stata in un Istituto Italiano di Cultura. Da italiana e soprattutto da letterata e amante della mia cultura, non di meno affascinata da tutte le altre, ho solcato la soglia degli uffici con una certa emozione. Per la prima volta non ho associato la presenza all’estero del Paese di cui sono cittadina a una presenza militare, coloniale e invasiva. Ed è anche bello sapere che se mi trovo all’estero per qualsiasi motivo, esiste uno spazio dove si parla la mia lingua e si coltiva la mia tradizione letteraria ed artistica. Qualcosa che non sarebbe male se venisse garantito a tutti. Devo anche aggiungere che, comunque, il sospetto con cui guardo a queste istituzioni che trattano un tema tanto delicato e spesso usato in modo subdolo, quale è quello culturale, non mi abbandona.

“Gli 83 Istituti Italiani di Cultura (IIC) nel mondo sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea.”

Promuovere l’immagine dell’Italia all’estero…. beh.

Parliamone, no?

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Ho cercato di sbirciare dentro le stanze degli uffici e di curiosare qua è la per capire che aria si respirasse. L’occhio mi è caduto su un corridoio laterale, dove è stata allestita una mostra fotografica. Diversi i ritratti fotografici appesi sotto al titolo “Scrittori Italiani – Ritratti”, fotografie di Michele Corleone. Come non resistere alla curiosità di vedere su chi fosse caduta la scelta? Ovviamente non ho potuto fare a meno di segnarmeli tutti, ed eccoli qua.

Maria Luisa Spaziani

Fernanda Pivano

Dacia Maraini

Tonino Guerra

Niccolò Ammaniti

Dario Fo

Andrea Zanzotto

Erri De Luca

Andrea Camilleri

Bruno Munari

Carlo Ginzburg

Alcuni nomi me li aspettavo, ma per la maggior parte degli altri si è trattata di una bellissima sorpresa. Che mi ha fatto pensare che se all’estero nomi consacrati al canone letterario possono trovarsi insieme a best-seller, come Camilleri e Ammaniti, e “best-militant” come Erri De Luca, senza tralasciare anche qualche voce femminile ricercata… ecco, penso che sia un ottimo modo per veicolare pacificamente l’idea di una letteratura italiana che in troppi considerano finita, morta e sepolta, e che invece è ancora più viva e attiva che mai. Un’immagine della cultura italiana nella quale mi rappresento: dialogante, inclusiva, pronta a scardinare gli stereotipi e critica nei confronti delle regole prestabilite, ma capace anche di non perdere quei caratteri di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza che tanto raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

 

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