Quando il bambino era bambino

“Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: …” Peter Handke, Canzone dell’infanzia – 1987

Nessuno ci ha chiesto di venire al mondo, nessuno. Eppure siamo e prima non eravamo. Eppure pensiamo e prima non sapevamo. E ancora, nessuno ci chiede mai se vogliamo crescere o non vogliamo, se vogliamo cambiare. Però accade. E come ogni cosa che accade lascia perplessi e ci fa sgranare gli occhi come quando eravamo piccoli germogli nella culla, tra le braccia di altri essere umani. Ci guardavano e noi ricambiavamo, fino a che non ci si abituava un po’ l’uno a l’altro e, a un certo punto, era come se da sempre fosse così. Perché è da sempre che esisto, no?

Alcuni pensano che il nostro sempre cominci quando nasciamo, altri quando iniziamo ad averne memoria. Io credo che il sempre di ognuno di noi inizi quando comincia a battere per la prima volta il cuore. Forse il fatto è che la vita non inizia né finisce, soltanto continua. E infatti è da sempre che siamo vivi, no? Ogni tanto questa domanda mi prende alla sprovvista e mi fa sospirare e mi trascina in un vortice di altre domande a cascata: “chi sono veramente? perché? chi vorrei essere? quando? chi sarò? mi piacerebbe? sarò felice? cosa dipende da me? cosa no? ha senso tutto questo?”. Sarebbe bello avere sempre le risposte e dire si o no con assoluta certezza. Sarebbe bello. Io non credo che la felicità, l’amore, la realizzazione di sé siano il vero senso della vita. La nostra vita non si riduce mai solo a queste cose. Non sono quello che voglio veramente. Quello che voglio veramente è essere me stessa. E basta.

Per questo cerco sempre di ascoltare la bambina quando era bambina, quella che prima non era e un giorno non sarà. Mi fido della sua fantasia e agilità. Mi fido della sua capacità di adattamento, di analisi e discernimento. Qualcosa che appartiene a tutti e di cui tutti siamo capaci, da sempre.

Piccolo canone di letteratura italiana a Lubiana

Lubiana, Istituto Italiano di Cultura. Una mostra fotografica presenta scrittori e scrittrici della letteratura italiana.

Un paio di giorni fa mi trovavo a Lubiana, presso l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. Ero lì per un motivo molto specifico, la presentazione di un’antologia che esamina la storia della della letteratura italiana in Istria, in particolare di Capodistria, Isola e Pirano (per ulteriori dettagli e la versione pdf del volume clicca qui). Non ero mai stata in un Istituto Italiano di Cultura. Da italiana e soprattutto da letterata e amante della mia cultura, non di meno affascinata da tutte le altre, ho solcato la soglia degli uffici con una certa emozione. Per la prima volta non ho associato la presenza all’estero del Paese di cui sono cittadina a una presenza militare, coloniale e invasiva. Ed è anche bello sapere che se mi trovo all’estero per qualsiasi motivo, esiste uno spazio dove si parla la mia lingua e si coltiva la mia tradizione letteraria ed artistica. Qualcosa che non sarebbe male se venisse garantito a tutti. Devo anche aggiungere che, comunque, il sospetto con cui guardo a queste istituzioni che trattano un tema tanto delicato e spesso usato in modo subdolo, quale è quello culturale, non mi abbandona.

“Gli 83 Istituti Italiani di Cultura (IIC) nel mondo sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea.”

Promuovere l’immagine dell’Italia all’estero…. beh.

Parliamone, no?

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Ho cercato di sbirciare dentro le stanze degli uffici e di curiosare qua è la per capire che aria si respirasse. L’occhio mi è caduto su un corridoio laterale, dove è stata allestita una mostra fotografica. Diversi i ritratti fotografici appesi sotto al titolo “Scrittori Italiani – Ritratti”, fotografie di Michele Corleone. Come non resistere alla curiosità di vedere su chi fosse caduta la scelta? Ovviamente non ho potuto fare a meno di segnarmeli tutti, ed eccoli qua.

Maria Luisa Spaziani

Fernanda Pivano

Dacia Maraini

Tonino Guerra

Niccolò Ammaniti

Dario Fo

Andrea Zanzotto

Erri De Luca

Andrea Camilleri

Bruno Munari

Carlo Ginzburg

Alcuni nomi me li aspettavo, ma per la maggior parte degli altri si è trattata di una bellissima sorpresa. Che mi ha fatto pensare che se all’estero nomi consacrati al canone letterario possono trovarsi insieme a best-seller, come Camilleri e Ammaniti, e “best-militant” come Erri De Luca, senza tralasciare anche qualche voce femminile ricercata… ecco, penso che sia un ottimo modo per veicolare pacificamente l’idea di una letteratura italiana che in troppi considerano finita, morta e sepolta, e che invece è ancora più viva e attiva che mai. Un’immagine della cultura italiana nella quale mi rappresento: dialogante, inclusiva, pronta a scardinare gli stereotipi e critica nei confronti delle regole prestabilite, ma capace anche di non perdere quei caratteri di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza che tanto raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

 

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