Quando l’immateriale diventa materiale

Non avevo fretta di pubblicare, non l’ho mai avuta. Solo nello scrivere, questo bisogna dirlo, avevo fretta. Ricordo come fossero ieri quelle settimane a cavallo tra il 2013 e il 2014. Ero ancora una studentessa di Palazzo Nuovo a Torino e l’unico tempo a disposizione ce l’avevo sotto le feste di Natale. Ho deciso di non tornare a casa per dedicarmi a questo, a scrivere di quello che era successo e stava succedendo in Sicilia, a Niscemi, attorno a una base militare USA che se ne stava lì indisturbata dal 1991. Naturalmente volevo che le persone leggessero subito tutto quello che avevo scritto, ma avevo voglia che venisse fuori qualcosa fatto per bene… per questo ho aspettato prima di divulgarlo. Ho chiesto a persone di fiducia e capaci, che la fortuna della vita mi ha dato intorno (tra cui Fabio, Ylenia e Giada che hanno dedicato – e dedicano ancora – tempo e competenze). Perché quello che avevo scritto era importante prima di tutto per le persone accanto a me, per il mio paese, amato e odiato, per questa Sicilia e per quei bambini che i genitori portavano a sfilare con me alle manifestazioni e che proteggevo, in cui speravo. Aveva un senso prima di tutto se aveva un senso per loro. Perché non era per la gloria mia o per il mio nome o per il mio piacere che scrivevo, ma con uno scopo: divulgare e condividere conoscenze e saperi. Spinta dalla cosa più immateriale che esista: l’amore. E alla fine, nel 2015 l’abbiamo messa in rete questa storia No Muos, sottoforma di blog a puntate. Mi sono, e ci siamo, sentiti soddisfatti.

E infine ecco,  l’immateriale è diventato davvero materiale. La casa editrice Nulla Die ci ha creduto senza battere ciglio. Adesso è un libro che tutti possono acquistare e leggere. Che si aggiunge ad alcuni altri e si aggiunge a un documentario e a un docufilm, a qualche studio accademico. Ma sono ancora pochi. Troppo pochi. Ci sono ancora tante cose da raccontare. Perché non è finito tutto nel 2013, non è finita ancora!

Ci sentiamo soddisfatti, ma vogliamo di più: vogliamo quelle antenne cadere giù.

 

Oltre le reti – Cronache da Contrada Ulmo racconta gli eventi che hanno interessato un momento molto particolare per il movimento No Muos: quello della nascita del Presidio Permanente e dell’avviarsi di una stagione di lotta che ha visto come protagonista la città e gli abitanti di Niscemi. Gli eventi presentati in questa storia coprono il periodo che va da settembre 2012 a settembre 2013. I fatti riguardano principalmente la Contrada Ulmo secondo il punto di vista dell’autrice, attivista No Muos, che ricostruisce non solo i rapporti all’interno del movimento ma anche i rapporti tra e con le istituzioni.

Oltre le reti  – Cronache da Contrada Ulmo ha l’intento di essere uno strumento di studio e memoria, una documentazione e una testimonianza che conservi la traccia di grande portata per la storia sociale in generale e della Sicilia, di Niscemi, in particolare. Il volume è corredato di un apparato di note liberamente consultabili sul sito ufficiale del progetto: www.OLTRELERETI-CRONACHE DA CONTRADA ULMO.org, che raccoglie documenti, link, articoli e video.

 

 

 

 

Trieste – 18 settembre 2017

Trieste 18 settembre 2017 – h:21:00

Faccio una cosa che non facevo da un bel po’. Da secoli. Da millenni.

Sto scrivendo al computer poggiato sulla scrivania di una piccola stanzetta, con un letto singolo, una poltrona, una scrivania e qualche sedia. Sto scrivendo. E fin qui tutto bene, in realtà non ci sarebbe nulla di strano.

Ma non ho internet. Ebbene sì. Scrivo e non ho internet. Forse per voi, cari scrittori consumati e blogger affermate è la normalità. Forse è così che si deve fare. Da qualche parte, ho letto, qualcuno consigliava proprio questo per aumentare la propria produttività nella scrittura: mettersi off-line dalla vita.

Però, per una come me che della rete ama tutti gli input che le dà, tutti i link che soddisfano la sua voglia di certezze, che cerca di cogliere tutte le possibilità di creare connessioni orizzontali, verticali e tridimensionali, per una come me che non si ricorda praticamente più come era il mondo prima… fidatevi che è dura.

Eppure l’ho vissuto un altro mondo, mi pare di esserci cresciuta senza questo chiacchiericcio in sottofondo, senza questa usanza pubblica dell’immagine privata.

Mi fa proprio specie. Torno quasi romita e strana a passar del viver mio la primavera. Ecco. Nel silenzio riemergono le parole antiche, le care lettere, i dolci suoni. Ritornano e, per me, sono sempre voci di vecchi amici, dei poeti dei tempi di scuola, dei versi e degli autori preferiti.

Avete riconosciuto, spero, Leopardi. Purtroppo mi sono accorta, ahimè crescendo, che ho pochi nomi di donna tra i miei libri di scuola. Questo mi spiace un po’.

Comunque, non è adesso il momento di recriminare e chiedere conto al sistema se tra mille di migliaia e migliaia di miliardi di parole in diverse lingue, mi ritorna sempre quella poesia. Quanto l’ho amata! Il passero solitario. Quando l’ho incontrata per la prima volta sapevo leggere da poco, perché ricordo che andavo ancora alle elementari. I miei genitori, assecondando la loro bambina lettrice, compravano spesso libri anche a caso, scontati, in occasione.

E c’erano queste edizioni da 1000 lire, credo opere omnie di autori classici. E c’era l’opera omnia di Leopardi. E c’ero io che a un certo punto, per caso, apro questo libro scritto a caratteri piccoli piccoli. Lo apro e capito sul Passero solitario e anche se capisco la metà delle cose che ci sono scritte, questa poesia è mia.

Sono io che vado alla campagna cantando fino a che non more il giorno, sono io che sento pecore e mucche e guardo gli stormi di uccelli in volo ed è a me che intenerisce il cuore ad ammirare Primavera. Sono io quel passero solitario e sono io quella pensosa e in disparte che va per le vie del paese durante i giorni di festa patronale e osserva le persone, i gesti, i suoni. Quella volta ho deciso di impararla a memoria e questo canto è, credo, l’unica poesia a memoria che ancora so.

E non ho niente di multimediale per farvi calare insieme a me in questo dolce ricordo infantile, non posso fare una foto del libro perché il libro è in Sicilia, mentre io sono a Trieste. Non posso cercare un audio mozzafiato, che ne so, di Gassman e allegarlo a questa pagina perché non ho internet, non posso nemmeno cercare un’immagine qualsiasi, ho con me solo il mio piccolo dieci pollici a cui lascio la memoria libera e sgombra (ha dieci anni poverino, compie ancora bene il suo dovere ma appunto, lo tengo leggero).

Non posso nemmeno cercare sinonimi o parole più specifiche per delle cose che non mi vengono in mente ma che saprei come definire…! Tragedia!

Questo post rimarrà semplicemente e puramente una scrittura. Lo pubblicherò, tra l’altro, in differita come lo erano una volta le lettere migliori.