Stato

Quando il bambino era bambino

“Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate e di colpo sgusciava via, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: …” Peter Handke, Canzone dell’infanzia – 1987

Nessuno ci ha chiesto di venire al mondo, nessuno. Eppure siamo e prima non eravamo. Eppure pensiamo e prima non sapevamo. E ancora, nessuno ci chiede mai se vogliamo crescere o non vogliamo, se vogliamo cambiare. Però accade. E come ogni cosa che accade lascia perplessi e ci fa sgranare gli occhi come quando eravamo piccoli germogli nella culla, tra le braccia di altri essere umani. Ci guardavano e noi ricambiavamo, fino a che non ci si abituava un po’ l’uno a l’altro e, a un certo punto, era come se da sempre fosse così. Perché è da sempre che esisto, no?

Alcuni pensano che il nostro sempre cominci quando nasciamo, altri quando iniziamo ad averne memoria. Io credo che il sempre di ognuno di noi inizi quando comincia a battere per la prima volta il cuore. Forse il fatto è che la vita non inizia né finisce, soltanto continua. E infatti è da sempre che siamo vivi, no? Ogni tanto questa domanda mi prende alla sprovvista e mi fa sospirare e mi trascina in un vortice di altre domande a cascata: “chi sono veramente? perché? chi vorrei essere? quando? chi sarò? mi piacerebbe? sarò felice? cosa dipende da me? cosa no? ha senso tutto questo?”. Sarebbe bello avere sempre le risposte e dire si o no con assoluta certezza. Sarebbe bello. Io non credo che la felicità, l’amore, la realizzazione di sé siano il vero senso della vita. La nostra vita non si riduce mai solo a queste cose. Non sono quello che voglio veramente. Quello che voglio veramente è essere me stessa. E basta.

Per questo cerco sempre di ascoltare la bambina quando era bambina, quella che prima non era e un giorno non sarà. Mi fido della sua fantasia e agilità. Mi fido della sua capacità di adattamento, di analisi e discernimento. Qualcosa che appartiene a tutti e di cui tutti siamo capaci, da sempre.

Citazione

Zanna Bianca, letteratura per ragazzi e qualche altra storia

Zanna bianca, Jack London, La BUR dei ragazzi, anno 1986. Questo libro ha la mia età e io do un valore a questa data che ci lega anagraficamente solo adesso.

Adesso che anni di studi universitari in Lettere mi hanno convertita a leggere anche le quarte di copertina, l’anno di uscita e l’anno di edizione per default. Non penso di averlo mai notato quando ero bambina. Del resto, non mi interessava questo genere di cose. Mi interessava solo leggere storie. Al massimo, se proprio me le vendevano bene, arrivavo a degnare di attenzione storie di storie o sulle storie. Ma la narrazione non doveva mancare mai.

14089332_1370291319667415_978398505_nPer i compleanni e altre occasioni ero la bambina perfetta. Non sbagliavi mai se mi regalavi un libro, oppure un pupazzo. Ancora meglio se arrivavi con tutti e due. In quella che una volta era una camera da letto e che ormai è diventata un vero e proprio archivio disordinatissimo di libri, studi, quaderni e memorie della mia vita, Zanna Bianca se ne stava orgogliosamente circondato da titoloni austeri. Quasi si rendesse conto di essere sopravvissuto ai repulisti epocali, di essere stato graziato dall’oblio degli scatoloni riempiti e messi in garage per fare spazio ai nuovi libri, ad altre carte. Io no, non l’ho mai “salvato” consapevolmente. Negli ultimi anni, ogni tanto, mi tornava alla memoria. Sembrava che mi chiamasse. Fino a che, nel 2014, ho deciso di abbandonare ogni remora e di andarlo a cercare. Pensavo che non sarei mai riuscita a ritrovarlo e invece di ritorno a casa per qualche tempo mi è bastato ripercorrere con lo sguardo e con le dita il dorso dei libri… ed è così che ho scoperto che quel birbante non se ne era mai andato dallo scaffale!

Ci siamo ritrovati come vecchi amici. Lo ammetto: gli ho sorriso e gli ho fatto “ciao!” ad alta voce. Da allora non ci siamo più lasciati. Mi ha seguita prima a Torino e ora qui, a Capodistria. Posso essere davvero sicura che se mi chiedete qual è stato il libro preferito della mia infanzia, eccolo: Zanna Bianca di Jack London.

L’istinto e la legge pretendevano da lui l’obbedienza; ma la crescita pretendeva la disobbedienza. La madre e la paura lo costringevano a tenersi lontano dal muro bianco; ma la crescita è vita, e la vita è destinata a cercare sempre la luce, sì che non era possibile arginare la marea della vita che montava in lui a ogni boccone di carne che inghiottiva, a ogni respiro che traeva. Alla fine, un giorno, la paura e l’obbedienza furono spazzati via dalla corrente della vita, e il lupetto grigio strisciò sul ventre, a gambe larghe, verso l’uscita. (Zanna Bianca, Jack London, La BUR dei ragazzi, Milano 1986, p.79)

Come non immedesimarsi a quella età! La natura selvaggia, l’incontro con gli uomini, la lotta per la sopravvivenza, la ragione dell’istinto, l’orrore dei maltrattamenti, la pazienza di Weedon Scott, l’animale selvatico che alla fine si innamora dell’essere umano, l’accettazione di un amore che permette a Zanna Bianca di ritrovare sé stesso…

ZannaBiancaReadingTimeA pensarci bene, nel mio piccolo canone di letteratura per l’infanzia, non ci sono maghetti o mondi da salvare. Ai miei giovani eroi e coraggiose eroine, Heidi, Pollyanna, Remigio, Jo, Pinocchio, Alice, Peter Pan, Gian Burrasca, Bastian e Atreiu, non veniva chiesto di risolvere le situazioni alla maniera dei grandi e anzi di riuscire a fare meglio di quanto avessero saputo fare loro nelle stesse circostanze. Nei libri io trovavo spesso tanti silenzi, momenti contemplativi e riflessivi, audaci pionieri che agivano in un mondo magico sì, avventuroso, ma creato da loro, dalla loro fantasia. E forse Zanna Bianca per me rappresentava tutto questo e li comprendeva. Imparavo con lui a convivere nella realtà con altri mondi che non si trovavano su dimensioni parallele, ma soltanto in altri punti di vista, in comportamenti e mezzi comunicativi diversi da quelli etichettati come “umani”. Complice la mia vita di campagna e la compagnia dei miei adorati cani e gatti, probabilmente per me la magia era lì, a portata di zampa.

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