Cambiamento climatico e militarismo in dieci punti

Il movimento per la giustizia ambientale di livello globale intreccia diversi temi: razzismo, disuguaglianze economiche, migrazione e salute. La militarizzazione invece sembra spesso e ancora una questione sottostimata.

Allora, visto che ho trovato un bel decalogo in dieci punti… ecco. Ve lo piazzo qua. Tratto da: 10 Ways That The Climate Crisis And Militarism Are Intertwined di Medea Benjamin. Tradotto e reinterpretato da me, non magistralmente ma fedelmente nelle sue parti salienti.

Cambiamento climatico e militarismo in dieci punti: per continuare a ricordarsi che sono due facce della stessa maledetta medaglia!

Vedi anche: La guerra inquina la terra.

Potete sostituire idealmente “esercito USA” o “Pentagono”, con esercito e militarismo in generale. Il decalogo fila ugualmente.

1 – L’esercito USA protegge le multinazionali del petrolio e altre industrie del settore estrattivo.

Le missioni hanno spesso, e hanno avuto, come obiettivo principale quello di garantire la sicurezza all’accesso delle materie prime, soprattutto il petrolio. Un esempio che vale per tutti, conclamato e sulla quale nessuno nutre dubbi è la Guerra del Golfo in Iraq. E successive, aggiungerei io. Centinaia le basi USA in territori stranieri “a protezione” di regioni ricche di risorse o vicine vie di navigazione o comunicazione. Gli USA e il suo esercito sono i protettori mondiali delle multinazionali del petrolio.

2 – Il Pentagono da solo è il maggior consumatore di combustibile fossile al mondo.

Se il Pentagono fosse considerato un Paese occuperebbe il 47° posto tra quelli che emettono più gas serra al mondo. Le attività militari non sono ufficialmente annoverate nel conteggio della CO2 sappiatelo, bisognerebbe considerare il rifornimento e l’uso di armi e attrezzature, illuminazione, riscaldamento, calcolare l’impronta ecologica delle basi e degli edifici in tutti il mondo.

3 – Il Pentagono monopolizza i finanziamenti di cui abbiamo bisogno per affrontare seriamente la crisi climatica.

Anziché spendere soldi in protezione militare, dovremmo preoccuparci di mettere in piedi e saper mantenere un sistema di protezione civile, di solidarietà internazionale, di educazione al cambiamento. Perché la più grande minaccia non sono i migranti o il traballare dei confini. La più grande minaccia al momento è rimanere impreparati di fronte una crisi che non conosce e se ne frega dei confini. I governi dovrebbero usare in modo efficiente e ottimale i fondi pubblici e dovrebbero trovare il modo di costringere i privati a prendersi una fetta abbastanza corposa di responsabilità.

4 – Le operazioni militari lasciano un’eredità tossica. Le basi militari USA saccheggiano il paesaggio, inquinano il suolo e contaminano l’acqua potabile.

Le operazioni militari e le basi militari mettono l’ambiente circostante e il sottosuolo altamente a rischio, se non addirittura lo rendono inabitabile per la vita umana, animale e vegetale. Anche all’interno dei suoi confini gli USA non se la passano bene, pare che nel 2017 il Pentagono abbia speso ben 11,5 miliardi per la bonifica ambientale di basi dismesse.

5 – Le guerre devastano gli ecosistemi fragili, cruciali per sostenere la salute umana e la resilienza climatica.

La guerra diretta comporta intrinsecamente la distruzione dell’ambiente (non solo naturale, ma anche sociale) attraverso bombardamenti e invasioni del territorio. Esempi? La Striscia di Gaza ha subito tre grandi attacchi militari israeliani tra il 2008 e il 2014. Le campagne di bombardamento israeliane hanno preso di mira gli impianti di trattamento delle acque reflue e le strutture elettriche. E così il 97% delle acque dolci di Gaza sono state contaminate dal sale e dai liquami, quindi sono diventate inadatte al consumo umano, costringendo tra l’altro le persone a consumare bevande in bottiglia e Coca-Cola, perché almeno sai cosa bevi – mi ha detto un uccellino. In Yemen la campagna di bombardamenti a guida saudita ha creato una catastrofe umanitaria e ambientale, con oltre 2.000 casi di colera segnalati ogni giorno. In Iraq, le tossine ambientali rilasciate dalla devastante invasione del Pentagono del 2003 hanno incluso l’uso di uranio impoverito. Gli abitanti denunciano diverse problematiche relative alla vicinza di certe basi ai centri abitati, come l’aumento di malattie cardiache congenite, deformità spinali, cancro, leucemia, labbro leporino e arti mancanti o deformi e paralizzati .

6 – Il cambiamento climatico è un “moltiplicatore di minacce” che aggrava ulteriormente situazioni sociali e politiche già pericolose.

A causa degli eventi disastrosi, siccità e carestie e bombe ecologiche pronte a scoppiare o già scoppiate, aumenteranno le grandi migrazioni dalle campagne alle città o da un territorio a un altro. Migrazioni di massa e guerre, scontri armati interni ed esterni e una situazione di destabilizzazione generale soprattutto laddove il contesto è già ad alto rischio ambientale e sociale. Se la risposta è la continua corsa alle armi e alle soluzioni militari, noi appartenenti all’Antropocene, tra i principali responsabili storici del devasto, prepariamoci a chiudere gli occhi, a veder piangere lacrime di coccodrillo, oppure rimbocchiamoci le maniche, inchiodiamo alle loro responsabilità chi di dovere e perseguiamo l’educazione alla pace e alla solidarietà internazionale.

7 – Gli USA sabotano gli accordi internazionali sul clima e sulla guerra.

Gli Stati Uniti minano deliberatamente e costantemente gli sforzi collettivi del mondo per affrontare la crisi climatica. Si sono rifiutati di aderire al protocollo di Kyoto del 1997 e con Donald Trump si sono ritirati dall’accordo sul clima di Parigi del 2015. Si rifiutano di unirsi al Tribunale penale internazionale che indaga sui crimini di guerra, si ritirano dagli accordi sul nucleare, invade e sanziona in modo unilaterale. Mantenere il primato ha un prezzo, la vita e il futuro di tutti gli altri.

8 – La migrazione di massa è alimentata sia dai cambiamenti climatici che dai conflitti. I migranti spesso affrontano la repressione militarizzata.

Si prevedono ancora 140 milioni di profughi ambientali nei prossimi venti anni nell’Africa sub-sahariana, in Asia meridionale e nell’America latina (intercontinentali, non verso l’Europa). E già adesso milioni di migranti affrontano disastri ambientali e conflitti. Ai confini con gli USA vengono rinchiusi in gabbie o nei campi, muoiono a migliaia nel Mar Mediterraneo. Invece, i trafficanti di armi e i costruttori di morte alimentano i conflitti e traggono profitto da commerci illegali e legali, edificano strutture detentive e muri.

9 – La violenza di stato militarizzata si scaglia contro le comunità che resistono alla distruzione ambientale, e continua invece a stare dalla parte dei pochi che traggono profitto: le grandi imprese. Le comunità che lottano per proteggere le loro terre e villaggi da trivellazioni petrolifere, compagnie minerarie, allevatori, agroalimentari sono spesso vittime di violenza statale e/o paramilitare.

Eco-terroristi, li chiamano. Sono gli indigeni che vengono uccisi per aver tentato di fermare i tagli e l’incenerimento delle loro foreste in Amazzonia. Sono attiviste come Berta Caceres, in Honduras, uccisa per aver cercato di preservare i fiumi. Solo nel 2018 sono stati 164 i casi documentati di ambientalisti assassinati in tutto il mondo: una vera e propria strage. Dappertutto, compreso in Italia, si tenta di modificare e si potenziano le possibilità d’azione della repressione per includere nei casi di stato di emergenza, la possibilità di etichettare come eversore terrorista l’attivismo ambientale. E direi che in Italia facciamo scuola rispetto a questo, basti pensare alle campagne mediatiche contro grandi movimenti di lotta ambientale come quello No Tav e poi a seguire.

Ne ho parlato meglio qui: PERICOLI PUBBLICI.

10 – I cambiamenti climatici e la guerra nucleare sono le vere minacce per il pianeta.

La proliferazione di armi nucleari, stimolata dalla militarizzazione globale, non hanno fatto altro che rendere meno sicuro l’intero pianeta e i suoi abitanti. Se a causa di qualche grande disastro venissero intaccati i depositi conosciuti e segreti sparsi per il mondo le conseguenze non sono nemmeno immaginabili. Persino una guerra nucleare molto “limitata”, che coinvolga meno dello 0,5% delle armi nucleari del mondo, sarebbe sufficiente a causare disastri climatici globali catastrofici e una carestia mondiale che metterebbe a rischio fino a 2 miliardi di persone. Sarebbe la fine del mondo. Quello conosciuto. Che al momento è l’unico che possiamo abitare, tra l’altro. Che è quello che dovremmo custodire, preservare per noi e per tutti gli esseri viventi che lo abitano, e non distruggere.

Per sempre coinvolti

Da giorni ormai, la ritirata improvvisa degli USA dal Nord della Siria, ha dato il via libera alla Turchia dittatoriale di Erdogan, già noto all’opinione pubblica per il trattamento riservato agli oppositori politici e al dissenso interno, di aprire unilateralmente il fuoco e bombardare il territorio del Rojava e annientare la rivoluzione femminista dei curdi nel Nord della Siria. Ricordiamo brevemente che la guerra in Siria si è protratta per un decennio ed è stata molto complessa e che già da diversi decenni prima i curdi rivendicavano il diritto, non a sopraffare, ma ad esistere. Ed eccola che ricomincia.

Interessante e chiaro il reportage della RAI, per una volta.

Dopo aver imparato che non esistono guerre giuste, non ci restano ormai che guerre fuorilegge e terroriste per definizione che hanno come obiettivi i civili. Smettiamola di aspettarci le buone maniere da fin de siecle, seppure ipocrite, le fantomatiche dichiarazioni di guerra di una volta e le azioni diplomatiche di apertura e di chiusura dei conflitti, i negoziati, scordiamoci la possibilità di redigere un elenco esaustivo di ciò che fino a qualche decennio fa chiamavamo crimini di guerra, crimini contro l’umanità. Dimentichiamoci vi prego dell’ONU, se volete riproviamo va bene, ma almeno smettiamo di credere alla NATO!

Il fatto è che viviamo nell’economia di guerra. Il fatto è che il disarmo sarebbe l’unica opzione da perseguire. Il fatto è che ci dovremmo rifiutare di lavorare per i fabbricanti di morte. Il fatto è che finché non capita a noi, ci fa sentire bene sentirci quelli più forti, i meno sfigati del gruppo. Il fatto è che lo stato, la società in cui vivo non è buona e non è esente da colpe e adesso, vorrei vederlo adesso, l’Esercito italiano andare a combattere contro i turchi per difendere il confine siriano. Vorrei vederli i nostri militari, molti del sud per inciso, prendersi le bombe italiane sulla testa, vedersi puntate contro le armi fabbricate nelle aziende del Nord, dove c’è il lavoro, o in aziende che ce lo portano il lavoro, a noi che pare che poter fare altro per campare, avere uno sviluppo economico diverso, non sia possibile. Sono provocatoria, ovviamente, non vorrei vederci proprio nessuno.

Le contraddizioni serve viverle, per capirle, per combatterle. L’ho imparato io stessa, crescendo in un posto dimenticato da Dio ma non dagli USA, non dai mafiosi, non dagli affaristi, non dall’ignoranza… e non parlo di quella ideale, proprio quella dell’ABC.

Per la cronaca la mia amatissima e piena di dignità: Niscemi.

La Turchia è da molti anni uno dei maggiori clienti dell’industria bellica italiana e le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland. “Negli ultimi quattro anni l’Italia ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro” sottolinea Vignarca. In particolare nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva per un controvalore di oltre 360 milioni di euro. Tra i materiali autorizzati: armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, arazzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software.

https://www.disarmo.org/rete/a/46899.html

Prima li armiamo, poi ci indigniamo e forse alla fine ci toccherà combatterli? Questa intendo con economia di guerra. Questo è il militarismo nella sua più subdola essenza, quella che non ci fa vedere la guerra e non ce la fa sentire, ma ce la fa alimentare, ci fa arricchire. Ci fa stare bene e allontana le contraddizioni, deresponsabilizza il nostro pensiero, silenzia la naturale empatia che si dovrebbe avere a guardare non dico gli adulti ma i bambini, dio se esisti: i bambini.

Ma tanto non è figlio tuo, puoi vivere sereno tu, puoi continuare a proteggerlo fino alla tua morte grazie a questo sistema bello e pieno di benessere in cui vivi e vivrà lui o lei, non è vero?

COME SIAMO COMPLICI? PER ESEMPIO LEGGI QUI: https://ilmioluogo.me/2018/03/04/sicilia-allarmi/.

Ma quanto pensiamo che possa durare questo nostro vagare sui social e pensare alla dolce vita e sognare la vita dei più ricchi e dei più belli di noi? Praticamente ci sono più armi che persone al mondo e dalle capacità distruttive che… lasciamo perdere. La guerra c’è sempre stata è vero, ma il sistema economico capitalista invece no. E questo si nutre di armi e di guerra da quando si è affermato. Anzi, affermandosi.

Quando puoi difendila

Per affrontare l’imminente futuro è questo che dobbiamo pretendere: protezione civile e non militare, pace e non guerra.

Non se ne parla mai abbastanza e se ne discute ancora meno. Sembra un dato di fatto: la Difesa del territorio italiano passa dallo strumento militare senza se e senza ma. A chi avesse qualche dubbio a riguardo basterebbe leggere il: DOCUMENTO PROGRAMMATICOPLURIENNALE PER LA DIFESA PER ILTRIENNIO 2018-2020. Troverebbe alcuni dati della nostra legge di bilancio, economici e politici che chiarirebbero subito il fatto che il nostro Ministero non si occupa affatto di semplice e autentica “difesa” del nostro territorio, ma di guerra armata e industria bellica.

Vedo già qualcuno storcere il naso e obiettare: la difesa armata è imprescindibile, garantisce la nostra sicurezza. Può darsi, ma quello ci resta è una percezione concreta di insicurezza e di catastrofe imminente della nostra “società del benessere”, da cui nessun esercito armato ci libererà mai. Nella mia esperienza mi sono ritrovata alcune volte a dover affrontare dei problemi di sicurezza piuttosto pratici. Ed essendo l’Italia un territorio ad alto rischio, credo che questo tipo di esperienza possa essere condivisa da molti. Quando affrontiamo alluvioni, crolli di ponti o di scuole, terremoti, incendi, emergenze sanitarie, maremoti, allarmi meteo di vario tipo, disastri ambientali più o meno annunciati, rischi di inquinamento nucleare o industriale… chi chiamiamo? Chi ci viene in soccorso? Non certo l’Esercito italiano né la Polizia, bensì la Protezione civile. Proprio quella più volte osannata e portata a esempio nel mondo, proprio quegli uomini e quelle donne che non dimentichiamo mai di chiamare eroi e di ringraziare tra le lacrime e la commozione per la loro abnegazione e per il loro alto senso del dovere civico. La Protezione civile italiana, ormai di lunga tradizione ed esperienza organizzativa, si basa sull’adesione volontaria e spesso non retribuita, o retribuita poco, di persone altamente competenti e formate. La Protezione civile, struttura del governo della Repubblica Italiana preposta al coordinamento delle politiche e delle attività in tema di difesa e protezione, compresa l’attività di prevenzione fa capo sapete a cosa? Non al Ministero della Difesa, ma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non posso del resto non citare anche il Servizio civile, un altro strumento per la difesa dell’Italia e dei suoi abitanti, che sopperisce alla mancanza cronica di servizi sociali e di fondi per la conservazione e la promozione della cultura e della cittadinanza attiva. Così come è doveroso ricordare tutto il settore dell’associazionismo ambientale e sociale di cui l’Italia è fortunatamente molto ricca. Comunque, per curiosità, sapete quanto è riservato del nostro bilancio statale alla Protezione Civile per il 2019? Circa 2,141 miliardi di euro.

Nell’era del cambiamento climatico, nel concreto delle nostre richieste per affrontare l’imminente futuro è questo che dobbiamo pretendere: protezione civile e non militare, pace e non guerra.

Invece, diamo un’occhiata alle risorse economiche stanziate per la difesa del territorio italiano e dei suoi abitanti da parte del nostro supremo Ministero della Difesa. All’approntamento e impiego dei Carabinieri per la difesa e la sicurezza vanno 6,414 miliardi (con i 467 milioni per la tutela forestale, che con la riforma del Corpo forestale viene de facto militarizzata, si arriva a 6.881 miliardi), le Forze aeree vincono 2,716 miliardi, quelle marittime 2,112 miliardi e quelle terrestri: 5,3 miliardi. Alla Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari vanno 3,217 miliardi, ai servizi istituzionali e generali delle amministrazioni invece circa 1,198 miliardi. E ancora i fondi per la missione “Competitività e sviluppo delle imprese” stanziati dal Ministero dello sviluppo economico dedicati alla ricerca e allo sviluppo tecnologico dell’industria aeronautica e alle agevolazioni alle imprese, per un totale di circa 4,744 miliardi. E all’appello manca ancora il Fondo per le missioni internazionali, che viene rifinanziato annualmente e che nel 2019 vede stanziati 997,2 milioni di euro.

Facendo un rapido calcolo il tutto ammonta a circa 27 miliardi di euro da spendere nel 2019 per il mantenimento di un apparato militare della relativa industria, con relativo indotto, non da poco per una paese che dovrebbe “ripudiare” la guerra.

Ma non abbiamo finito! Al totale bisogna ancora aggiungere il contributo diretto alla NATO che sfiora i 200 milioni di euro, ma che è destinato ad aumentare di molto perché Trump dice di essersi scocciato di accollarsi la difesa di tutto il mondo e i – forse, perché la cifra esatta non è dato saperla nel nostro stato libero e democratico – circa 400 milioni di euro che versiamo tramite le nostre tasse per pagare il privilegio di avere come vicine di casa le basi militari USA e i soldati americani, tra i più amati al mondo si sa – ironia.

E mancherebbero tutti i numeri del comparto industriale privato e della vendita delle armi che vede l’Italia ai vertici delle classifiche mondiali grazie alla Leonardo sicuramente, che prevede ricavi per 13 miliardi di euro nel 2019, ma in parte anche grazie a Fincantieri che produce navi militari con amore da più di 230 anni.

Tra l’altro, sapete quanto inquinamento e CO2 produce questa immane grande opera per la sicurezza del mondo, altrimenti detta guerra? Non lo potete sapere e non lo sa nessuno, perché in questi casi non valgono limiti e non c’è nessun accordo di Parigi che tenga. Provate del resto solo a immaginare cosa significherebbe chiedere il conto per crimini di guerra, civili e ambientali? Eppure nessuno dei nostri governanti pensa di porre fine a questa devastazione. Le guerre, la corsa alle armi e la spesa militare sempre crescente sono la causa e non la soluzione alle emergenze e alle crisi globali del nostro tempo. (Su questo tema, se ti va puoi leggere anche un altro post: “Guerra e ambiente nell’antropocene”https://ilmioluogo.me/2019/01/21/guerra-e-ambiente-nellantropocene/).

Tornando a fare i conti delle spese pubbliche e private, a mettersi a rincorrere i numeri davvero va a finire che se ne trovano sempre altri. Fuori dal bilancio, sotto altre forme, ce n’è ancora! Ma mi fermo con le mie ricerche perché già così, con questa breve disamina persino troppo superficiale, mi gira la testa e comincio a pensare di aver perso il filo del discorso e di non poterlo ritrovare più. E infatti, quasi dimenticavo. La Difesa ha effettivamente preso in carico anche la tutela del territorio italiano e del suo ambiente, riservandogli ben 467 milioni di euro. Meglio di niente no? In fondo non sarà mica una priorità e tantomeno si tratta di un’emergenza! Certo, non compete al Ministero della Difesa, compete forse al Ministero dell’Ambiente che per il 2019 si è dotato di ben 5 miliardi, la maggior parte dei quali andranno spesi per infrastrutture, edilizia pubblica, manutenzione della rete viaria, dissesto idrogeologico, prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali (tramite un fondo da confermare di anno in anno, per quest’anno 3 miliardi, per il prossimo chissà). A questi se ne aggiunge certo qualcun altro per gli stati di emergenza ma diciamo che la sostanza non cambia. (Vedi qui: -> https://impact.startupitalia.eu/2019/01/11/legge-di-bilancio-ambiente/)

Insomma, tutto questo per dire cosa? Intanto che la funzione del Ministero della Difesa è quella di occuparsi di tutto tranne che della difesa dei suoi cittadini, se non altro nel senso poetico del termine per come vorrebbero darci a intendere. Per cui è inutile che sparate quelle pose da militare figo o figa, perché la maggior parte di voi in realtà fa ben poco per tutelarmi davvero e nemmeno sarebbe in grado di farlo realmente, provare – ahimé – per credere. Tralasciamo inoltre l’utilità delle missioni all’estero, che se sono di pace allora ancora mi dovreste spiegare perché la guerra continua sempre e le missioni le riconfermate a oltranza senza ridiscuterne nemmeno una parte. E poi, che alla vera difesa e alla vera sicurezza non ci pensa nessuno dei nostri cari Ministeri, tanto è vero che rimaniamo in attesa dell’ennesima tragedia annunciata o catastrofe ambientale o crollo infrastrutturale o crisi energetica per prendercela con l’amaro destino e per dare pacche di incoraggiamento al glorioso popolo italico che sopporta con dignità le calamità, mentre ci facciamo belli dell’acquisto di F35 o dell’arrivo di bombe termonucleari da tenere buone buone non si sa bene nel “giardino” di chi.

Il ministro Trenta che si preoccupa di accrescere la sicurezza collettiva contro minacce generiche ed eventi calamitosi che possono perturbare la vita dei cittadini, permette lo stoccaggio di bombe nucleari americane nelle basi militari italiane continuando in maniera occulta a mettere a rischio la vita dell’intero paese contro la volontà della popolazione stessa. Non c’è alcuna intenzione, neanche da parte italiana, di mettere in discussione il documento “Comprehensive Political Guidance” sottoscritto dai Capi di Stato e di Governo della NATO nel novembre 2006, in cui è stata reiterata l’esigenza di una capacità nucleare.

https://www.peacelink.it/disarmo/a/46210.html

Che fare per difendere questa nostra terra? Intanto potresti partecipare alla Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili a Roma il 23 marzo. I grandi mezzi di comunicazione e di informazione non ne stanno dando molta notizia, ma fidatevi che saremo in tanti lo stesso. Poi beh… fartene una ragione il prima possibile del fatto che nessuno lo farà al posto tuo.

Treble Difendila!
Quannu poi difendila!
È la terra toa, amala e difendila!
Ntorna moi, difendila!
Quannu poi difendila!
È la terra toa, amala e difendila! De cine?
De ci ole cu specula e corrompe, difendila!
De ci ole sfrutta l’ignoranza, difendila!
De ci ole svende l’arte noscia, difendila!
De ci nu bole crisca ancora, difendila!
Pe ci nu tene chiù speranza
Pe ci ha rimastu senza forza, difendila!
Pe ci nu pote ma nci crite, difendila!
Pe ci nu te pote secutare, difendila!

Sud Sound System – 2003
Guglielmo Manenti