Vengo via con te

Oggi è bello fuori, è azzurro. Un’insolita e dolce luce invernale mi ha svegliata, riscaldandomi la nuca mentre dormivo ancora. Di solito cedo all’indolenza del mattino come cedo spesso e volentieri a tutto quello che mi trascina in orizzontale: il divano, la distesa verde di un bel prato di campagna, la panchina del parco da cui contemplare il fiume o le persone. Tu. Chiamala forza di gravità, se vuoi.

Il fine settimana è appena iniziato. So che viviamo il tempo in modo meccanico e artificiale, scandito da ore e giorni e ritmi di alti e bassi rendimenti economici. Dentro una parabola che traccia i livelli di tensione emotiva e affettiva da gestire di lunedì in lunedì. So che vivo in un periodo storico e geografico in cui avere il fine settimana e sentirlo tutto, sapere cosa significa averlo o non averlo, rappresenta uno status symbol. So che è come se dovessi sempre scusare una parte di me, quella bene educata e a volte fin troppo consapevole e responsabile del mondo. Quasi quasi, anche il fine settimana finisce per diventare un dilemma morale.

 

 

Basta. Ho deciso.

Oggi vengo via con te. Ho voglia di ridere, giocare, dire stupidaggini, cantare, ballare e passeggiare…

Ho voglia di guardare il mondo come si guarda un film in cui i protagonisti non siamo noi, nemmeno alla lontana.

Ho voglia di essere gentile con tutti e sorridere agli sconosciuti e abbracciare nuove persone.

Ho voglia di fare finta che oggi sia sempre.

Vengo via con te. Tu sei l’unico fine settimana che voglio.