Intrecciare lotte con migliaia di persone

Il Primo Maggio No Expo 2015 non doveva andare così. La prima pagina non doveva essere occupata da auto in fiamme. Le nuvole di fumo non dovevano fare da sfondo al corteo. Così è andata, ma siccome è nostro “dovere” isolare i violenti, allora diciamolo. Quelle “tute nere” non avevano niente a che fare con me e con gli altri 50 000 che insieme a me hanno riempito Milano di canti, musica, striscioni e colori in una giornata pessima e piovigginosa. Non avevano niente a che fare con gli organizzatori che, nonostante le condizioni difficili e confuse, hanno intrecciato diverse pratiche di lotta mantenendo un servizio d’ordine che ha permesso ai manifestanti di continuare fino alla fine.

Li ho visti coi miei occhi, per quello che sono: meschini. Li ho visti entrare in una piccola gelateria a conduzione familiare colpevole di aver dato fiducia al corteo e di aver deciso di rimanere aperta, probabilmente per arrotondare il mese. Li ho visti lanciare vernice all’interno e imbrattare di colla le porte, li ho sentiti gridare al gelataio: “devi chiudere!”. E ho pensato che questo comportamento è semplicemente mafioso e squadrista. Ho pensato: “eccheca*** fatichiamo tanto a far capire alle persone che non siamo vandali, che non devono chiudere al passaggio dei cortei (o meglio che dovrebbero chiudere per unirsi a noi!) e poi…ecco qua.” Viaggiano a gruppetti di tre o quattro e si mescolano tra la folla. Quando vi si incontra il danno è fatto. E non si può certo pensare di inseguirvi uno a uno. Che poi, anche quando, gli fai la predica? Gente simile cosa ti risponderebbe? Capirebbe?

Dobbiamo isolarvi, certo. E allora pubblicamente mi scuso. Perché ho assistito alla scena, ma presa dal corteo e non so da cosa, probabilmente dalla paura, non ho pensato a entrare in quella gelateria a darvi una mano. Non me la sono sentita di andargli addosso. Non mi sono fermata a fare un po’ di solidarietà, patetica forse, ma comunque qualcosa. Avrei potuto aiutarvi a pulire, avrei potuto comprare due chili di gelato, che ne so. Posso solo dirvi, a magra consolazione, che la prossima volta proverò a essere più lucida, che non ci saranno compromessi, nessuna giustificazione qualsiasi, non sprecherò forse manco il fiato. Perché queste persone, e quelle che ci assomigliano, accanto a me non ci devono stare, non dovrebbero nemmeno avere il coraggio di farsi vedere.

Questa è una cosa sulla quale invito a riflettere tutti coloro che vivono i movimenti di lotta. Non diamogli spazio, tanto meno fiducia. Nonostante le nostre diversità di idee, pratiche, i dissidi e le incomprensioni, arriva sempre un momento in cui ci si guarda negli occhi e si sa da che parte stare. Ecco. Non dalla loro.

Noi crediamo che qualche ragionamento dobbiamo pure farcelo. Perché anni di lavoro sui contenuti, di condivisione e di lotte oggi sono stati letteralmente spazzati via dalla scena pubblica, e se la stampa e la comunicazione mainstream hanno gioco facile a far vedere colonne di fumo nero che si alzano nel cielo della città e roghi di auto e negozi, e vetrine tirate giù, beh, qualcuno ‘sto lavoro di demonizzazione glielo ha reso davvero facile, e non abbiamo davvero niente da guadagnare dal totale isolamento nel quale ci ritroveremo, da domani, a fare politica nella nostra città. Milano in Movimento – diretta

La questione, come al solito, non è nelle identità ma nel metodo. Ragionare su quali pratiche ci rendono più forti e evidenziano le linee di frattura sempre più larghe in una società caratterizzata da una rabbia latente quanto diffusa. Spaccare utilitarie o vetrine a caso è un gesto idiota che ha senso soltanto per chi assume come referente del suo agire “politico” il proprio micro-milieu ombelicale. Infoaut – Non a tutti piace Expo

Caso Expo 2015 Milano. Questa è l’Italia.

Expo Milano 2014. I lavori continuano e il malaffare prospera.

L’Esposizione Universale di Milano 2015 accoglierà il mondo in un’area lunga circa 2 km e larga tra i 350 e i 750 metri. Su di essa sorgerà una “piccola città”, completa di tutti i servizi e le infrastrutture per soddisfare le esigenze di milioni di visitatori. Expocantiere.org “. Un progetto fantastico, proprio quello che ci voleva per la città di Milano e non solo per Milano, per l’Italia!
La gara d’appalto per la prima fase di realizzazione del progetto, la cosiddetta “rimozione delle interferenze”, la pulizia dei terreni per liberarli da ostacoli, è stata aggiudicata dall’impresa CMC di Ravenna nel lontano 2011. E già nel maggio 2012 questo “lavoretto” di circa 70 milioni di euro era finito sotto inchiesta dalla procura di Milano. Nel corso di questi ultimi anni, sono emersi i risultati scandalosi delle indagini: un sistema di corruzione e tangenti che viene subito definito nuova tangentopoli, un affare imperdibile per le peggiori aziende e ditte di costruzioni italiane.
A maggio 2014 il caso Expo ri-esplode, finalmente, sulle cronache nazionali e internazionali. Nonostante gli arresti eclatanti – vedi articolo “Expo 2015: l’occasione imperdibile per mostrarsi italiani” – i reati e le infiltrazioni mafiose, nonostante i comitati cittadini denunciassero da anni tutto quanto portato alla ribalta dalle indagini della magistratura, la politica ha solo un obiettivo: salvare Expo a tutti i costi. The show must go on. Tra mille difficoltà, ritardi e legittime contestazioni, il progetto Expo 2015 è dunque, vergognosamente, andato avanti. Un nuovo nome eccellente, in questi giorni, si aggiunge alla lista degli indagati. Si tratta di Antonio Acerbo, inquisito per turbativa d’asta e corruzione, attualmente commissario delegato per le Opere infrastrutturali Expo 2015 e responsabile unico per il Padiglione Italia. Tra meno di un anno il super-mega-evento Expo2015 dovrebbe inaugurare i battenti. Che gioia per l’Italia.
A maggio il caso Expo era esploso con l’arresto di sette persone eccellenti sotto inchiesta per gravi irregolarità nelle procedure di assegnazione dei lavori – vedi precedente articolo su SenzaBarcode. Nonostante i reati e le infiltrazioni mafiose, la politica si è mossa per salvare Expo a tutti i costi, proteggendo di fatto cantieri illeciti e ditte che hanno ottenuto gli appalti a suon di mazzette. Ma questa è l’Italia. Pur di “non perdere la faccia” di fronte al pubblico internazionale, di rispettare importanti accordi presi a livello regionale e nazionale, pur di salvaguardare le proprie posizioni, i cantieri non si sono bloccati. Tra mille difficoltà, ritardi e legittime contestazioni, il progetto Expo 2015 è comunque, vergognosamente, andato avanti.

Come se non fosse già abbastanza, di pochi giorni fa è la notizia di un nuovo nome eccellente che si aggiunge alla lista degli indagati, quello di Antonio Acerbo, inquisito per turbativa d’asta e corruzione. Secondo la Procura di Milano, avrebbe favorito l’imprenditore Enrico Maltauro (il primo a rivelare alla magistratura il sistema delle tangenti per aggiudicarsi gli appalti Expo). Acerbo è attualmente il commissario delegato per le Opere infrastrutturali Expo 2015 e responsabile unico per il Padiglione Italia che si estende su una superficie di 12.000 mq, e ospiterà il Palazzo Italia: luogo di rappresentanza dello Stato e del Governo italiano

A maggio il caso Expo era esploso con l’arresto di sette persone eccellenti sotto inchiesta per gravi irregolarità nelle procedure di assegnazione dei lavori – vedi precedente articolo su SenzaBarcode. Nonostante i reati e le infiltrazioni mafiose, la politica si è mossa per salvare Expo a tutti i costi, proteggendo di fatto cantieri illeciti e ditte che hanno ottenuto gli appalti a suon di mazzette. Ma questa è l’Italia. Pur di “non perdere la faccia” di fronte al pubblico internazionale, di rispettare importanti accordi presi a livello regionale e nazionale, pur di salvaguardare le proprie posizioni, i cantieri non si sono bloccati. Tra mille difficoltà, ritardi e legittime contestazioni, il progetto Expo 2015 è comunque, vergognosamente, andato avanti.
Come se non fosse già abbastanza, di pochi giorni fa è la notizia di un nuovo nome eccellente che si aggiunge alla lista degli indagati, quello di Antonio Acerbo, inquisito per turbativa d’asta e corruzione. Secondo la Procura di Milano, avrebbe favorito l’imprenditore Enrico Maltauro (il primo a rivelare alla magistratura il sistema delle tangenti per aggiudicarsi gli appalti Expo). Acerbo è attualmente il commissario delegato per le Opere infrastrutturali Expo 2015 e responsabile unico per il Padiglione Italia che si estende su una superficie di 12.000 mq, e ospiterà il Palazzo Italia: luogo di rappresentanza dello Stato e del Governo italiano.

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