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Piccolo canone di letteratura italiana a Lubiana

Lubiana, Istituto Italiano di Cultura. Una mostra fotografica presenta scrittori e scrittrici della letteratura italiana.

Un paio di giorni fa mi trovavo a Lubiana, presso l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. Ero lì per un motivo molto specifico, la presentazione di un’antologia che esamina la storia della della letteratura italiana in Istria, in particolare di Capodistria, Isola e Pirano (per ulteriori dettagli e la versione pdf del volume clicca qui). Non ero mai stata in un Istituto Italiano di Cultura. Da italiana e soprattutto da letterata e amante della mia cultura, non di meno affascinata da tutte le altre, ho solcato la soglia degli uffici con una certa emozione. Per la prima volta non ho associato la presenza all’estero del Paese di cui sono cittadina a una presenza militare, coloniale e invasiva. Ed è anche bello sapere che se mi trovo all’estero per qualsiasi motivo, esiste uno spazio dove si parla la mia lingua e si coltiva la mia tradizione letteraria ed artistica. Qualcosa che non sarebbe male se venisse garantito a tutti. Devo anche aggiungere che, comunque, il sospetto con cui guardo a queste istituzioni che trattano un tema tanto delicato e spesso usato in modo subdolo, quale è quello culturale, non mi abbandona.

“Gli 83 Istituti Italiani di Cultura (IIC) nel mondo sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea.”

Promuovere l’immagine dell’Italia all’estero…. beh.

Parliamone, no?

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Ho cercato di sbirciare dentro le stanze degli uffici e di curiosare qua è la per capire che aria si respirasse. L’occhio mi è caduto su un corridoio laterale, dove è stata allestita una mostra fotografica. Diversi i ritratti fotografici appesi sotto al titolo “Scrittori Italiani – Ritratti”, fotografie di Michele Corleone. Come non resistere alla curiosità di vedere su chi fosse caduta la scelta? Ovviamente non ho potuto fare a meno di segnarmeli tutti, ed eccoli qua.

Maria Luisa Spaziani

Fernanda Pivano

Dacia Maraini

Tonino Guerra

Niccolò Ammaniti

Dario Fo

Andrea Zanzotto

Erri De Luca

Andrea Camilleri

Bruno Munari

Carlo Ginzburg

Alcuni nomi me li aspettavo, ma per la maggior parte degli altri si è trattata di una bellissima sorpresa. Che mi ha fatto pensare che se all’estero nomi consacrati al canone letterario possono trovarsi insieme a best-seller, come Camilleri e Ammaniti, e “best-militant” come Erri De Luca, senza tralasciare anche qualche voce femminile ricercata… ecco, penso che sia un ottimo modo per veicolare pacificamente l’idea di una letteratura italiana che in troppi considerano finita, morta e sepolta, e che invece è ancora più viva e attiva che mai. Un’immagine della cultura italiana nella quale mi rappresento: dialogante, inclusiva, pronta a scardinare gli stereotipi e critica nei confronti delle regole prestabilite, ma capace anche di non perdere quei caratteri di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza che tanto raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

 

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La parola contraria di Erri De Luca. Apologia del dissenso

“Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa.” Erri De Luca, La parola contraria.

01/09/2013

Lo scrittore Erri De Luca, raggiunto al telefono dall’HuffPost, commenta con scarne parole l’accusa che il procuratore Giancarlo Caselli lancia nei confronti degli intellettuali che a sinistra “sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo” in Val di Susa. Caselli non fa i nomi dei “conniventi” ma nell’ elenco, è chiaro, figurano il filosofo Gianni Vattimo e De Luca, che hanno manifestato pubblicamente il supporto agli attivisti No Tav finiti in carcere per sabotaggio – continua a leggere l’intervista qui.

Il 10 settembre 2013 LTF ha depositato regolare denuncia presso la procura di Torino: “per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, pubblicamente istigato a commettere più delitti e contravvenzioni ai danni della società LTF sas del cantiere Tav LTF in località La Maddalena di Chiomonte (To), area di intresse strategico nazionale.”

laparolacontraria

Dopo due udienze preliminari nel 2014, il processo si è aperto il 28 gennaio 2015. Non sussistono fatti o azioni imputabili a Erri De Luca, solo parole. Erri De Luca decide quindi di scrivere e pubblicare: La parola contraria, un’apologia in cui rivendica e spiega la sua libertà di parola e opinione. Un discorso in difesa di sé stesso e non solo, dallo stile elegante e posato, dove le argomentazioni si susseguono in maniera ordinata. La parola contraria è diviso in tre sezioni: Cronaca, Influenze e Istigazioni.

Così introduco meglio che posso l’accusa usata contro di me: istigazione. Istigare un sentimento di giustizia, che già esiste ma non ha ancora trovato le parole per dirlo e dunque riconoscerlo. E che fa alzare d’improvviso e lasciare il libro perché è montato il sangue in faccia, pizzicano gli occhi e non si può continuare a leggere. Andare alla finestra, aprirla, guardare fuori e non vedere niente, perché tutto sta succedendo dentro. Respirare profondo per sentire insieme all’ossigeno la circolazione di una volontà sconosciuta. Iniziare a essere apprendista di giustizia nuova, che si forma dal basso e sbatte contro la tutt’altra giustizia seduta sullo scranno in tribunale. Istigare, com’è successo a me con Omaggio alla Catalagna di Orwell. Di fronte a questa istigazione alla quale aspiro, quella di cui sono incriminato è niente. (pp. 17-18)

Erri De Luca rivendica l’uso libero della parola istigazione e sabotaggio a livello intellettuale, linguistico e politico, ma non penale: “perché si dia istigazione alla violenza bisogna dimostrare la connessione diretta tra parole e azioni commesse” (p. 27). Anche se lo stimolo alla scrittura di certo proviene dall’essere stato chiamato letteralmente in causa, l’obiettivo di Erri De Luca non è giustificarsi o discolparsi in qualche modo, ma denunciare un tentativo di repressione sottovalutato.

Nell’aula del tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 non sarà in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo. (p.40)

Il suo passato militante, il suo impegno nel sociale e il suo attivismo, gli garantiscono una certa sicurezza nell’affrontare conseguenze di cui, come lui stesso ci tiene a precisare, non si dichiara vittima.

La parola contraria è stata messa su un piedistallo di valore: penale per i giudici, costituzionale per me. La libertà di affermarla è questione che va oltre il mio caso. Oggi sta sotto minaccia di silenziatore. Non credo che riusciranno a sottometterla fuori di quest’aula, so che non ci riusciranno con me. Vengo dal campo scuola del 1900, dove gli scrittori, i poeti, hanno pagato il più amaro prezzo per le loro parole. Ho imparato da innumerevoli esempi la linea di condotta da tenere di fronte ai silenziatori. pp. 44-45

jesuiserri

La parola contraria è un prezioso discorso, un monito e allo stesso tempo un ringraziamento ai lettori. Al di là dell’essere No Tav o Pro Tav o Indifferente al Tav, quello che insegna questo saggio è il valore della libertà di parola contraria, del dissenso, l’importanza di potere continuare a esercitarli. Da subito è partita la campagna #iostoconerri che ha raccolto e continua a raccogliere adesioni e dichiarazioni in favore di Erri De Luca anche a livello internazionale (tra i più recenti autori come Wim Wenders, Luis Sepulveda, Daniel Pennac). Il calore e il sostegno dimostrato da più parti ha reso certo l’autore di un fatto:

Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa.