A chi come me

Quando viene settembre e cala la sera dopo le prime pioggie e tira il vento che ormai freddo costringe alla manica lunga, vorrei e non vorrei che cambiasse il tempo.

A chi come me conta ancora le stagioni e le riconosce tutte e quattro, nonostate tutto, dal colore del tramonto – e sì, è di nuovo il tempo del rosso di sera bel tempo si spera riflesso nel cielo a pecorelle che acqua se n’è versata a catinelle – dall’odore della terra e dell’aria, e soprattutto riconosce la fine dell’estate dal dolore delle membra.

A chi come me quando viene settembre sente un moto nel cuore e gioisce dell’edera che comincia a crescere veloce veloce e a lanciarsi una fogliolina dopo l’altra e… ell’amore è come l’ellera dove s’attacca more così così il mio cuore mi s’è attaccato a te. A chi come me non teme il silenzio ora che grilli e cicale hanno smesso di cantare e rimangono la notte solo i richiami di civetta e, del resto, non ne potevo più di karaoke e rombi di motore.

A chi come me si commuoverà presto al ritorno del cielo d’inverno e al passo attutito sulla terra umida e gonfia. A chi come me s’acquieta solo nell’infinito ritorno del tempo che spassa. A chi come me in bilico tra eterna pace e eterna guerra e libertà di immensi spazi e costrizione di corpo umano e di pochi sensi e dolce vertigine e chiarori di luna attende.

A chi come me, quando viene settembre, migrare è un po’ soffrire, restare è un po’ mentire, morire è divenire, dedicai futili riflessioni mistiche. Tanto pe’ cantà.

Sempre cara vi fu vostra,

Pastora errante per l’aia

Quanta strada bisogna fare – Sicilia A.D. 2019

Rientro a casa… e dintorni, per trascorrere le vacanze di Primavera, o Pasqua se preferite.

Di solito il periodo di ferie sotto Pasqua è così breve che si riesce a fare ben poco. Invece, quest’anno mi sta andando bene. Sto per dieci giorni. Ne sono trascorsi già più della metà e io per più della metà ho dormito. Vuol dire che ne avevo bisogno? Non saprei. La Sicilia mi ha accolto un po’ uggiosa, con dei giorni di schiarite, ma in generale con un cielo poco primaverile. Come si andasse verso l’inverno e non verso l’estate. Nondimeno a livello paesaggistico, questo periodo e quello autunnale, rimangono i miei preferiti. E comunque qualche giorno di bel tempo tra un nuvolone e l’altro ho potuto godermelo.

Isola delle correnti

Il mare? Che ve lo dico a fare. Quella della Sicilia orientale per me è sempre stata la parte più bella. Quest’anno ho persino fatto una tappa dove non ero stata mai, a Noto. Sì, ci sono ancora posti in Sicilia che non ho visto e soprattutto che non ho vissuto. Forse non basterebbe davvero una vita.

Noto

Dicevo, i panorami rigogliosi e gli altopiani in fiore. Per poco, se non si porterà via tutto il vento e il maltempo capriccioso. Ancora anche solo un pomeriggio concedimelo, perché io possa fare il mio viaggio di rito alla Grande quercia del bosco di Niscemi!

La Sughereta in fiore era un paesaggio che avevo bisogno di riguardare. Perché i ricordi svaniscono presto e ciò che resta sembra essere solo la loro impronta nella memoria. Come una piccola nicchia rimasta vuota da tornare a riempire di tanto in tanto, impressa astrattamente tra le anticamere e le camere della mente o concretamente come cicatrici e segni sul nostro corpo. L’impronta lasciata da questi boschi, queste piante, questi cieli aperti spazzati dalle nuvole e dove il sereno variabile vuol dire realmente qualcosa, è del tutto simile alle mie mani e ai miei piedi, e per alcune cose è simile a un avvallamento a cono come quello che guida lo sguardo a sprofondare nel mio occhio.

Le strade e i sentieri di terra battuta, aperti sulle radure o cosparsi di foglie di eucalipto, acciottolati o asfaltati, morbidi e odorosi di resine di pini o polverosi, rigogliosi di macchia mediterranea o pungenti come ortiche, assolati oppure ombrosi, attraversati da lucertole frettolose o da formichine laboriose…

Si dice che si ricordi meglio quello che ci ha fatto provare emozioni, ma in questo caso per me non vale. O per dirla meglio, non è quel genere di emozioni facenti parte della vulgata del nuovo millennio: la sensazione forte e inaspettata, la sorpresa, la novità, la meraviglia che brucia, l’esternazione che ti fa ridere forte e ti dà una scossa oserei dire infantile. Non esistono solo emozioni forti, infatti, anche se ci capita di pensare che solo queste siano quelle belle e vere. Anzi, le emozioni davvero forti non lasciano lunghi ricordi, non lasciano impronte. A me le emozioni forti hanno sempre fatto male. Un po’ per carattere, un po’ per costituzione. L’emozione di queste passeggiate è invece lenta, persistente, non sconvolgente. Credo sia per questo trovo pace in queste lande. Per questo fuggo spesso dall’umanità in guerra. Per questo ringrazio sempre chi mi ha donato la scintilla che illumina con po’ di buono la tristezza del mondo che vedo. È una questione di imprinting. Ho imparato a comunicare prima con la natura e gli esseri viventi, e solo poi gli esseri umani. (E pur sempre per vie traverse, leggendo romanzi e poesie e ascoltando favole e storie.) Non sono brava o buona persona per questo, e non mi sento migliore di altri. Sebbene la maggior parte degli esseri umani viva in contesti urbani e metropolitani, siamo infatti in molti e ben sparsi, ad avere un’educazione diversa, una connessione diversa. Non fatevi incantare da #globetrotter e #naturelover che vi regalano emozioni per vendere prodotti o sé stessi. È vero che spesso la forte emozione ci fa provare il desiderio di immortalare tutto in una foto particolarmente “figa”, rischiando che sia solo così, attraverso un’immagine esterna che ce ne ricorderemo.

Di certi ambienti, della mia casa, ricordo cose che nessuna foto mi restituirà. Per esempio il ronzio degli insetti e lo sfarfallio nei campi di quando ero bambina che non si sentono e non si vedono più. Non sono poi passati molti anni, solo una ventina scarsa. Eppure sembra che alcuni di noi abbiano già la memoria che avevano gli anziani quando mi dicevano: “qui un tempo era tutto bosco”…. Ma poi.

La base militare e il MUOS nel bosco di Niscemi

Quanta strada bisogna fare per ritrovare la connessione con la natura che abbiamo perso? La risposta, care mie e amici cari, si trova nel vento.

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

B. Dylan, 1962

Pensa solo cose belle

Ormai ci sono più che abituata a questa specie di routine che prevede lunghi intervalli e pause, tra un ritorno da qualche parte e l’altro. Potrei quasi credere di non saper vivere più altrimenti. E comunque non me lo ricordo com’era, se è mai stato. In ogni caso, questo anno è stato il migliore anno di sempre. Per lo meno, il migliore dal mio definitivo ingresso nel mondo degli adulti, oserei dire. Dico questo perché, nonostante quella che ho definito routine, o forse proprio per questo chi lo sa, la vita mi ha sopreso in positivo innumerevoli volte. E per l’anno che viene penso solo cose belle.

Pensa solo cose belle accompàgnati alle stelle stiamo insieme sul balcone sai c'è vita sul balcone.

Natale e Capodanno. Le feste forse più amate e odiate, attese e temute. Devi farci i conti. Che tu abbia o non abbia una famiglia, una fidanzata o un fidanzato, soldi da spendere oppure no, buoni propositi o solo cattive abitudini, un viaggio da fare o una cena da imbadire, amici noiosi o parenti scomodi. Devi farci i conti. Che tu sia grande o che tu sia ancora bambino.

C'è vita sul balcone dalle stelle arriva Adone una serata da incordare tre bottiglie da stappare.

Dieci giorni di ritorno in Sicilia, in particolare per le vacanze di Natale, sono capaci di “distruggermi” più di un qualsiasi finesettimana metropolitano. Non mi lamento, mi piace solo ribadirlo, perché se penso questo e se me ne vado via pensandola così, significa che in questa terra maledetta ho ancora una possibilità di vita, infinitesimale, è vero, ma possibile. La conclusione del mio anno l’ho vista anche per questa volta a Catania, ma diversamente dagli altri anni mi sono ritrovata con persone che conoscevo poco ma le cui belle vibrazioni mi sono arrivate subito subito. Come arrivano qui in Sicilia, quando arrivano, dritte al cuore, quasi immediate se non fosse per lo sguardo, il sorriso, un abbraccio, una voce, strumenti che le trasmettono.

Tre bottiglie da stappare due chitarre sul comò mille volte me ne andrò solo una resterò.

Il cielo d’Irlanda sarà pure pieno di fascino e degno di canzoni struggenti e d’amore, ma il cielo della Sicilia non è da meno. Solo che io non ho ancora imparato a cantarlo. Soprattutto d’Inverno. Lo adoro il cielo della Sicilia orientale d’Inverno. Così come mi piace la costellazione di Orione, una di quelle che quando mi appare alla vista mi fa sentire subito a casa ovunque io sia. Forse perché è la prima costellazione che ho imparato a riconoscere, forse perché il riconoscerla rilassa il mio senso dell’orientamento. Ed essendo la costellazione più luminosa e visibile in Inverno, penso che questo effetto possa farvelo anche a voi. E insomma, questo Orione benedetto me lo sono ritrovato splendente nel cielo catanese di fine anno, mentre me ne stavo a fumare una sigaretta sul balcone.

Solo una resterò nel frattempo tu mi piaci tu sei quello che mi taci che farai di questi baci ?

Sai davvero non lo so.

Pensa solo cose belle, abbraccia solo persone buone, ascolta e seguilo il tuo cuore, vivi il giorno e non le ore, sorridi spesso, dormi felice, sogna di volare, fatti amare, fatti viziare.

Profumo di fiori sul tuo cuscino
petali di rosa sul tuo cammino,
raggi di sole dalla finestra,
raggi di stella tra le tue ciglia.

Sì. Pensa solo cose belle. A ritrovarti ci penso io.