Aspetta

 

 

 

Aspetta. Frena. Ascolta. Guarda.

Volevo dirti che tutto quello che serve è respirare.

 

Aspettati ascoltati guardati.

Volevo dirti che tutto quello che hai può bastare.

 

Fermati.

Non per sempre.

Quanto basta.

 

Volevo dirti che ho grandi sogni, ma ce ne ho ancora di spazio.

Lo sai?

 

Giugno 2018 – Vacanze romane

Di questo fine settimana registro innanzitutto il fatto che ho scaricato la batteria della macchina fotografica e ho riempito completamente la scheda di memoria. Forse per qualcuno di voi è la normalità, girate con quattro batterie e venti schede dalla capacità infinita, forse altri si chiederanno: “ma che, c’hai la memoria solo di otto giga?” Sì, beh… comunque sono otto giga di foto scattate in meno di quarantotto ore.

È che sono stata a Roma. La mia solita toccata e fuga della capitale, ma un po’ è stata la solita toccata e fuga un po’ no. Vi spiego perché.

Questa volta, andare a Roma ha significato realizzare un sogno: assistere al concerto del Maestro Ennio Morricone, con una incredibile orchestra al completo, di non so quanti elementi, sullo sfondo suggestivo delle rovine delle Terme di Caracalla. Ebbene, nonno Ennio ha diretto l’orchestra da seduto e dall’alto dei suoi novanta anni, senza perdere un colpo e per la gioia di più di tremila persone, concedendo bis senza problemi, già da tempo in giro per un tour da tutto esaurito e che ha in programma di organizzare ancora date straordinarie. Se qualcosa significa questa cosa, nonché la straordinaria sensibilità di un compositore così popolare… che certo non ha bisogno di soldi Morricone, ma di sicuro l’indotto che gira attorno a lui sì, diciamolo. Ahimè, siamo troppo impegnati a sperperare soldi pubblici in grandi opere inutile e nemmeno belle, siamo troppo impegnati ad investire in “sicurezza”, e così via. Ma non mi dilungo. La cosa più bella per me, è stata anche poter regalare questa esperienza al mio fratellino di sedici anni e farlo felice così.

C’è dell’altro? Certo che c’è. È stato un fine settimana in famiglia, in effetti, quella famiglia di sangue che, sparsa di qua e di là, cerchi di ricompattare alla prima occasione. Infatti, a Roma vive mia cugina, quella che definisco la più prossima per il semplice fatto che è l’unica, di diciotto, con la quale sono cresciuta. Con lei mi capita di continuare a sognare di poter costruire il nostro mondo migliore.

C’è dell’altro? Certo che c’è. Ci sono ricordi che riaffiorano e che mi riportano a quando, adolescenti, partecipavamo alle grandi mobilitazioni nazionali, partecipavo ai Concertoni del Primo Maggio. Da grande mi sono accorta che fruivo della Capitale quasi fosse un oggetto preconfezionato su misura per me. Mi abituavo alla grandiosità dei suoi monumenti – antichi e nuovi – come ci si abitua alla grandiosità di un mondo che aspetti di vivere e percorrere liberamente in su e in giù, dal tramonto all’alba e viceversa. Da padrona, per quanto buona, pur sempre padrona.

C’è dell’altro? Certo che c’è. Ma cosa volete che vi dica e tanto meno come volete che ve lo riassuma. È Roma. Da qualsiasi parte del mondo tu arrivi, vivrai sempre la sensazione di poter trovarci un pezzettino di te e un posticino per te.

 

Forse respiro come se

Mi piacerebbe lasciarmi andare mutare la realtà in sogni d’amore vederli nascere contenti e crescerli come fiori a primavera vorrei la fantasia al galoppo al tramonto su crinali verdeggianti erbosi prati e qualche arbusto e la nuvoletta candida che scolora e diventa dolce come albicocca matura rosea come guancia di ragazza se mi guardassi arrossirei per il solo piacere di farlo per il solo piacere di provare l’emozione negata in questi tempi insicuri dove tutti ci sentiamo stranieri espatriati rimpatriati esportati importati intrecciati avulsi scalpita la giumenta dall’occhio chiaro e lo zoccolo duro s’innamora freme il lucido manto quando un temporale estivo imbruma la sera e la gonfia e si sfascia in scariche elettriche e pioggia e io forse respiro come se fosse il mio ultimo respiro e sarebbe per te. Ma tu o voi o io cosa respiro perché. M’appresso all’angolo stretto e già l’estate mi pare passata come sempre è passata la sera nell’assenza sospesa tra me e te e il raggio di sole che ci trafisse quella volta e poi mai più.