Digressione

Capodistria – ottobre 2016

C’è a chi cade la mela in testa… e a chi basta un oliva!

L’urgenza di scrivere, l’urgenza di andare, l’urgenza di riflettere ma anche di smettere di pensare. L’urgenza di parlare, l’urgenza di tacere. Come una nuvola che passando copre il sole, come le ombre all’imbrunire, come incontrare per strada chi ti strappa un sorriso in una “giornata no”. L’urgenza cambia qualsiasi stato d’animo precedente, lo annulla, segna una svolta e pretende attenzione. Così, da un fatto intimo prima di tutto, che tocca le corde del cuore e mi fa contrarre i nervi, l’urgenza mi fa riscoprire quello che faccio, quello per cui mi dedico e mi impegno. Mi costringe a stabilire e rispettare le priorità che mi sono data.

giphy_changes

Già… le priorità della vita e la scala di valori che le accompagnano. Una volta ai primi posti c’erano gli amici e la famiglia, essere una persona utile per la società, ieri erano la laurea e “salvare il mondo”. Di questi tempi qualcosa sta cambiando ancora e al momento sembrano un po’ confuse. Al vertice della classifica si trovano in ex aequo: scrivere, insegnare, vivere in pace. Vivere in pace, che strana priorità. Non l’ho mai capita e mai messa in elenco prima. Invece da un paio d’anni… eccola qua. Direttamente in vetta alla classifica. Che quasi all’inizio non volevo confessarlo a me stessa, perché mi sembrava una cosa da vecchi, da nonni, questa cosa qui: vivere in pace. Ma sta lì. E ogni tanto l’urgenza mi coglie e me la ricorda. Così, oggi ho lasciato perdere tutto quello che avevo in programma, perché mi hanno chiesto se avevo voglia di partecipare alla raccolta delle olive di famiglia e io manco ci ho pensato due volte: sì, perché ho sentito l’urgenza di vivere in pace. Scriverò, insegnerò, forse salverò il mondo… ma domani. Oggi no.

14875098_1446544628708750_859282691_n

Le radici che tengo

Di origini, famiglia e culture radicanti

Piccola premessa. Non sono mai stata così lontana dalla Sicilia come durante quest’anno. Anno in cui sono tornata a casa solo per due settimane tra Natale e Capodanno. E la cosa comincia a produrre strani effetti.

Onde-Divisori-Web-63156

Da un po’ di tempo a questa parte, devo ammetterlo, faccio fatica a rispondere alla domanda: “di dove sei?”. La risposta estesa, infatti, suonerebbe più o meno così: “io sono siciliana, cioè mio papà è siciliano e io sono cresciuta in Sicilia, però mia mamma è veneta e io sono nata e cresciuta anche in Veneto, però ho vissuto negli ultimi anni a Torino dove tra l’altro ho un sacco di parenti. Però ora vivo qui”. Trovandomi all’estero, sarebbe più semplice dire: sono italiana e stop. Però, io non è che sono proprio all’estero-estero. Infatti, qui in Istria non basta, perché bisogna distinguere tra italiana d’Italia e italiana autoctona. E poi siccome noi italiani ci teniamo sempre a precisare l’origine regionale esatta e magari anche la provincia nel caso delle regioni più grosse, va sempre a finir male. Ad oggi, nelle mie conversazioni, pare essersi affermata la seguente definizione rispetto alla mia origine: siculo-veneta-piemontese. A questa tripartizione identitaria ormai mi sto affezionando e quasi quasi ci aggiungo pure “istro”, prima di veneta, però staccato: istro – veneta (il motivo del trattino lo spiego su richiesta a eventuali interessati di questioni di lana caprina, quali letterati e appassionati di culture e identità multiple).

giphyVi assicuro che a volte è piuttosto faticoso tenere insieme tutta questa roba. Non solo per quanto riguarda le relazioni familiari e i rapporti interpersonali da mantenere e coltivare a distanza. Provate a immaginare quante voci e punti di vista si siedono in parlamento dentro di me quando devo fare scelte o prendere posizione su delle cose. Il mio nucleo familiare e la cerchia di amici che mi conoscono da una vita vivono in Sicilia, questo significa che sono cresciuta a pane e sicilianità, folklore, baccano e gioia di vivere, ma anche con tanti problemi alla luce del sole. Tanto sole. Accanto, lo stuolo di ricordi, di tradizioni, di modi di fare, di paesaggi da fiaba, di cugini e zii dell’alto-vicentino. Proprio veneti delle montagne, mica veneti della pianura! Due mondi diversi e con orizzonti opposti. Così, passando per il Piemonte, l’impasto della mia personalità è concluso, ma è facile fare un po’ di confusione. Non sempre sono sicura che si riesca a capire come vedo il mondo, le relazioni, le amicizie, la famiglia. 

Onde-Divisori-Web-63156

Per me siete tutti parte della mia vita che non è affatto quella di una solitaria e sradicata, ma soltanto quella di una fanciulla ormai donna, che vi porta con sé dappertutto e si confronta con voi ogni volta. Senza di voi “radicati” non sarei andata mai da nessuna parte! Sono tipo una di quelle piante che nasce direttamente dalla radice e continua a spostarsi ogni volta, lanciando un’altra radice più in là (vedasi specie stolonifere in botanica). E dai diversi stili di vita delle mie regioni, cerco di prendere le caratteristiche migliori e farne una cosa bella di cui potete essere fieri anche voi, che vi considerate spesso così male.

Della sicilianitudine mi prendo: la libera espressione del corpo e della mente, il ridere forte, le riunioni di famiglia, il giro di amici che se ci sei dentro non ti molla e non ti lascia solo manco per un secondo!

Della piemontesitudine mi prendo: la cortesia e il sorriso gentile, il senso del dovere, il rispetto per le file, la puntualità, l’ordine!

Della venetitudine mi prendo: la discrezione, il riuscire a parlare sottovoce e capirsi lo stesso, l’incredibile capacità di sapere indorare sempre la pillola e, soprattutto, la fantistica abitudine di lamentarsi molto poco!

Per concludere questa carrellata di amore identitario con una citazione: sono le mie radici la mia grande bellezza. Sono così fortunata da averla sempre a portata di mano e di poterne mangiare a volontà.