Vacanze in Sicilia – Estate 2017

Diario breve di una vacanza in Sicilia. La vacanza di un’emigrata che torna a casa sua per un mese.

No B&B and Resort, no ristorantini sul mare e niente consigli/propaganda per il vostro prossimo viaggio. Solo pensieri sparsi in cui qualcuno forse si ritroverà.

Ci siamo lasciati praticamente un mese fa con la “My London Calling” – un viaggio che ha segnato l’inizio del mio rientro in terra siciliana, deviato di qualche migliaio di chilometri a Londra, dove sono andata a fare quella che finalmente è stata per una volta a Londra… e beh allora? Allora, neanche lì fotine sognanti, profili cool e consigli di viaggio, ma solo tanta voglia di scrivere quanto bene mi ha fatto stare con gli amici. Tanto è vero che, come se non fosse bastato il momento lacrimante a London Bridge dove ci siamo separate da Giada, quando io e Noemi atterriamo all’aeroporto Fontanarossa di Catania quasi quasi faccio fare retromarcia ai miei, che avevano fatto circa 100 km per venirmi a prendere, solo perché c’era la possibilità di stare ancora un’altra notte in giro (a Catania) e vedere altre due scapestrate di cui non faccio il nome e cognome ma solo il nome: Giuliana e Ylenia.

Infine il buon senso ha prevalso, nonché la voglia sincera e di lungo corso di tornare semplicemente dalla mia “famigghia”.

Credo di aver dormito per circa una settimana e di averla passata quasi esclusivamente nella mia bella casa di campagna, ariosa e spaziosa, allargata alla casa accanto, tra l’altro, dove stavano mio fratello e mia cognata e i nipotini che volentieri mi ritrovavo spesso in salone. Avevo tempo e non volevo sprecarlo. Così, dormire mi è sembrato essere un’ottimo modo di impiegarlo. In fondo, sono andata a casa per un motivo preciso: ricaricare le batterie. E che ricarica! Comunque non ho solo dormito, figuriamoci.

In successione ecco le tre belle cose che hanno segnato questa vacanza in Sicilia (famiglia a parte).

1. Il campeggio No Muos – di cui potete leggere qui.

2. L’evento di body painting per cui ho fatto da modella alla mia storica amica e artista Marzia Nigito.

Essere una tela, diventare un quadro, esaltare l’opera d’arte che è il corpo attraverso i colori e la danza. Questo l’ho fatto solo perché ci credo in certe cose, ci credo che attraverso l’arte si esprime il genio dell’intelletto umano, che l’armonia deve essere insegnata e che noi stessi siamo il cambiamento quando affrontiamo e superiamo sfide un po’ anomale… tipo quella di esibirmi vestita solo di colori, sul palco della piazza principale di Niscemi, dove sono cresciuta, che non brilla per essere considerato un posto culturalmente all’avanguardia. E poi credo in te Marzia, come ci ho sempre creduto, credo nel tuo talento e nel tuo senso estetico, nella tua visione pura del corpo come mezzo di espressione e non come fine.

(Se siete curiosi di vedere l’opera completa, date un’occhiata al profilo instagram, mio sulla destra, e di Marzia qui -> https://www.instagram.com/marzianigito/ )

3. Un Ferragosto magico sui Nebrodi, continuato con un viaggio fino a Vulcano a rivedere Noemi.

Non potevo farmi mancare l’escursione con gli amici del Nasciam Trekking, un gruppo bellissimo che mi fa piacere ogni volta incontrare. Abbiamo passato due bellissimi giorni sui Nebrodi, durante i quali sono successe mille cose, tra cui alcune degne di ispirazione per racconti horror: sedute attorno al fuoco con rituali tribali (totem per gli esperti del magico mondo scout); persone vaganti di notte che per cercare me si sono perse nel buio; ritrovamenti di animali morti (un ghiro per la precisione) che abbiamo deciso di impagliare per il futuro nuovo museo di storia naturale di Niscemi. Infine, la traversata dei Nebrodi in Twingo e la traghettata migliore di sempre (ho dormito fin dal primo istante) verso Vulcano.

Potevi davvero lasciarmi qui Tanuz!!! 😀

Tre pezzi di vita inaspettata, fuori programma, tre occasioni che ho colto al volto, intervallate da una serie di altri piccoli eventi e tanti amici che hanno avuto come punto di riferimento il Sound Garden, un locale estivo vicino a casa mia, gestito quest’anno da un altro “storico” amico di vita che quindi direi… meglio di così non mi poteva andare.

Ho fatto un collage tra due foto scattate una all’inizio della vacanza e una alla fine, proprio alla fine. L’ultima sera, ieri l’altro ahimé… E anche di questa faccia la responsabile è Marzia. E penso che il paragone dica tutto, più di queste 732 parole.

 

Come si arriva… e come si parte. Sicily

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vincenzo Cerami, Consigli a un giovane scrittore

Consigli a un giovane scrittore, il saggio di Vincenzo Cerami che svela i linguaggi della narrativa, del cinema, della radio e del teatro.

La produzione critico lettararia italiana pullula di tesi sui temi più disparati, che comprendono teorie estetiche ed etiche, metodologie di analisi dei testi e della narrazione, storie sull’avanzare del cattivo gusto nella letteratura italiana contemporanea viziata, secondo molte Eminenze Intellettuali, dalla ricerca del successo e dall’appiattimento dell’Autore sul pubblico. La battaglia per la riscossa della letteratura cosìddetta di serie B, nell’ultimo decennio, sembra finalmente essere vinta se è vero che nessuno grida vendetta al cospetto del Dio se le case editrici più importanti osano pubblicare i libri, stravenduti, dei vlogger italiani più in voga del momento.

giphy_leggereQuesta seminutile premessa per dire cosa? Che, mentre la critica contemporanea italiana si è impegnata nell’escatologia della letteratura e per la giustificazione della ragion d’essere dei bestseller, la domanda da un milione di dollari che molti giovani aspiranti scrittori e scrittrici, dall’età di circa sei anni in sù, hanno sempre posto ai loro maestri o professori letterati è sempre stata una: si, però a scrivere come si fa? Dove, è evidente, che per scrivere non si intende semplicemente saper mettere le lettere e le parole in fila come vuole la grammatica, oppure (step 2) saper fare delle ottime sequenze narrative, ricche di figure retoriche e senza ripetizioni lessicali. In genere la risposta è spesso questa: devi leggere molto.

Questo è sicuramente vero. Ma è anche vero che, secondo la mia esperienza, questa risposta è legata a un concetto di arte per imitazione che però non è che funzioni proprio così. Ho spesso invidiato i miei amici pittori, scultori, fotografi e musicisti, perché per loro tutto mi sembrava più semplice. Non dovevano “ascoltare” tanta musica o “guardare” tante opere e basta. I musicisti possono contare su un maestro che gli insegna le note, i tempi e gli accordi, conoscono una serie di sequenze tecniche che li aiutano nell’improvvisazione e/o negli arrangiamenti, si affidano a uno spartito da seguire per un’esecuzione perfetta, ad esempio. I pittori imparano a dipingere le sfumature conoscendo gli effetti nell’uso di diversi tipi di pennello, colore e materiale. Imparano a riprodurre la percezione dell’occhio, sanno come illudere lo sguardo attraverso i giochi prospettici. Insomma, gli artisti si esercitano nell’uso di strumenti che non vedi guardando, non percepisci ascoltando. Sanno cosa fare per ottenere il risultato voluto. No, non è la stessa cosa che dire: devi leggere molto.

vincenzo_ceramiAncora oggi, per uno scrittore italiano che voglia “andare a scuola”, la strada è ardua, per lo meno per quanto riguarda la cosiddetta “scrittura creativa”. Per altri tipi di scrittura, ad esempio quella giornalistica, per fortuna le cose non stanno così. Ma chi vuole scrivere romanzi, racconti e poesie, spesso deve fare riferimento a studi stranieri che gli insegnino qualcosa, gli spieghino di più. Fin tanto che… non scopri questo bel saggio di Vincenzo Cerami. Consigli a un giovane scrittore è un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che lavorano con le parole e/o vorrebbero scrivere meglio. Innanzitutto, Vincenzo Cerami con il “mestiere di scrittore” intende quello che comprende la narrativa, il cinema, il teatro e la radio. Già questo riesce a dare una profondità di respiro a quanto spiegato non indifferente, perché ti permette di considerare le cose nel loro insieme. E poi ne affronta ad una ad una le caratteristiche, raccontandoti anche con esempi concreti, come il linguaggio e la narrazione vadano modulati a seconda del fine che non è solo comunicare, ma suscitare emozioni: evocare.

Lo scrittore, a differenza del cuoco (che domina il gusto, i diversi sapori e odori della cucina), a differenza del musicista (che ordina le note) o del pittore (che mescola i colori) manipola solo parole scritte quando fa letteratura, scritte per essere recitate quando fa radio, teatro o cinema. Evocare vuol dire quindi restituire la parvenza di verità della nostra fantasia all’interno di un preciso linguaggio, cioè peculiari convenzioni. E per far questo è necessario conoscere a fondo il sistema di segni con il quale dobbiamo lavorare. Consigli a un giovane scrittore, Vincenzo Cerami, Garzani, Milano 2002, p.14

Scrivere un buon romanzo, un bel fim, fare grande teatro, non è qualcosa di sovrumano ai limiti dell’impossibile o appannaggio di poche menti geniali. È anche e soprattutto sapere come costruire gli artefatti. L’espressione artistica è una caratteristica umana, è un linguaggio. Tutti possono impararlo. In questo libro di Vincenzo Cerami, troverete una lettura piacevole, molti spunti affascinanti, una serie di esercitazioni e alcuni piccoli accorgimenti che non tutti sanno e quasi nessuno vi dice (a meno che non siate disposti a spendere tanti soldi per un buon corso di scrittura in Italia). La vostra passione, la vostra fantasia e sensibilità, e certo anche il vostro talento, faranno il resto.

Piccolo canone di letteratura italiana a Lubiana

Lubiana, Istituto Italiano di Cultura. Una mostra fotografica presenta scrittori e scrittrici della letteratura italiana.

Un paio di giorni fa mi trovavo a Lubiana, presso l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. Ero lì per un motivo molto specifico, la presentazione di un’antologia che esamina la storia della della letteratura italiana in Istria, in particolare di Capodistria, Isola e Pirano (per ulteriori dettagli e la versione pdf del volume clicca qui). Non ero mai stata in un Istituto Italiano di Cultura. Da italiana e soprattutto da letterata e amante della mia cultura, non di meno affascinata da tutte le altre, ho solcato la soglia degli uffici con una certa emozione. Per la prima volta non ho associato la presenza all’estero del Paese di cui sono cittadina a una presenza militare, coloniale e invasiva. Ed è anche bello sapere che se mi trovo all’estero per qualsiasi motivo, esiste uno spazio dove si parla la mia lingua e si coltiva la mia tradizione letteraria ed artistica. Qualcosa che non sarebbe male se venisse garantito a tutti. Devo anche aggiungere che, comunque, il sospetto con cui guardo a queste istituzioni che trattano un tema tanto delicato e spesso usato in modo subdolo, quale è quello culturale, non mi abbandona.

“Gli 83 Istituti Italiani di Cultura (IIC) nel mondo sono un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali e artisti, per gli italiani all’estero e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese. Promuovono all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea.”

Promuovere l’immagine dell’Italia all’estero…. beh.

Parliamone, no?

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Ho cercato di sbirciare dentro le stanze degli uffici e di curiosare qua è la per capire che aria si respirasse. L’occhio mi è caduto su un corridoio laterale, dove è stata allestita una mostra fotografica. Diversi i ritratti fotografici appesi sotto al titolo “Scrittori Italiani – Ritratti”, fotografie di Michele Corleone. Come non resistere alla curiosità di vedere su chi fosse caduta la scelta? Ovviamente non ho potuto fare a meno di segnarmeli tutti, ed eccoli qua.

Maria Luisa Spaziani

Fernanda Pivano

Dacia Maraini

Tonino Guerra

Niccolò Ammaniti

Dario Fo

Andrea Zanzotto

Erri De Luca

Andrea Camilleri

Bruno Munari

Carlo Ginzburg

Alcuni nomi me li aspettavo, ma per la maggior parte degli altri si è trattata di una bellissima sorpresa. Che mi ha fatto pensare che se all’estero nomi consacrati al canone letterario possono trovarsi insieme a best-seller, come Camilleri e Ammaniti, e “best-militant” come Erri De Luca, senza tralasciare anche qualche voce femminile ricercata… ecco, penso che sia un ottimo modo per veicolare pacificamente l’idea di una letteratura italiana che in troppi considerano finita, morta e sepolta, e che invece è ancora più viva e attiva che mai. Un’immagine della cultura italiana nella quale mi rappresento: dialogante, inclusiva, pronta a scardinare gli stereotipi e critica nei confronti delle regole prestabilite, ma capace anche di non perdere quei caratteri di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza che tanto raccomandava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

 

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