Numero atomico 74

Primavera che tardi a venire e mi cogli così all’imbrunire: annoiata e delusa ma ancora irredenta. Perché indugi tra i rami stecchiti? Perdi tempo a far le ciance tra i nidi delle gazze, domandi delle cince…

Non piove nemmeno questo cielo piemontesino, lattiginoso e scontento. Mi affaccio soltanto per odorarne l’atmosfera. L’aria scorre libera, lei, finalmente pulita e leggera.

Primavera che tardi a venire, mi lasci così all’imbrunire: stanca di nulla, con gli occhi bianchicci e il viso color del tungsteno.

Andrà tutto bene? Sì, e chi lo sa. Nel frattempo mi tocca restare qua.

In memoria di un compressore

Che importa se si parlava con accento o lingua diversi 
se era un compressore o un fiore
se passeggiavamo veloci o a ritmo lento
se l'intento era farci sentire o non farci vedere.
Quando mi trovo di notte 
su sentieri che separano
alte reti da antichi boschi,
è lo stesso il sussurro che mi riporta il vento,
suonano uguali le scarpe che battono la via.

Che corrano tra gli arbusti e le querce di Niscemi
o tra le fronde del bosco in Val Clarea,
le voci di compagne che chiamano compagni
raccontano gli stessi silenzi del cuore.
La mano che adesso stringe l'altra mano
si appoggerà domani allo stesso bastone.
Che importa se c'è chi ha vent'anni più di me o meno di me. 
E se anche poi ne avevo di meno e ne avrò di più.

Quando mi trovo di notte
su sentieri che separano
nuove reti da alti boschi
fa lo stesso, ovunque questo sia.
Da ieri, da oggi o da domani,
non importa dove. Importa solo
da quando iniziamo
e fino a quando respiriamo.

Finché staremo da questa parte
dello spirito del tempo,
le strade sicure e belle
per noi saranno quelle
per cui andiamo e torniamo,
in felice compagnia
delle nostre buone stelle.

Tra mille ne vedrai altre mille

Delle facce preoccupate non sappiamo più che farcene,

delle cerimonie di solidarietà nemmeno,

tantomeno delle mezze misure.

Saranno millenni che andiamo avanti a metà.

E non siamo ancora nemmeno a metà.

La nostra bellezza brucia e condanna

infiora e innamora

la Primavera.

Non hai pudore

Non hai timore

Figlia di dio

Squilibrata

Dissennata

Vai contro la vera te stessa

Donna

Che pro-crea

Eppure io so che creo a nessun pro e distruggo con un no.

Sono figlia

perciò

della Terra.

Diniego il capo sorridendo al capo, che si pente spesso di se stesso.

La tua rabbia la mia gioia, la tua impotenza la mia gloria.

Non mi avrai mai più come mi volevi tu.

Ho imparato l’amore ricominciando ad amare prima di tutto me

e secondo di tutto Lei

e terzo di tutto le oppresse

e quarto di tutto le specie viventi

e solo alla fine anche a te.

Ho imparato il coraggio ricominciando a guardare prima di tutto mia madre

e poi le mie sorelle

e poi i miei fratelli

e poi alla fine sfidando te.

Maschio dai pugni e calci più forti, padre dagli sguardi disapprovanti, padrone che si slaccia la cintura per farmi paura. Compagno cialtrone, levati di mezzo, le mie orecchie non ti sopportano. Non piagnucolare ragazzo scanzonato, la vita mia non la userai. Beh, ti stupisci? Non lo sai che non sono più una bambina?

E tu, bambino, imparerai? Imparerai ad amare me e la storia di me? Vedrai che differenza, quando la mia gioia sarà la tua gioia, la mia rivoluzione la tua rivoluzione, la mia voglia di vivere la tua.

L’insieme è qualcosa di più della somma delle singole parti.”!

Quando mi riconoscerai tra mille ne vedrai ancora mille.

Quando mi guarderai negli occhi ne vedrai altre cento.

Quando mi considererai per quella che sono, sarò una fatta di tante.

Sarò forte e accecante, tremenda e ammaliante.

Non ti illudere. Sarò arrabbiata con te. Molto arrabbiata.

Di fronte a me lascerai l’armatura.

Scommetto che non avrai il coraggio di toccarmi.

Nemmeno con un fiore.

Scommetto che non saprai cosa dire.

Saprai solo morire.