Buona notte agli acchiappasogni e alle cercatrici di storie

Registro un incremento nella lettura di contenuti online persino io con questo blog. Il che può voler dire che davvero revolution is now e davvero l’overdose da intrattenimento sta facendo riappassionare gli utenti anche ai contenuti. Per carità, non sfioro visualizzazioni da capogiro. E sono abbastanza sicura di non avere abbastanza costanza né la voglia, dato che non è mai stato l’obiettivo di questa raccolta di pensieri, opere e soprattutto omissioni. Però certo che mi piace l’idea che ci siano più persone che si imbattano in queste righe e mi fa piacere notare che qualcuna tra loro addirittura se lo spulcia proprio, il blog.

Per questo grazie del vostro tempo. Grazie per il fatto di stare scegliendo di spenderlo anche così. Tra le mie righe.

Per quanto possa sembrare freddo uno schermo, che poi freddo non è, non so voi come siete messi in quanto a device, ma la tastiera del mio computer si riscalda e pure lo smartphone si surriscalda in certi momenti della giornata tanto che ho rischiato per il troppo lavoro di bruciarmi i polpastrelli… . In ogni caso, dicevo, che tutto sommato questo schermo che avete davanti alla faccia forse poi così freddo non è. Forse se impariamo di nuovo ad usarlo questo antico strumento del “blog”, può tornare a essere quello per cui era stato progettato: può connettere le persone e le idee. Forse può essere l’alternativa questo ritorno a un internet slow? La tecnologia, che dolce poesia quando è al servizio dell’umanità e non viceversa, Vi vorrei rassicurare su una cosa: anche io lo sto facendo, vi sto leggendo di più anche io.

Sembra che i consumi online stiano diminuendo. Forse stanno però tornando i lettori e lettrici, i cercatori di storie!

E gli acchiappasogni, un oggetto fuori moda ormai, tornano a essere rispolverati e a dondolare dolcemente, appesi alle finestre dei nostri occhi mentre ci auguriamo l’un l’altra una buona notte… a distanza, ma pur sempre di sogni d’oro.

corona bold – Hashtag coviD19 un mese dopo

Ciao. Sono Cristina e ho gli anni di Cristo. Avevo dato il benvenuto al nuovo ventennio e a questa nuova tappa di vita durante le scorse vacanze di Natale. Essendo pure nata a Natale, come se non bastasse, avevo proprio deciso simbolicamente di seguire le orme del signore e avevo in progetto di inabissarmi negli studi da portare a termine e nel lavoro e nella vita reale, eliminare tempo e presenza social, per risorgere eventualmente intorno a Pasqua. Passando certo per qualche tempo di calvario.

Stava funzionando fino a che non è arrivato LUI.

‘Sto fatto del coronavirus, sarà anche che lo avevano predetto non so quanti anni fa e in quale libro e sarà che non so quale grande mente diabolica stava orchestrando da tempo l’ennesima fine dell’uomo bianco e lo sapevano tutti tranne me, resta il fatto che io, invece, non l’avevo messo in conto.

Vivo, come la maggior parte di noi, da un mese esatto confinata e con un’ora d’aria a settimana per fare la spesa. Dopo un mese dall’inizio della crisi posso dire che mi è scesa. Non sono nemmeno più arrabbiata. Aspetto e spero di poter avere l’opportunità di schiodare da qui – Piemonte – e potermene tornare a casa mia. Che non mi è mai sembrata più lontana. E, cosa importante, non ho ceduto né all’alcol né ho fatto overdose di Netflix né di Disney+ né ho iniziato ad avere altri vizi. Quello della danza e dell’attività aerobica e di leggere e di ascoltare musica mi sono rimasti e anche quello di guardare documentari che parlano di essere umani appartenenti al genere femminile. Non so voi ma io ancora non ho recuperato il vuoto lasciato dalla mia educazione obbligatoria e canonica durata 13 anni, ma che dico 13 forse anche 20 forse anche tuttora.

Confermo il mio essere proprio perfettamente in grado di passare il tempo da sola e bene anche senza la maggior parte della gente, ma mi mancano molte persone, comunque troppe. Per fortuna stanno tutte bene e posso lasciare che i miei pensieri più belli le vadano a trovare spesso e volentieri e speranzosi di vederle presto. Persino il lavoro ormai si è stabilizzato. Devo dire che io il lavoro d’ufficio proprio avevo deciso, dopo averlo provato, che non avrei voluto farlo mai più e la didattica a distanza è sostanzialmente questo, ma devo ammettere che si sta rivelando utile e “coi miei polli” sta funzionando, anche con i più refrattari… devi insistere eh! Però almeno una volta a settimana ti dicono: “sì siamo vivi è che proprio voglia di fare i compiti prof. non ce l’avevo prima come faccio a farmela venire ora?”

Ci proviamo insomma, anche con quelli un poco più difficili. Non ci proviamo invece con gli scomparsi, perché non possiamo, non posso andargli sotto casa, non posso mandargli un gufo o che ne so, per cui speriamo che si stiano attivando i servizi sociali. Tutti parlano e parlano di risorse stanziate per l’emergenza e del fatto che nessuno rimarrà indietro e però chi era già più indietro di tutti tutti? Alla fine, è sempre la solita storia. Io sono d’accordo sul fatto che gli sforzi debbano andare per la maggior parte alla sanità e ai lavoratori e alle famiglie senza reddito, ma mi auguro che si trovino le cure economiche per tutti i servizi sociali e di assistenza alla persona e all’educazione, quelli che ci rendono quello che diciamo di essere: un grande paese (?) un paese dal cuore grande (?) il Belpaese (?) W l’Italia (?). Sicuramente adesso servono subito 1000 euro, ma nel prossimo mese serviranno anche persone che si prendano cura delle famiglie, dei bambini e delle bambine, dei senzacasa, dei vecchi e dei nuovi poveri, dei soliti emarginati, dei senzavoce, dei senzaddio.

I soldi è vero che intanto non fanno morire di fame e strappano un sospiro di sollievo, ma non bastano a dire che andrà tutto bene.

Vero è anche che andrà tutto bene in ogni caso. Qui lo dico e qui lo nego. Appena finalmente si sfornerà un vaccino e questo incubo da amore ai tempi del colera che ci fa tanto fin de siècle e ancora più tardo-occidentali, sono sicura che torneremo ad essere gli stessi scemi di prima, gli stessi caproni e le stesse pecorelle smarrite. Forse con meno soldi. La povera Italia: una nuova straordinaria avventura? Non vi agitate, non è mica detto.

Ricordate!

Le vie del capitale sono infinite

Se ti sei perso/a il post di un mese fa… eccolo qua sotto.

Hashtag Coronavirus, Manzoni ai tempi del …cos’era? – https://ilmioluogo.me/2020/03/02/hashtag-coronavirus-manzoni-ai-tempi-del-cosera/

AAA Personaggi/e cercasi

Non so voi, ma io sto impiegando male malissimo il mio tempo. Mi ero ripromessa di non farlo più e ci stavo anche riuscendo. Ma il trauma del coronavirus ha rimescolato le carte e me le ha fatte ritrovare rigirate e tutte storte.

Ho passato già diverse fasi dalle terribili “lontane” calende del mese e mi paiono pure passate e trapassate le idi di Marzo. Incredibile come la nostra psiche si adegui al cambio improvviso di scenario è vero? Pur di proteggersi ti comincia a fare credere che sia sempre stato così e che non può essere altrimenti che così. Ho passato diverse fasi, più o meno intense.

Fase 1 – Ansia e senso acuto di impotenza

Fase 2 – Accettazione, indolenza, rassegnazione

Fase 3 – Reazione sporadica di rabbia e tentativo di fuga – psicologica e mentale intendo, non sto andando da nessuna parte mannaggia a voi, ma vi state tranquilli a casa a leggere qualcosa per favore?

Fase 4 – Provare a stabilire una routine, tentare di trasformare la rabbia e la delusione in ironia e auto-ironia.

E fin qui tutto bene.

La Fase 5? Non la conosco ancora. Spero sia quella buona. Non so se tra gli alti e i bassi ho raggiunto il picco. In ogni caso…

Mi è venuta in mente una cosa.

Mi è venuto in mente che forse ho bisogno di raccontare. Ma sul serio, non come al solito mio da troppo tempo a questa parte, alla carlona. Mi è venuto in mente che forse vuoi farlo anche tu.

E così… sto cercando sei personaggi o personagge in cerca di autrice. Qualche idea?