14 ottobre 2014

In un battibaleno, in un batter di ciglia, in un batter di pioggia sui vetri, ecco, ci siamo. Lungo l’autunno calpesto le foglie color delle mie scarpe. I marciapiedi si preparano alla nebbia. Nel cielo brumoso un raggio di sole fa capolino, per poco. Curioso di vedere come se la cavano gli omini e le donnine là, sotto le nuvole. Ma che sarà mai! Si tratta pur sempre del solito inverno alle porte! Finalmente non abbiamo più da stupirci: ma fa ancora caldo, e? L’anno scorso di questi tempi già i riscaldamenti, nevvero? Eccoci. Come cambia in una sola notte la stagione, così cambi tu. E un pomeriggio di tristezza improvvisa ti fa credere che non ce la farai. Non oggi. Non domani. Come resisterai a questo inverno? Come sopravviverai alle prossime lune che non vedrai, nascoste dalla coltre di nubi? Alla fine del giorno, cosa dirai al tuo corpo stanco, non troppo, ma quanto basta a non aver voglia di nulla se non di calore umano o animale. Vivente insomma. E invece niente. Ti aspetta l’abisso del sonno, ti aspettano altre vite in altri luoghi, ti rivendica la te stessa che ti veglia durante il giorno e la sera ti abbraccia, ti culla e ti rassicura. Un altro inverno, questo inverno, è solo per te e per me e per noi. Che altro ti serve? Un caminetto, per esempio, le dici. La mia gatta, per esempio, le ricordi. Non saprei, l’amore? Cose così, no??? E lei ti parla con la sua voce di bimba, che nemmeno ti ricordi più che un tempo era anche la tua: “ma che dici, non vedi? L’amore è intorno a te, dentro di te, accanto, ti pervade! L’universo ti accompagna ogni istante. Tutto è vivo! L’hai dimenticato? Passerà questo inverno e sarà denso, ricco di intimità e di emozioni, proprio come te l’aspettavi.” Io la guardo e l’ascolto incantata dalla sua bellezza che non so più dove l’ho messa. E poi mi fa l’occhiolino. E torno dentro le coperte, ridendo.
Rainy day in venice – Leonid Afremov

21 settembre 2014

Sistole…diastole. Sistole…diastole. Sistole… … …diastole.

Mi viene sempre in mente il fantastico funzionamento del ciclo cardiaco imparato a scuola per descrivere certi periodi che ti capitano nella vita. Giorni, settimane, a volte mesi, di iperattività alternati a giorni, notti, settimane (mesi sarebbe troppo) di “nulla”. Che certo si fa per dire “nulla”, però appunto…come dire? Fino a poco tempo fa me ne stavo sonnecchiante ad aspettare che passasse la canicola, fin troppo rilassata da una estate di libertà e di distrazione nella patriaterra siciliana, scrutavo tra gli aghi di pino il prossimo arrivo del vento autunnuale, mi ero adattata alla fin fine e non mi dava più ansia alcuna pensare che le mie prospettive e i miei progetti non sarebbero andati tanto oltre il giorno successivo. Pace. Quiete per un po’. Era proprio quello di cui avevo bisogno dopo un periodo di “sistole acuta”. Insomma un idillio vero e proprio: casa, famiglia, natura, paese (e attivismo no muos naturalmente). E invece. Manco il tempo di realizzarlo, eccomi catapultata in città nordica, a lavorare, a fare, a dire, andare. Senza averlo voluto, senza averlo cercato, senza averlo nemmeno immaginato. Ma è tutto ok, perché anche se mi sento di nuovo in un periodo di sistole, questa volta mi pare diversa dalle altre. Questa volta il mio cuore si vuole bene.

 
opera di Loui Jover

15 settembre 2014

Che ne so. Piove. Non sarà una novità a Torino, ma per me è una novità che sia già autunno. E quest’anno il suo arrivo mi sa che mi coglie del tutto impreparata se è vero che ho deciso di iniziare a scrivere un altro diario, che segua magari un’agenda parallela, del tipo che posso scrivere come mi pare, badando poco ai congiuntivi o tipo che posso usare tipo, tipo, un sacco di volte e nessuno storca il naso. Non è professionale, lo so. Appunto per questo sono qua che scrivo. Ho bisogno di infischiarmente e di non seguire le buone prassi della scrittura persuasiva e di non preoccuparmi delle logiche del discorso. Per un po’. Magari solo per questa volta. Che posso pure, che chissenefrega, lasciare frasi in sospeso e alla fine un qualcosa dal senso compiuto viene fuori comunque.
Scrivere