L’eterno ritorno

Torno alla casa bella, fresca di vento e dalle forti radici,

compagna del sole e custode di luoghi dolci e amici.

 

Torno a una vaga stanza, dal destino sfuggente

che sopporta molte vite ma sempre è compiacente.

 

Torno a una città, a una metropoli, a una certa età

e poi ritorno all’avventura, all’erranza, alla felicità.

 

Io non parto, non esilio, non abbandono.

Cammino e poi torno. E poi torno a camminare.

 

La rotta, anche se ignota, ha sempre un che di familiare:

mi porta verso ciò che dico casa, dove posso riposare.

14 dicembre 2014

Metti caso un amore. Un amore che nemmeno ci credi. E fai bene. Impossibile e improponibile. Così infantile che vive dei capricci, dei bronci e degli slanci dell’infanzia. Metti caso che questo amore si comporti come… non come un amore, piuttosto come una sorta di… Qualcosa di intimo, di vicino. Un vincolo di parentela non biologico. Qualcosa che pensi sia tuo da sempre. Che ti sei portata dentro alle scatole dei tuoi traslochi, tra le pagine dei tuoi diari. Che se parli sbagli, perché non è il linguaggio il mezzo con cui ci comunichi. Che senti come sentono le vibrisse dei gatti, come sentono i nervi dei cavalli, come si sentono le carezze delle mani. Che ti ha addomesticato tuo malgrado e non te ne sei fatta una ragione. Una di quelle amicizie che ti tengono stretta senza stringerti, che ti lasciano senza abbandonarti, che ti viziano senza coccolarti. A volte hai la chiara percezione che devi liberartene, che devi crescere, e sostituire questo sentimento di bambina con un altro amore. Ma diciamo che, appunto: sarebbe altro. Non questa amicizia che ti sovviene. E più ti avversa più ti vuol bene.

Fumetti-Uomo-e-donna-Veri-amici-620x372Bastien Vives

Due happygrammi in versi liberi

E poi niente. Ti accorgi all’improvviso del tempo passato. In un pomeriggio qualsiasi. Si tratta di qualcosa di molto comune, di una sensazione che capita a tutti. A volte questa consapevolezza ci dà ansia, a volte ci lascia indifferenti, a volte tiriamo un sospiro di sollievo, altre non saprei… di sicuro spesso si prova meraviglia: “come è possibile che sia già passato tutto questo tempo!?”. Eppure la carta si è ingiallita. Oggi ri-scrivo, prima che non siano più leggibili, dei versi che sono stati ribattezzati “happygrammi” (dal genere dell’epigramma ovviamente). Se ne stanno appesi al muro nella cucina di casa mia, qui a Torino, e sono stati ispirati dai miei coinquilini – umani e animali – in occasioni varie.

Happygramma in occasione di un’impepata di cozze

 

Per fortuna Aila ponza

in modo affatto veloce

per quanto sia perspicuamente

esiziale affrontare

l’eteroclita sua stura.

E a coloro che diranno:

– che sfoggio aorgico di pletora!

Io dirò:

– peritatevi a scrivere

per Aila una palinodia

di siffatta acribia!

4 giugno 2011 – Cristu

 

 

 

Happygramma in occasione di un addio

Rimembranze.

Merlino icastico e Amelie misologa

fan sinolo con Camilla gnomica.

Contro l’idiomatico peana di Robbino

Aila usa la panacea ridendo

e anche Uzzi, bene in mostra

i capricci della glittica,

rende lasco il bere.

testo a fronte

Arrivederci e Buon Natale

Ricordi.

Merlino soffia e Amelie sfarfalla

fan mulinello e Camilla abballa.

Del concerto del gran Roberto

ride gaia Madama Aila

mentre assieme Donna Uzzi

scintillante tutta strassi

trinca vin.

6 dicembre 2011 – Cristu