Something you are meant to do

Are you a woman? This is something you are meant to do.
—-
🤸🏿‍♀️REBEL
🗳️ VOTE
🏄‍♀️EXCEL
👩‍🌾HONOR
👩‍🎨CREATE
🧗‍♀️INSPIRE
👩🏼‍🏫EDUCATE

And… of course you can also do all the other “feminine stuff” as

🤱be a wonderful mother
🧚‍♀️be happy and gentle
🧘‍♀️spread sunshine and love

BELIEVE IN YOURSELF
Do you have another option?

Il rischio che vada a finire così

Gestire l’emergenza in un mondo, in una società, in un sistema economico che sta facendo della crisi il business del nuovo millennio, è il paradosso della Bella Epoque in cui molti di noi vivono.

Da una parte la pubblicità di splendide vacanze e case da sogno, le passerelle dell’eleganza, della riccanza, del successo e della fama, della cultura dello spettacolo e dell’intrattenimento perenne. Dall’altra il mondo maledettamente reale degli stati di calamità naturali ed emergenziali. Che se ancora non ti hanno colpito, non preoccuparti succederà presto o tardi anche a te. Mi sembra di vederle le vostre facce storte. Ah! Uccellaccio del malaugurio!

Non è questione di fortuna o sfortuna, ma semplicemente di probabilità. E la probabilità che ognuno di noi debba fare esperienza – negativa – dell’impatto del cambiamento climatico, che va a sommarsi al dissesto e alla mancanza di lungimiranza delle decisioni politiche del passato e del presente, è talmente alta da potersi dare per certa.

E io penso che bisogna parlarne, perché poi c’è il rischio che vada a finire così.

  • Che è per colpa delle proteste dei lavoratori che gli industriali vanno via. Quali industriali? Ah, quelli per cui l’essere umano vale zero, che dovresti solo ringraziare perché anzi ti fanno lavorare, e dovresti stare zitto anche se il prezzo da pagare è la morte certa, tua o dei tuoi familiari. Del resto morto di fame sei, morto di fame resterai, cenere sei e cenere tornerai.
  • Che se le gloriose grandi opere utili al magna-magna non si realizzano, è colpa della solita magistratura di sinistra o magari dei teppistelli antagonisti, o magari dei soliti brutti e cattivi irrispettosi della gente che lavora: “E che andassero a lavorare ‘sti figli di papà!“. E quando a dirlo sono i corrotti affaristi maledetti e i politicanti venduti che intascano soldi pubblici, cioè di tutti, per arricchirsi loro… sai che me ne faccio del tuo “vai a lavorare”? I veri parassiti della società, il cancro, siete voi.
  • Che qualcuno dica che dovremmo ringraziare la mafia e gli imprenditori sfruttatori, i truffaldini e gli oppressori, ché loro lo sanno come si lavora e che cos’è il lavoro. Loro che di mestiere rubano, ingannano, saccheggiano e terrorizzano. E non certo per necessità.
  • Che sarà colpa degli studenti che studiano troppo e sarebbe meglio che pensino a studiare e a diventare produttivi e basta, o di chi diffonde allarmismi e chiede chiarezza, o di chi decide di agire per evitare tragedie annunciate, se anche da noi scoppia la rivolta o il disagio sociale si acuisce a livelli intollerabili.
  • Che persino a Niscemi, una città di ventimila abitanti, in cui franano le strade e nessuno le rimette a posto, ma che ospita una delle stazioni militari più importanti del mondo, che non ci sono ospedali e manco funziona bene il pronto soccorso – tanto che ogni tanto ci scappa il morto ma tanto chi vuoi che sia, solo un poveraccio che non si può permettere di meglio… – va a finire, dicevo, magari, che noi ce lo siamo pure meritati tutto questo disagio e abbandono. Come disse una volta un Presidente di Regione a delle mamme preoccupate per i loro figli: “e beh, se non vi piace la situazione trasferitevi”. E questa scena io non l’ho dimenticata.

Insomma, non è che va a finire che la colpa è di chi si preoccupa e si interessa veramente? E va a finire che la maggioranza della gente ci crede pure e ancora spera che qualcuno lassù si stia occupando davvero di gestire qualcosa? Non è così, mi spiace. Quello di cui si stanno occupando ai piani alti è di come continuare a garantirsi il profitto e il controllo sociale. Cose che saranno perseguite fermamente attraverso l’approvazione di misure emergenziali e grazie al profitto assicurativo sui danni causati da calamità naturali. E indovinate chi invece resterà con le mani piene di vento, magari a pensare che è tutta colpa degli immigrati. Scusate, mi ero effettivamente dimenticata degli immigrati.

Polemiche a parte, la situazione in Italia è davvero grave sotto tutti i punti di vista. E il rischio sociale è alto, altissimo. E questo o lo gestiamo noi appartenenti alla società oppure lo lasciamo gestire agli altri. E basta aprire un qualsiasi libro di storia per sapere come andrebbe in quel caso a finire.

Che fare? Beh. Parliamone, per favore. Almeno parliamone.

Cambiamento climatico e militarismo in dieci punti

Il movimento per la giustizia ambientale di livello globale intreccia diversi temi: razzismo, disuguaglianze economiche, migrazione e salute. La militarizzazione invece sembra spesso e ancora una questione sottostimata.

Allora, visto che ho trovato un bel decalogo in dieci punti… ecco. Ve lo piazzo qua. Tratto da: 10 Ways That The Climate Crisis And Militarism Are Intertwined di Medea Benjamin. Tradotto e reinterpretato da me, non magistralmente ma fedelmente nelle sue parti salienti.

Cambiamento climatico e militarismo in dieci punti: per continuare a ricordarsi che sono due facce della stessa maledetta medaglia!

Vedi anche: La guerra inquina la terra.

Potete sostituire idealmente “esercito USA” o “Pentagono”, con esercito e militarismo in generale. Il decalogo fila ugualmente.

1 – L’esercito USA protegge le multinazionali del petrolio e altre industrie del settore estrattivo.

Le missioni hanno spesso, e hanno avuto, come obiettivo principale quello di garantire la sicurezza all’accesso delle materie prime, soprattutto il petrolio. Un esempio che vale per tutti, conclamato e sulla quale nessuno nutre dubbi è la Guerra del Golfo in Iraq. E successive, aggiungerei io. Centinaia le basi USA in territori stranieri “a protezione” di regioni ricche di risorse o vicine vie di navigazione o comunicazione. Gli USA e il suo esercito sono i protettori mondiali delle multinazionali del petrolio.

2 РIl Pentagono da solo ̬ il maggior consumatore di combustibile fossile al mondo.

Se il Pentagono fosse considerato un Paese occuperebbe il 47° posto tra quelli che emettono più gas serra al mondo. Le attività militari non sono ufficialmente annoverate nel conteggio della CO2 sappiatelo, bisognerebbe considerare il rifornimento e l’uso di armi e attrezzature, illuminazione, riscaldamento, calcolare l’impronta ecologica delle basi e degli edifici in tutti il mondo.

3 – Il Pentagono monopolizza i finanziamenti di cui abbiamo bisogno per affrontare seriamente la crisi climatica.

Anziché spendere soldi in protezione militare, dovremmo preoccuparci di mettere in piedi e saper mantenere un sistema di protezione civile, di solidarietà internazionale, di educazione al cambiamento. Perché la più grande minaccia non sono i migranti o il traballare dei confini. La più grande minaccia al momento è rimanere impreparati di fronte una crisi che non conosce e se ne frega dei confini. I governi dovrebbero usare in modo efficiente e ottimale i fondi pubblici e dovrebbero trovare il modo di costringere i privati a prendersi una fetta abbastanza corposa di responsabilità.

4 – Le operazioni militari lasciano un’eredità tossica. Le basi militari USA saccheggiano il paesaggio, inquinano il suolo e contaminano l’acqua potabile.

Le operazioni militari e le basi militari mettono l’ambiente circostante e il sottosuolo altamente a rischio, se non addirittura lo rendono inabitabile per la vita umana, animale e vegetale. Anche all’interno dei suoi confini gli USA non se la passano bene, pare che nel 2017 il Pentagono abbia speso ben 11,5 miliardi per la bonifica ambientale di basi dismesse.

5 – Le guerre devastano gli ecosistemi fragili, cruciali per sostenere la salute umana e la resilienza climatica.

La guerra diretta comporta intrinsecamente la distruzione dell’ambiente (non solo naturale, ma anche sociale) attraverso bombardamenti e invasioni del territorio. Esempi? La Striscia di Gaza ha subito tre grandi attacchi militari israeliani tra il 2008 e il 2014. Le campagne di bombardamento israeliane hanno preso di mira gli impianti di trattamento delle acque reflue e le strutture elettriche. E così il 97% delle acque dolci di Gaza sono state contaminate dal sale e dai liquami, quindi sono diventate inadatte al consumo umano, costringendo tra l’altro le persone a consumare bevande in bottiglia e Coca-Cola, perché almeno sai cosa bevi – mi ha detto un uccellino. In Yemen la campagna di bombardamenti a guida saudita ha creato una catastrofe umanitaria e ambientale, con oltre 2.000 casi di colera segnalati ogni giorno. In Iraq, le tossine ambientali rilasciate dalla devastante invasione del Pentagono del 2003 hanno incluso l’uso di uranio impoverito. Gli abitanti denunciano diverse problematiche relative alla vicinza di certe basi ai centri abitati, come l’aumento di malattie cardiache congenite, deformità spinali, cancro, leucemia, labbro leporino e arti mancanti o deformi e paralizzati .

6 – Il cambiamento climatico è un “moltiplicatore di minacce” che aggrava ulteriormente situazioni sociali e politiche già pericolose.

A causa degli eventi disastrosi, siccità e carestie e bombe ecologiche pronte a scoppiare o già scoppiate, aumenteranno le grandi migrazioni dalle campagne alle città o da un territorio a un altro. Migrazioni di massa e guerre, scontri armati interni ed esterni e una situazione di destabilizzazione generale soprattutto laddove il contesto è già ad alto rischio ambientale e sociale. Se la risposta è la continua corsa alle armi e alle soluzioni militari, noi appartenenti all’Antropocene, tra i principali responsabili storici del devasto, prepariamoci a chiudere gli occhi, a veder piangere lacrime di coccodrillo, oppure rimbocchiamoci le maniche, inchiodiamo alle loro responsabilità chi di dovere e perseguiamo l’educazione alla pace e alla solidarietà internazionale.

7 – Gli USA sabotano gli accordi internazionali sul clima e sulla guerra.

Gli Stati Uniti minano deliberatamente e costantemente gli sforzi collettivi del mondo per affrontare la crisi climatica. Si sono rifiutati di aderire al protocollo di Kyoto del 1997 e con Donald Trump si sono ritirati dall’accordo sul clima di Parigi del 2015. Si rifiutano di unirsi al Tribunale penale internazionale che indaga sui crimini di guerra, si ritirano dagli accordi sul nucleare, invade e sanziona in modo unilaterale. Mantenere il primato ha un prezzo, la vita e il futuro di tutti gli altri.

8 РLa migrazione di massa ̬ alimentata sia dai cambiamenti climatici che dai conflitti. I migranti spesso affrontano la repressione militarizzata.

Si prevedono ancora 140 milioni di profughi ambientali nei prossimi venti anni nell’Africa sub-sahariana, in Asia meridionale e nell’America latina (intercontinentali, non verso l’Europa). E già adesso milioni di migranti affrontano disastri ambientali e conflitti. Ai confini con gli USA vengono rinchiusi in gabbie o nei campi, muoiono a migliaia nel Mar Mediterraneo. Invece, i trafficanti di armi e i costruttori di morte alimentano i conflitti e traggono profitto da commerci illegali e legali, edificano strutture detentive e muri.

9 – La violenza di stato militarizzata si scaglia contro le comunità che resistono alla distruzione ambientale, e continua invece a stare dalla parte dei pochi che traggono profitto: le grandi imprese. Le comunità che lottano per proteggere le loro terre e villaggi da trivellazioni petrolifere, compagnie minerarie, allevatori, agroalimentari sono spesso vittime di violenza statale e/o paramilitare.

Eco-terroristi, li chiamano. Sono gli indigeni che vengono uccisi per aver tentato di fermare i tagli e l’incenerimento delle loro foreste in Amazzonia. Sono attiviste come Berta Caceres, in Honduras, uccisa per aver cercato di preservare i fiumi. Solo nel 2018 sono stati 164 i casi documentati di ambientalisti assassinati in tutto il mondo: una vera e propria strage. Dappertutto, compreso in Italia, si tenta di modificare e si potenziano le possibilità d’azione della repressione per includere nei casi di stato di emergenza, la possibilità di etichettare come eversore terrorista l’attivismo ambientale. E direi che in Italia facciamo scuola rispetto a questo, basti pensare alle campagne mediatiche contro grandi movimenti di lotta ambientale come quello No Tav e poi a seguire.

Ne ho parlato meglio qui: PERICOLI PUBBLICI.

10 – I cambiamenti climatici e la guerra nucleare sono le vere minacce per il pianeta.

La proliferazione di armi nucleari, stimolata dalla militarizzazione globale, non hanno fatto altro che rendere meno sicuro l’intero pianeta e i suoi abitanti. Se a causa di qualche grande disastro venissero intaccati i depositi conosciuti e segreti sparsi per il mondo le conseguenze non sono nemmeno immaginabili. Persino una guerra nucleare molto “limitata”, che coinvolga meno dello 0,5% delle armi nucleari del mondo, sarebbe sufficiente a causare disastri climatici globali catastrofici e una carestia mondiale che metterebbe a rischio fino a 2 miliardi di persone. Sarebbe la fine del mondo. Quello conosciuto. Che al momento è l’unico che possiamo abitare, tra l’altro. Che è quello che dovremmo custodire, preservare per noi e per tutti gli esseri viventi che lo abitano, e non distruggere.