L’Italia chiamò – Covid rispose: “Hello!”

Da oggi la Lombardia e diverse zone della Val Padana sono state dichiarate zone rosse. Non si entrerà e non si uscirà se non per ragioni estreme. Non c’è ancora l’esercito, non si sa bene come si manterranno i controlli ma.

In questa domenica funesta per tanti studenti e lavoratori e lavoratrici, per tanti figli di mamma persi tra le nebbie della Val Padana io lo so, e lo capisco, che viene voglia di fuggire. Lo so e lo capisco e in qualche modo rispetto anche il fatto che ognuno di voi stia decidendo che la cosa migliore sia andare via da qui e anche che sia meglio non pesare sul sistema sanitario della regione di accoglienza e preferire il disservizio della propria regione di nascita, motivo per cui ne è fuggito a sua volta. Questo fa onore a voi e alle vostre famiglie e sicuramente darà respiro a quanti negli ospedali si stanno prodigando oltre il loro limite umano e che da giorni stanno chiedendo buonsenso e senso civico.

Però vi chiedo solo una cosa: se tornate a casa, non abbracciate i vostri genitori né i vostri nonni. Chiudetevi nella vostra stanza per due settimane, non incontrate gli amici. Chiedete prima di dire: “Ehi ciao sono in piazza chi si beve un caffè – Vi va? Avete genitori anziani, oppure familiari a rischio?” Comportatevi come si deve. Due settimane passano in fretta tutto sommato, soprattutto se avete il supporto psicologico di amici e parenti. Io non ce l’ho ed è stata una settimana difficile in cui ho dovuto rinunciare a uno degli eventi più attesi e importanti per me e non si tratta di un grande evento, ma di un piccolo evento familiare che ho perso per sempre perché non si ripeterà. La mia forzata assenza è stata capace di distruggere la mia solidità per 48 ore e come l’ho superata? Grazie a video chiamate di ore.


Per cui vorrei dare un suggerimento anche ai genitori, ai nonni, agli amici e ai parenti. Il supporto psicologico non consiste nel dirci: ma sì gioia vieni qua, oppure io paura non ne ho. Consiste nel dire: sì stai a casa, stai facendo bene, non ti preoccupare ti chiamo, nel chiedere che fai, come stai, facciamo il countdown dei giorni che mancano alla fine del tuo auto-isolamento. Vi prego. Dimostriamo dignità, almeno questa volta. Non ci manca il cibo né il bere né nessun genere di prima necessità! Non andiamo nel panico, non ce n’é bisogno, lamentiamoci, polemizziamo, intasiamo le chat, ok.

C’è bisogno davvero di solidarietà e rispetto.

Nei confronti di chi lavora nelle terapie intensive, nei pronto soccorso, nelle corsie di emergenza dove nessuno ti giudica prima, ti chiede chi sei e da dove vieni e se te lo meriti, ma innanzitutto pensa a come mantenerti in vita.

Un saluto dal Piemonte, ancora mezzo salvo anche se un po’ spezzato.

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