Si nota all’imbrunire

Questo titolo lo rubo a un testo teatrale di Lucia Calamaro, regista e drammaturga di cui ignoravo l’esistenza fino a due settimane fa quando, attirata da Silvio Orlando attore protagonista, sono andata ad assistere a questo spettacolo al Carignano di Torino. Quella domenica pomeriggio era anche una domenica in cui mi ritrovavo a tirare le somme di una settimana particolarmente impegnativa, soprattutto dal punto di vista scolastico. Impegnativa per me, ma anche per i ragazzi, considerato che prima delle vacanze li sommergiamo di verifiche come non mai, giusto per augurarci che l’anno successivo ricominci sempre meglio di come finisce.

E riflettevo in parallelo su tante altre cose, come spesso mi capita. Riflettevo su quanto sia difficile imparare a vivere in un mondo di squali, su quanto sia difficile trovare il proprio spazio sicuro, sentirsi accolti in un gruppo che ti rispetta, comprendere l’importanza di darsi valore da soli. E insomma, su quanto sia complicato instaurare e mantenere relazioni significative, che ci aiutano a crescere o che ci aiutano a mantenerci sani anche nell’età adulta. Su quanto l’età dello sviluppo e della formazione siano il periodo più bello e più brutto, più determinante ma meno importante, il più ascoltato e il meno capito, il più pop e il meno ricordato, il periodo più breve e il più commercialmente studiato e sfruttato. E, come se non bastasse, quello da cui gli adulti si aspettano il massimo dell’obbedienza e in cui i giovani pretendono e fanno le vere rivoluzioni.

Silvio Orlando in “Si nota all’imbrunire”

Si nota all’imbrunire, la faccia adulta della vita, mi ha fatto vedere e vivere sulla scena tutti questi pensieri, spostando ancora il focus oltre questa parte che ormai guarda indietro rispetto a me, verso quella che assomiglia sempre più alla mia, ora che l’età di mezzo la vado abbandonando, quella in cui devo ricordarmi di tornare a scuola da loro, dai bambini e dagli adolescenti.

Sì lo so che sembreranno tutte informazioni senza capo né coda. Ma è che proprio prima di vedere Si nota all’imbrunire scrivevo su Instagram.

La facilità con cui disimpariamo è disarmante. In confronto all’età breve della formazione, in cui impariamo in pochissimo tempo tutto quello che serve a vivere e a sopravvivere nelle giungle urbane e sociali in cui abitiamo… l’età adulta, grigia e austera è la parte di vita più importante, la più lunga e spesso quella in cui disimpariamo di più. Disimpariamo ad ascoltare. Disimpariamo a comunicare. Disimpariamo ad amare. Disimpariamo a vivere le emozioni. Disimpariamo a prenderci cura del mondo e ci concentriamo, giocoforza, su un ristretto nucleo familiare e di vicinato. La cosa buffa è che è proprio quello che, quando siamo adulti, vorremmo che imparassero a fare le nuove generazioni. È quello che vorremmo che qualcuno sapesse insegnare. E sarebbe la cosa più naturale: amare, vivere insieme agli altri, provare sentimenti di felicità è ciò per cui siamo fatti, quello per cui siamo programmati. È il motivo per cui a volte penso che quel “hey teacher leave the kids alone”, valga ancora provare a sperimentarlo. Perché la cosa davvero buffa è che i bambini e i ragazzini tutto questo lo sanno già fare, se solo non gli inculcassimo modelli e idee contrarie.

E così, a vedere il paese spopolato interpretato da Silvio Orlando devo dire la verità: ho pianto.

“Si nota all’imbrunire”, se non avete occasione di andarlo a vedere, è anche un libro! Ottima idea dell’ultima ora se non sapete cosa regalare ai vostri familiari per Natale.

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