C’era una volta il mondo conosciuto…

Ero su quelle strade, da e per Genova, lo scorso fine settimana a sfidare la sorte in due sensi: all’andata sulla A6 Torino – Savona, al ritorno sulla A21/E70. Di là è crollato un ponte, di qua si è aperta una voragine. Ma, come molti altri e altre, anche noi siamo scampate al pericolo. Non si sà mai bene perché in certi casi, miracolo e angeli custodi? Non posso negare di essermelo chiesto la domenica sera, finalmente nel mio letto, se ci fosse un motivo. La risposta non ce l’ho. Né me la sento di cedere ai romanticismi.

Io che, continuando nello sforzo cerebrale di comprendere il mondo e chi mi circonda, arrivo spesso e volentieri alla logica e razionale conclusione che i fatti sono due.

  • La specie umana non è sempre poi così intelligente come crede.
  • L’essere umano non è sociale per natura, ma gregario.

PostulatoQuando le due condizioni di cui sopra si verificano contemporaneamente, nello stesso tempo e luogo, è impossibile che il risultato procuri qualcosa di utile al benessere e al progresso universale della specie.

Io che, mentre succedeva di tutto là fuori, stavo a fare quello che non avrei mai immaginato di fare e cioè passavo un fine-settimana dedicato a gare e stage di danza e un giorno in hotel a far niente, perché a causa dell’allerta rossa erano state interdette tutte le attività nei luoghi pubblici di Genova.

Io che, mentre cenavo ligure con le mie compagne di danza in un ristorantino trovato e prenotato con The Fork – che manco sapevo esistesse – la sera del 24 ho stappato una bottiglia di Chianti per festeggiare la nascita della terza nipotina, lontana mille miglia.

Io che, nemmeno l’ho vinta la gara, dopotutto. E nemmeno ci sono andata quest’anno al corteo di Non una di meno. E nemmeno ho seguito niente di niente, l’ho solo staccato quel maledetto cervello.

Io che, per una volta, ho fatto tutto sommato cose normali che prevedono chiacchiere, spettegulez e shopping.

Io che, comunque, non lo so perché finisco sempre a fare cose serie e impegnate per la maggior parte del tempo, se piace anche a me stare a rotolarmi sul letto, mettermi lo smalto, parlare di che libri stai leggendo e di uomini, mentre una arriccia i capelli a tutte, a turno.

Io che alla fine penso e ci rifletto pure, proprio per essere sicura, sul fatto che un motivo per non essere incappata nel disastro, davvero, non esiste. Esiste solo l’assurdità delle chiacchiere sul solito e mai risolto dissesto idrogeologico del territorio nazionale, anche se è evidente quanto le alluvioni e le acque alte e le esondazioni di questi giorni siano fenomeni extra-ordinari: che non possono essere gestiti con gli strumenti ordinari.

Penso che quelli e quelle che mi leggono potrebbero capirlo e aiutarmi a farlo capire che non possiamo delegare nessuno alla nostra messa in sicurezza, e che ci vuole proprio che tutti contribuiscano, ognuno secondo le proprie possibilità e potenzialità, ad affrontare il problema. Con calma e senza allarmismi, ma con la necessaria serietà.

Perché non è che vorrei finire così: romanticamente. Cominciando a pensare che il motivo per cui sto sopravvivendo a una serie di devastazioni ambientali forse sarà per raccontare la mia storia da vecchia. Una storia che comincerà così.

C’era una volta il mondo conosciuto…

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