Pericoli pubblici

Quando penso a quanti incendi eclatanti quest’anno sono oggetto di cronaca e quanti piccoli e medi e grandi e sparsi per tutta la Sicilia ne hanno disegnato lo skyline di questa estate, mi viene in mente che siamo spesso più bravi a guardare i giardini dei vicini e a dire agli altri cosa fare, anziché curarci del nostro. Vedo piangere lacrime di coccodrillo e indignazioni social ovunque per l’Amazzonia. Ma quanti di noi fanno donazioni in favore di associazioni ambientaliste? Quanti di noi sono disposti a scendere al fianco di comitati di tutela del bene pubblico che da decenni ricevono in Italia solo denunce e intimidazioni e stigmi sociali che li descrivono come violenti e criminali.

Nel mondo, secondo https://www.globalwitness.org centinaia di defenders of land sono stati uccisi e uccise! La mobilitazione di opinione internazionale è molto importante, importantissima. Ma se vogliamo davvero fare qualcosa per questa terra e anche per l’Amazzonia, oltre che supportare quella lotta, partiamo anche da noi stessi e dai nostri territori.

I pericoli pubblici sono ben altri: sono il credere ancora nell’idea di progresso da Rivoluzione industriale da fine Ottocento; portare avanti politiche economiche anacronistiche e incompatibili col sistema chiuso in cui viviamo; non assumersi la responsabilità della devastazione globale sulla quale abbiamo costruito il benessere occidentale; rimanere arroccati alle politiche derivate dal rigido sistema di organizzazione basato sullo stato-nazione che, tra l’altro, ha dimostrato nel corso nel Novecento europeo tutti i suoi limiti e tramite la quale non si è risolto mai nessun conflitto; delegare all’economia capitalista la risoluzione delle crisi; non investire in istruzione e protezione civile… e non so, la lista può essere infinita.

Il pericolo pubblico numero uno si chiama Sindrome di Cassandra. Cassandra è una figura della mitologia greca, una profetessa che prevedeva catastrofi ed era destinata a non essere mai creduta. Così, popolarmente, si dice che ha la sindrome di Cassandra chi sta lì a fare catastrofismo convinto allo stesso modo che sia impossibile fare qualcosa per evitare che ciò che si ipotizza diventi realtà.

Non lasciate che la salvaguardia ambientale sia sempre e solo il solito compitino carino che a scuola lasciano da fare ai vostri figli.

Non lasciate che la lamentela e il catastrofismo siano sempre e solo il solito modo per deresponsabilizzare voi stessi e anche chi deleghiamo perché prenda decisioni al posto nostro.

Per lavarci la coscienza non c’è più acqua

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