In memoria di un compressore

Che importa se si parlava con accento o lingua diversi 
se era un compressore o un fiore
se passeggiavamo veloci o a ritmo lento
se l'intento era farci sentire o non farci vedere.
Quando mi trovo di notte 
su sentieri che separano
alte reti da antichi boschi,
è lo stesso il sussurro che mi riporta il vento,
suonano uguali le scarpe che battono la via.

Che corrano tra gli arbusti e le querce di Niscemi
o tra le fronde del bosco in Val Clarea,
le voci di compagne che chiamano compagni
raccontano gli stessi silenzi del cuore.
La mano che adesso stringe l'altra mano
si appoggerà domani allo stesso bastone.
Che importa se c'è chi ha vent'anni più di me o meno di me. 
E se anche poi ne avevo di meno e ne avrò di più.

Quando mi trovo di notte
su sentieri che separano
nuove reti da alti boschi
fa lo stesso, ovunque questo sia.
Da ieri, da oggi o da domani,
non importa dove. Importa solo
da quando iniziamo
e fino a quando respiriamo.

Finché staremo da questa parte
dello spirito del tempo,
le strade sicure e belle
per noi saranno quelle
per cui andiamo e torniamo,
in felice compagnia
delle nostre buone stelle.

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