Hello world, are you ready for rock’n’roll?


Annus Horribilis in decade malefica
Decade malefica in stolto secolo
Secolo
Secolo osceno e pavido
Grondante sangue e vacuo di promesse
Conosco le parole
Dette scritte scandite
Tenerezze stupite
E tensioni impazzite
Tendono al grande bang
Tendono al grande bang
E tutto tende al grande BANG

Finisterre, CSI 1994

A distanza di un mesetto dalla settimana da Dio e dalla breve rassegna stampa su alcuni mali del mondo, dove trovarli e come tentare di risolverli, il duemiladiciannove italiano, sopravvissuto al Festival di San Remo, continua a stupire con incredibili effetti speciali. Così mi sono chiesta… ma forse qualcuno vuole sapere come va, come va, come va!

La linea Torino-Lione continua a tenere banco. La lotta dei No Tav, ambientalisti e difensori del bene comune già in epoche non sospette, continua a denunciare il volere solo soldi, soldi, soldi tanti tanti soldi. Come se, avessimo dei soldi soooldi soooldi, clap clap. (Ok la smetto!) Si tratta di una lotta che ha visto passare l’Italia dalla Lira all’Euro, giusto per dire, per cui, ne possiamo esser certi, se anche vedrà il ritorno della lira, a sarà dura nei secoli dei secoli. Infatti, la “questione no Tav sì Tav” ha assunto ormai caratteri simbolici nazionali non indifferenti. Talmente simbolici – di contenuto – che l’opposizione No Tav ha un ruolo di riferimento e di sprono per tutti i grandi movimenti sociali e di lotta contro la devastazione, l’inquinamento e il saccheggio dei territori ad opera di interessi superprivati e contrari a ogni logica di sopravvivenza del pianeta per così come lo conosciamo.

Circa una settimana fa, l’analisi costi-benefici è stata pubblicata e ha dato ragione a quanto da sempre si afferma: la nuova linea Torino – Lione non è giustificabile nemmeno dal buonsenso economico. Le gare d’appalto non partono, Telt trema. Le lobby della Regione Piemonte e soci si agitano. I Si Tav continuano ad avere paura di essere tagliati fuori dall’Europa. Anche se il TGV esiste, cioè fare Torino – Lione in treno è possibile, si impiegano circa 4 ore e costa circa 80 euro. E udite udite! Con lo stesso treno si può proseguire fino a Parigi. C’è pure il collegamento autobus con cui spendi la metà, o anche meno, impiegandoci lo stesso tempo. Provare per credere → https://www.goeuro.it

L’ultimo specchio su cui ci si arrampica è dunque quello di dire che la ggente non dovrà più usare gli autobus. A parte che se continuiamo a inquinare a così alta velocità tra quarant’anni non avremo davvero più dove andare e qualcuno sarà davvero tagliato fuori dal mondo perché non saprà manco più come fare Torino – Pinerolo, o una passeggiata in montagna, per dire. Ma comunque, siamo sicuri che facendo una nuova linea, i passeggeri preferiranno questa? Quando costerà il biglietto se il treno va più veloce di prima? Quanti anni ci vorranno prima che il biglietto diminuisca… Beh, mai sentito di riduzione dei costi dei mezzi pubblici, però certo che potrebbe pur sempre capitare. La partita comunque non è ancora finita. Al momento pare solo rimandata a causa di un ritorno di fiamma intergovernativo che riconferma il patto di mutuo aiuto circoscritto al mantenimento della poltrona e necessario a preparare la futura fuga – non immagino al momento verso dove, ma probabilmente agli antipodi – dei nostri attuali Maestri di Palazzo. Se la nuova linea TAV Torino-Lione non si farà è sicuramente merito dei No Tav. Merito dell’alto valore civile, simbolico e politico che questa lotta ha saputo interpretare. Infatti, Di Maio vorrebbe sedare i No Tav, ma rimane lontano dal vero vento di cambiamento. Sacrifica buona parte dell’elettorato del Sud, per accontentarne una parte, sperando che calmando i No Tav si calmino pure gli altri?

Questione TAP, gasdotti e affini. Andrea Cioffi, No Tap convinto anche lui in tempi non sospetti, diventato sottosegretario allo Sviluppo economico, si scusa con rammarico durante il convegno su Infrastrutture Energetiche, Ambiente e Territorio, organizzato da Confindustria il 22 gennaio 2019.

Rimango convinto che l’opera non sia così fondamentale per la rete. La facciamo per i motivi che sono stati spiegati dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma sicuramente non abbiamo bisogno di altri tubi. Abbiamo interconnessioni con la Libia e l’Algeria […] quindi abbiamo un gran tubo vuoto.

A beh se così stanno le cose… Nel frattempo cosa succede nel presente attuale?

Le trivellazioni sembrano al momento godere di buona salute. Sospese per 18 mesi in acque italiane riprenderanno senz’altro, forse già dal primo ricorso, e ripartiranno abbastanza serenamente quelle con le concessioni scadute o pendenti alla data di entrata in vigore della legge. Comunque, salve le acque “italiane”, per quanto riguarda il Mediterraneo che, si sa, dei confini sull’acqua decisi dai terrestri se ne infischia alquanto, si preparano grandi rivolgimenti e trivellamenti, perché comunque i gasdotti s’hanno da fa. Li vuole l’Europa! E quando conviene, abbiamo capito, l’Europa è l’Europa!!! Vedi qui → http://www.greenreport.it/news/energia/moratoria-sulle-trivelle-ambientalisti-verdi-e-no-triv-prende-tempo-non-risolve-il-problema/.

Aspettando dunque un piano di transizione ecologica del Bel Paese e ricordando che, nel frattempo e “a umma umma”, si va verso la regionalizzazione, per cui non si capirà poi davvero più chi dovrà fare cosa per chi e con le tasse di chi…

Ci sono state anche belle notizie. Che faranno notizia o che dobbiamo impegnarci perché la facciano. Sta crescendo una nuova consapevolezza europea – con ambizioni globali – nella giovane generazione di oggi, quella che ancora non ha diritto di voto. Una generazione che ci ritroviamo spesso a descrivere come rimbambita dai social e viziata per definizione. Che però è costretta ad affrontare presto e subito molti dei problemi di sviluppo che gli stiamo con tanto amore lasciando in eredità. Sarà costretta suo malgrado, per questo è importante incoraggiarla e dargli spazio di pensiero e di azione. Una generazione che sta cominciando a dimostrare una forza che si concretizza in relazione, che si organizza spontaneamente e per questo “pericolosamente”, con la freschezza negli occhi di chi sa ancora sognare e immaginare un futuro raggiante. Quello che già io fatico a vedere, accecata e acciaccata da un presente e da un passato di pessimismo cosmico. Ed è tutto merito di una ragazzina dell’altro mondo: Greta Thunberg. Il 15 marzo ci sarà la prima dimostrazione internazionale di quanti sono e di che facce hanno.

Un’altra bella notizia è qualcosa che in Italia non ho mai vissuto nei miei trent’anni di vita. Una manifestazione preparata da mesi, attraverso diverse assemblee nazionali dei movimenti per la giustizia ambientale e contro le grandi opere inutili che sarà il 23 marzo a Roma. Al di là di tutto, di come andrà e di come non andrà, questo percorso mi sta ricaricando lo spirito e mi sta ridando fiducia in un altro mondo possibile, su questa terra e in questa epoca.

Il 15 marzo e il 23 marzo ci sarò, come figlia No Muos, come nipote No Tav.

Quello che ci lega non è mai stato difendere il nostro piccolo giardino, l’essere nimby, come fanno in fretta a definire certi movimenti parte delle scienze sociali e buona parte della propaganda politica. Essere nimby non ha mai descritto nemmeno una delle singole persone, voci, braccia, occhi, gambe che ho visto prendere posizione o sdraiarsi a terra e bloccare camion, ruspe, militari, polizia, autobus e altri mezzi più o meno civili, riunitisi con un solo obiettivo: fare del male alla terra e a chi la abita. Ogni persona che ha difeso in qualche modo, qualsiasi modo, anche solo per un centimetro o qualche minuto un luogo a nome della salute pubblica, della salute e salvaguardia dell’ambiente naturale, del bene comune, non ha lottato mai solo per sé, ma per tutti. Con la consapevolezza di questo e la determinazione di chi sa di essere nel giusto.

Per questo credo che tutto sommato non siamo messi poi così male. A parte per il fatto che non c’è davvero più tempo, se non altro non mi sento sola. Credo che il 15 marzo e il 23 siano le occasioni giuste per omaggiare i difensori della terra che in tutto il mondo si battono e spesso muoiono per noi. Per aggiungere la mia voce a quella di milioni di donne, ma sarebbe più giusto dire miliardi, che ogni giorno cantano l’inno alla vita di una terra che muore, uccisa dal sistema capitalistico e patriarcale, oppressore, egoista e fomentatore di odio, rabbia e tristezza.

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