Guerra e ambiente nell’antropocene

Il mondo non ha bisogno di armamenti. Il mondo ha bisogno di cure. Il mondo non ha bisogno di armamenti. Il mondo ha bisogno di cibo. Il mondo non ha bisogno di armamenti. Il mondo ha bisogno di solidarietà, comprensione, unità.

Aleida Guevara, Dublino 2018

Recentemente ci sono stati almeno due appuntamenti sul territorio italiano a cui la grande stampa e, a dire il vero, tutto sommato anche la piccola, hanno dato poco riscontro. Uno si è svolto a Torino, l’altro a Catania.


Tutti i video degli interventi sono disponibili online: http://scienceandthefuture.polito.it/it/

A Torino: Science and Future 2. Un convegno internazionale promosso dal Politecnico di Torino, concepito come un percorso di analisi e divulgazione sui limiti oggettivi dell’attuale sistema economico e sulle delle tecnologie che ci stanno portando alla distruzione del pianeta e dei suoi abitanti. Alla fine dell’evento è stato redatta una dichiarazione che vale come appello della comunità scientifica alle istituzioni politiche, ma anche al mondo dell’economia, soprattutto dei paesi ricchi. Leggi il testo della Dichiarazione finale qui.

A Catania: Droni armati a Sigonella. Problemi giuridici e tensioni tra protezione del diritto alla vita, obblighi di trasparenza e strategia militare, organizzata dall’European Center for Constitutional and Human Rights e dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania. Sono sempre tanti i dubbi di legittimità che emergono quando si cerca di approfondire la storica alleanza, ma forse sarebbe meglio dire servitù militare, dell’Italia con gli USA. Fatto sta che quando parte un drone killer che ammazza decine di civili innocenti è complice anche il Governo italiano che gli dà il permesso di partire. Anche se non potremmo per Costituzione. Anche se non vorremmo. Anche se nessuno ci ha dichiarato formalmente guerra. Senza motivo e senza obiettivo. Senza necessità. Senza dignità. 

Vedi anche: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2019/01/i-droni-di-sigonella-per-le-strategie.html e Sicilia all’armi! un post dell’anno scorso in cui ne parlavo già.

Non è curioso che due tra le tematiche più rilevanti, due tra le problematiche più dense di conseguenze per gli abitanti del territorio italiano: emergenza ambientale e presenza di basi straniere, queste usate per fare le guerre intraprese dalla potenza armata più forte del mondo, cioè gli USA, siano sostanzialmente e serenamente ignorati dai principali e meno principali mezzi di divulgazione? Sottovalutiamo il problema o abbiamo un altro tipo di problema?

Ci sono stati, inoltre, almeno altri due incontri in territorio Europeo che avrebbero dovuto avere il giusto risalto e la giusta copertura di stampa in Italia.

A Katowice la COP24 (3-14 Dicembre 2018). A quattro anni di distanza dagli Accordi di Parigi sul clima del 2015, i rappresentanti dell’umanità si sono incontrati per redigere il “Climate Package”, le linee guida per attuarlo. Considerato che è ormai risaputo ed evidente che il mondo ha poco più di un decennio per portare le emissioni sotto controllo e dimezzarle, forse sarebbe il caso che i nostri governanti pensino a portarsi avanti con il lavoro e ad affrontare il cambiamento. Un utile sintesi qui: “http://www.rinnovabili.it/ambiente/cop24-katowice-risultati/”.

A Dublino: la Prima Conferenza internazionale contro le basi militari estere USA/NATO (16-18 Novembre 2018). Ottimo il resoconto di  Fulvio Grimaldi sul suo blog Mondocane.

Insomma, in questi ultimi mesi una buona parte dell’umanità, attiva politicamente e intellettualmente, ha mostrato di essere viva e di riuscire a produrre conoscenza utile a costruire alternative largamente condivisibili e auspicabili per miliardi di persone e esseri viventi.

Una pecca sia della Cop24 di Katowice sia del Science and Future 2, è sicuramente quella di non aver preso seriamente in considerazione le conseguenze ambientali delle guerre di oggi. Il conflitto è considerato uno scenario futuro, non il presente. Come se la corsa e il ricorso alle armi non fossero la principale minaccia alla destabilizzazione, come se non ci fosse alternativa, come non fosse mai esistito il percorso di risoluzione pacifica dei conflitti iniziato a livello internazionale subito dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, che se ancora stiamo a discutere se il responsabile sia stato o meno un uomo di nome Adolf Hitler, facciamo finta di ignorare, nonostante ormai si sia capito che la scala su cui guardare gli eventi deve essere inclusiva e globale, che a causare la distruzione del mondo e l’uccisione di milioni di essere umani è stata comunque l’Europa, o meglio la parte che si definisce Occidentale, i suoi stati-nazione, il suo imperialismo, la sua idea di superiorità razziale e culturale.

La vulgata sembra questa: dai cambiamenti climatici cominciano a derivare e deriveranno miliardi di profughi ambientali che destabilizzarono i sistemi economici e sociali causando quasi di necessità conflitti armati. Prepariamoci! Sembra un po’ la leggenda dell’affermarsi dell’homo sapiens sugli altri ominidi della preistoria perché era più forte e chi s’è visto s’è visto e ciao Darwin.

Del conflitto non ne faremo mai a meno, ma è sulla sua risoluzione pacifica e inclusiva che si gioca la prosperità e qualsiasi vero progresso della specie umana.

Anche chi si occupa di disarmo, antimilitarismo, di guerra e pace solo recentemente inizia a ragionare sulla questione ambientale producendo studi e ricerche. La guerra distrugge e provoca conseguenze irreversibili su terreni, acque, animali e persone – tempi addietro definiti crimini di guerra – rendendo il mondo sempre meno sicuro, meno gestibile, meno abitabile per tutti. In Italia mancano al momento, o forse io non ho saputo ben cercare, studi o inchieste approfondite che mettano a sistema l’ingombrante presenza militare NATO, USA e dell’Esercito italiano stesso dal punto di vista dell’impatto ambientale sul territorio. Si tratterebbe di questioni irrilevanti? Non direi.

Con un decreto firmato dal ministro Galletti, il decreto 91/2014, il governo Renzi ha equiparato le aree militari alle aree industriali. Di fatto ha aumentato la soglia dell’inquinamento consentito, causata da proiettili, mortai, bombe, missili e ogni altro impianto sul territorio, in sostanza decuplicandola. Molti di questi siti, per paradosso, ricadono in riserve e aree protette (in Sardegna come a Niscemi), si tratta di circa 250 siti, considerando anche quelli italiani, dove in certi casi non è permesso neanche il transito ai cittadini, o, raggiungendo il limite del ridicolo viene vietato di aggirarsi con i cani per non disturbare la fauna, mentre i carri armati possono transitare per mesi.


http://www.umanitanova.org/2018/12/09/poligoni-militari-aree-militarizzate-e-inquinamento-del-territorio

[Aerei, navi, carri armati, bombe. Secondo il rapporto A Climate of War. The war in Iraq and global warming, i primi quattro anni di pesantissime operazioni militari in Iraq dal 2003 hanno provocato lemissione di oltre 140 milioni di tonnellate di gas serra (CO2 equivalente), più delle emissioni annuali di 139 paesi. […] «Il Pentagono è una ragnatela di 1.000 basi all’estero, un arco nero dalle Ande al Nordafrica, dal Medioriente all’Indonesia, ricalcando la distribuzione delle principali risorse fossili e delle rotte commerciali» (Patricia Hynes su Truthout). E nelle basi (10 milioni di ettari ci dice http://www.energytoday.net, il sito della American Energy Society) si usano energie fossili in quantità.

http://serenoregis.org/2018/12/01/militari-di-tutto-il-mondo-in-guerra-con-il-clima-marinella-correggia

Buona parte della comunità scientifica e buona parte della comunità intellettuale, i grandi movimenti che si agitano e di cui sentiamo il riverbero come un’eco che viene dal mare o soffia nel vento, raccontano del cambiamento vero, di una rivoluzione in atto, che non sarà la fine dell’umanità né la fine del mondo. Sarà un’altra cosa.

Ma pur dovremo parteggiare.

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