Senza titolo o anche fuga

Questo sei, da quando il destino dei sud ci ha costretto a immaginarci felici sempre altrove: un incrocio fortuito di traiettoria, mentre vado dritta per la mia strada, gioia di vederci, un sincero scambio di affetto e reciproca stima. Parliamo, magari, chissà, quanto tempo, come stai come va… ma, non mi spiare gli occhi, ché se nei tuoi mi soffermo, ogni volta succede che dimentico destinazione del giorno o della sera o della notte. Quando poi mi accorgo del sorriso rapito che prima o poi me lo vedi, eccome se me lo vedi stampato in faccia! Insomma, a quel punto scatta di sicuro l’allarme, quello rosso di pericolo pericolo pericolo ed entra in azione il piano di emergenza e di gestione della crisi. Torno in me elegantemente ed educatamente, un giro su me stessa e…

Fuggi, svanisci, dileguati, passa, datti alla macchia, eclissati, scappa!

Che anzi, apprezzerai, ho imparato a fare la fuga tranquilla: un ritrarsi gentile, sul volto un sovrappensiero improvviso, allora alla prossima, sì, stammi bene. In passato ho attuato tecniche devo dire più eloquenti. Tipo smettere di parlare all’improvviso e correre via senza un ciao. Magari persino dopo averti tirato i capelli o uno schiaffo.

Adesso che sono grande, apprezzerai, anche la mia fuga è più matura.

Dopo circa un centinaio di metri di fuga, raggiunta la distanza di sicurezza, il battito cardiaco torna stabile e il sorriso rientra negli standard europei. Sento che c’è di nuovo un mondo a torno a me. Dopo qualche giorno che non ti vedo – e che so che non ti rivedrò –  il mondo intorno a me è di nuovo l’unico che ho. Torno alla piena consapevolezza del mio essere una persona felice e intera, che affronta le cose semplici e le cose difficili della vita.

Tu sei per me una cosa di quelle difficili. Appari.  Dissimulo. Scappo. Scompariamo inghiottiti dai nostri buchi neri. Mi dimentico. Si riapre a un certo punto di nuovo un tunnel spazio-tempo. Ci caschiamo. Ti incrocio, mi sorprendo e poi ti dimentico. Mi fermerei e poi me ne vado, ti lascio entrare dagli occhi e poi ti spingo fuori, mi trattengo e fuggo. Sempre.

Fuggo la voglia che ho di abbracciarti le braccia, stringerti il petto, annodarti i capelli, addormentarti le gambe, svegliarti le voglie. Fuggo la possibilità di ascoltarti e parlarti, dedicarti che ne so quali poesie d’amore.

Fuggo

Altrimenti è chiaro

Saresti la mia rovina

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