La mala parata

Mentre c’era chi ogni giorno ricordava di volersi mettere al più presto a lavorare, io non ho trovato tempo di scrivere granché, perché avevo io tanto da lavorare. Così mi sono persa diversi attimi e ormai l’analisi politica relativa alla nascita, e alle modalità di nascita, di questo Governo sono da annoverare tra i trend passati. Del resto non ho mai avuto l’ambizione di inseguire la notizia, con questo blog. La vera difficoltà consisterebbe nel fatto che le cose su cui mi sono soffermata comunque a riflettere in questi giorni sono tante e anche stasera, invece, il tempo di scrivere è molto poco. Anzi non ce lo avrei proprio, sto facendo l’ennesimo strappo alla regola. Per fortuna vivo da sola e nessuno me lo può far notare, tantomeno può richiamarmi all’ordine e alla disciplina.

Per farla breve: non mi sconvolgono le modalità della presa al potere, il meccanismo orwelliano di rielaborazione della memoria delle maggiori – a quanto sembrerebbe secondo loro – forze politiche. Non mi sconvolgono i toni e le posture assunti dai Ministri durante il giuramento. Non mi sconvolge nulla più che questo. Che negli stessi giorni in cui da più parti cercavamo di far emergere la solidarietà ad Antonio Mazzeo: “pacifista e docente dell’ICS “Cannizzaro – Galatti” di Messina, contro il quale la Dirigente Scolastica ha avviato un procedimento disciplinare per aver contestato la presenza della propaganda militare e dell’Esercito nella scuola”; negli stessi giorni in cui “l’esercito” degli insegnanti continuava a combattere la guerra contro l’impoverimento e l’esclusione sociale, per il pieno sviluppo delle potenzialità, per il dialogo e le occasioni di crescita condivisa, per un’educazione inclusiva, con le “armi” della cultura…  si formava un Governo in cui sono scomparse le “pari opportunità” e che dà la benedizione al servizio militare come mezzo di ricostituzione dell’Unità nazionale, come strategia educativa, per imparare la disciplina: quella che intendono spacciare come vera e positiva, quella fatta dal rispetto della gerarchia e dell’obbedienza agli ordini stabiliti dall’alto. Mi sconvolge vedere questo agognato cambiamento concretizzarsi ed esordire così, con un auspicarsi la leva militare per tutti questi ragazzacci mollaccioni e indisciplinati (noi vecchia generazione ovviamente ne saremo esclusi), nell’ottica tra l’altro non di un servizio casomai civile, seppure con indosso la divisa da soldatino/a, ma nell’ottica di un vero e proprio servizio militare in preparazione delle difficoltà e sfide future. Così dice la Ministra Trenta.

Lo so, non dovrebbe sconvolgermi nemmeno questo. Ma mi sconvolge perché Di Maio ha circa la mia età e pure Salvini diciamo che non è che sia un vecchio bacucco e insomma… questo governo di “giovani” sembra il governo con le idee politiche più vecchie di sempre. E mi sconvolge il fatto che semmai vivrò un conflitto non sarà generazionale, quel vecchio e caro conflitto per cui tutto sommato mi sentivo preparata – chiave interpretativa di lotte e rivoluzioni della società del benessere. Per cui sì, devo correre anche io all’armi. Perché io non sono assolutamente d’accordo con quel Ministro (non mi ricordo chi) che alla parata del 2 Giugno ha detto che i ragazzi dell’esercito sono gli uomini migliori che possa avere l’Italia o qualcosa del genere. Il ritorno del mito “libro e moschetto” vi prego, anche questo, no!

Gli uomini e le donne migliori di un paese sono quelli che lavorano per il benessere e il progresso della società a cui appartengono. Sono tutti – bambini, adolescenti, giovani e anziani – che si impegnano per una crescita serena e una vita felice, per sé stessi e per le altre persone. Quindi, non c’è una categoria migliore dell’altra, tantomeno – scusate –  quella militare. Anche perché la sicurezza di un paese si misura a partire non dalla presenza dei militari, ma dalla loro assenza.

 

PS

Ragazzi e ragazze, voi sapete quando disobbedire è giusto e quando è sbagliato.

Non ascoltate chi vi prende per scemi.

Siete nati liberi e liberi dovete rimanere.

 

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