Horror vacui e maledetta primavera.

Sarà anche primavera, ma a me non pare. E anche correndo il rischio di sembrare noiosa sì, mi lamento. Oggi un po’ di timida luce, a un certo punto del giorno, è venuta fuori. Ma fa ancora freddo. E comunque, anche non facesse freddo. Pioverebbe.

Perché questa è la primavera piemontese: un fastidio di sciarpe e cappelli che non ti abbandonano, magari si alleggeriscono e diventano di cotone, ma non ti abbandonano; un ammasso di strati che ti fa impiegare dieci minuti del tuo tempo – prezioso – solo per vestirti e svestirti; litri di caffeina al giorno perché come diavolo fai con questa luce bianchiccia a spiccicarti le palpebre degli occhi la mattina e a diventare produttiva?!

Va beh, lamentiamoci del governo ladro e di altre cose così.

Nel frattempo…

Dicono sia primavera. Le fronde degli alberi non sembrano essere d’accordo con questa affermazione, ma lo assicurano gli uccellini che hanno iniziato a farmi da sveglia e se la chiacchierano a pochi metri dalle mie finestre. Dove se ne stavano nascosti prima non lo so, fatto sta che adesso voglia di stare zitti non ne hanno più.

Anche noi, dovremmo fare come loro. Non rimanere poi così zitti. Dovremmo uscire dalle tane comunque e qualunque cosa ci sia là fuori. Invece… qui: incollati agli schermi, magari indignati dalle porcherie e dalle rovine che ci tocca vedere e incapaci di agire, incastrati dalle vite più o meno frutto della nostra scelta, in cui gli impegni e le responsabilità e le precarietà e le preoccupazioni possiamo solo anestetizzarle manifestando piacere estetico nei confronti di futili immagini di travel-blogger e fashion-insta e palestra-addicted con cui ingozziamo il cervello. Perché, se devi rimanere in equilibrio e ballare su un laccio allo stesso tempo, ti serve fissare un punto. Qualsiasi. Il più lontano – dalla realtà, possibilmente. Su, non buttiamoci giù. Qualcuno dovrebbe dire a questo punto.

 

Credo che non sia un periodo in cui ci si può permettere di fallire, questo.

In cui ci si può permettere di rallentare, questo.

In cui ci si può fermare a osservare, riflettere e poi agire.

Non è un periodo in cui mi posso sedere al sole per mezz’ora ogni pomeriggio a non fare niente, questo. Alla peggio alla peggio… almeno una story o una foto o un commento, mannaggia a te.

L’horror vacui ci ha sommerso. E io di solito sono una persona che tende a vedere le cose in modo positivo e che ha fiducia nell’essere umano. Anzi, ecco. Direi che ho fiducia nell’umanità. E però mi chiedo se questa “umanità” esista ancora. Mio malgrado, mi tocca diventare spesso esattamente quello che non avrei mai voluto. Ammaestrata ed educata ad eseguire procedure, a risolvere problemi, a incasellare le cose nella scatoletta giusta, a rincorrere il risultato. Nonostante le manfrine e i paroloni dedicati alla “creatività” necessaria di questi tempi, a me pare sempre più una presa in giro.

La creatività si nutre anche di silenzio, di tempo e di noia. L’intuizione è un lampo nel buio, un suono di diapason nel silenzio. Nel rumore in cui siamo immersi creiamo il nulla attorno a noi ogni giorno. E io pure contribuisco alla creazione del nulla, naturalmente. Quasi ogni giorno. Dico quasi perché per fortuna, di carattere sono un po’ meditativa di mio, e poi perché ho anche un lavoro di quelli belli.

A scuola.

A contatto con le persone e i problemi delle persone.

Dove cerchiamo di risolverci e creare qualcosa.

Almeno lì.

2 commenti

  1. Interessanti riflessioni. Mi ha colpito il pensiero di noi che contrariamente agli uccelli ce ne stiamo incollati agli schermi.. è proprio vero. Ma ho accettato (con fatica) che qust bolla virtuale in qualche modo è la nuova piazza e dipende sempre dall’Uso/abuso che se ne fa. Un saluto da una Svizzera tanto fredda quanto il Piemonte 🙂

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