L’occultamento storico delle pacifiste

Ecuba e le altre. La donna, il genere, la guerra – di Giancarla Codrignani, 1994. Incontro questo libro per caso. O meglio, perché chi mi ha riempito l’e-reader non solo ci ha messo tanto amore, ma ci ha messo anche libri che potevano interessarmi (si tratta di Aila). Insomma, cercavo qualche cosa da leggere per le brevi vacanze d’inverno in Sicilia, ancora un mese fa… quando eccolo: il titolo perfetto.

“Ecuba e le altre. La donna, il genere, la guerra” cascava a pennello, perché stavo giusto interessandomi di questo: della storia delle donne, dell’antimilitarismo in Italia, di femminismo, di cose così. L’ho letto, l’ho riletto, l’ho sottolineato. C’è quasi tutto quello che nessuno mi hai mai detto. Altroché video complottisti da quattro soldi. Questa è tutta storia vera. Documentata. Riscontrabile. Analizzabile. Studiabile.

Giancarla Codrignani parte dalla storia recente. Da quello che succedeva quando io ancora non sapevo bene che cosa volesse dire essere nata femmina e perché mai me ne sarei dovuta preoccupare. Se ne erano traumaticamente del tutto rese conto molte donne vittime degli stupri di massa, durante le guerre degli anni Novanta in ex-Yugoslavia. Atrocità che si cerca di rimuovere perché fa male alla testa, al cuore e al ventre quando ci pensi.

Il dolore per la guerra (Bosnia, 1995) David Turnley

“Stupri di guerra” è il primo capitolo, ma il libro non parla solo della ex-Yugoslavia. Arriva a toccare diverse altre situazioni, storiche e geografiche europee ed extraeuropee, approdando alla famiglia, teatro della violenza per eccellenza, all’interno della quale la guerra contro la donna diventa spesso un dato di fatto, la quotidianità indiscussa. In realtà, tutti i capitoli sono estremamente rilevanti e la lettura è senz’altro consigliata a chiunque, uomo o donna, ragazzo o ragazza, per avere quanto meno un punto di vista completo su questioni, fatti storici e culturali che finiscono spesso per essere considerati marginali e di poco conto. Guardati con sufficienza come si trattasse di capricci, sempre.

Il capitolo di cui mi sono più interessata, di certo solo per motivi personali e soggettivi, è stato il secondo: “L’occultamento storico delle pacifiste“. Un capitolo che offre una panoramica talmente ampia da riportarti indietro nel tempo fino all’Ottocento. E inizia così:

Il pacifismo dovrebbe essere una politica che percorre, quanto meno parallelamente ai conflitti, la storia. Invece impariamo al massimo nomi di grandi intellettuali inevitabilmente destinati ad essere tramandati come nobili visionari, idealisti, utopisti. E l’utopia, siccome è considerata un sogno irrealizzabile e non la prospettiva che non c’è ancora ma verso la quale tendere, non riguarda né la politica né la storia. (p. 31)

Che è proprio il punto. Il punto è che ogni volta – ogni porcamiseria di volta – ripartiamo da zero. Ripartiamo dal chiederci chi siamo, cosa vogliamo. Ripartiamo dal doverci studiare tutto e dover affrontare situazioni per come spontaneamente ci viene. Ripartiamo senza storia e senza memoria. Ricostruiamo la catena dell’ingiustizia con la vicina di casa, la mamma, la nonna, le amiche come se non fossimo donne da sempre, nei secoli dei secoli. Non ci capiamo tra di noi e dobbiamo fare riunioni e assemblee e formazione e autoformazione, nonostante i linguaggi e le linee di pensiero e le pratiche elaborate, sperimentate e attuate già dalle nostre antenate. La consapevolezza di vivere dentro un modello che ci hanno imposto e che non ci rappresenta arriva come una rivelazione divina che era sempre dentro di noi ma che finalmente ci appare limpida e chiara. Spesso, nell’arrivare a tutta questa serie di conoscenze e consapevolezze, ci ha aiutato un contesto familiare favorevole, un uomo che ha creduto nella nostra intelligenza perché fosse stato per noi, purtroppo, non ce ne saremmo manco accorte. Oppure, peggio ancora, è stato un contesto familiare particolarmente sfavorevole e un uomo decisamente padre-padrone-sìsignore.

Eppure non è così. Abbiamo una storia bellissima, costruttiva, di tutto rispetto e anzi su molti punti decisiva. Le donne hanno determinato svolte inimmaginabili. Eppure. Ancora così poco orgoglio. Così poca autostima. Così poco rispetto per la donna, per la vita. Meglio se emancipata, ma asessuata. Meglio se omologata e inconsapevole, di nuovo, della storia che si ripete. Meglio farle credere di avere potere quando serve e riportarla all’ordine subito dopo. Dicendole che è per il suo bene. Per la sua sicurezza. Per la pace.

Meglio se non ci facciamo fregare di nuovo e ci rimettiamo sotto a lavorare. Per noi.

Ecuba e le altre. La donna, il genere, la guerra

Indice generale

1. Stupri di guerra; 2. L’occultamento storico delle pacifiste; 3. L’omologazione militare;4. Le ragioni dei conflitti (Patria e Matria – Guerrieri e guerriere – Generi e sessi); 5. La violenza del popolo (Rivoluzione francese – Resistenza – Lotte di liberazione dei popoli – Movimento pacifista contemporaneo); 5. Il continuum della violenza (stupro – aborto – incesto – procreazione artificiale); 6. Le donne degli altri paesi; 7. I crimini contro le donne.

 

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