Pensare globale agire locale – No Muos

La base militare USA di Contrada Ulmo, Niscemi, strumento di telecomunicazione avanzato e per questo strumento delle guerre del secolo ventunesimo è ancora lì, con le sue 46 antenne più 3, quelle MUOS.

La base militare USA di Contrada Ulmo, Niscemi, continua a diffondere morte e distruzione nel mondo, continua a occupare localmente un territorio molto vasto. Una porzione di terra siciliana che resiste alla desertificazione da millenni tenendo in vita come quasi per miracolo, una quercia secolare. (Leggi: “Foto-diario” di una passeggiata alla Sughereta: bellezze naturalistiche distrutte dal MUOS)

La base militare USA di Contrada Ulmo, Niscemi, viene difesa dallo Stato italiano con un ingente dispendio di forze armate, di polizia e di militari. A difendere la terra, la sughereta e le vittime delle guerre, invece, come sempre ci sono loro: i No Muos e tutti quelli che lottano per un mondo libero dalle schiavitù militari.

Quest’anno, la polizia italiana, aveva pure la cavalleria e qualche lacrimogeno (inquinante) sparato a caso su manifestanti determinatamente pacifici.

Si è concluso il Campeggio di lotta No Muos al Presidio di Contrada Ulmo. Da “attivista storica”, per me è stato bello vedere questi nuovi volti, anche molto giovani, sotto gli eucalipti e per le strade della Contrada. Per me è stato bello parlare con voi, rispondere alle vostre domande, ascoltare le vostre riflessioni. Ma la cosa che mi ha riempito di orgoglio è stata questa: sapere che nonostante la repressione che allontana, nonostante la dura realtà economica che porta molti, conclusi gli studi o stanchi di essere sfruttati, a cercare fortuna altrove, nonostante tutto… i militari della base continuano a essere disturbati, continuano a dover preoccuparsi, continuano a sentirsi sotto assedio. Non solo dai locali, anzi. Grazie a questo campeggio è emerso ancora una volta uno degli aspetti più importanti della lotta antimilitarista contro il MUOS di Niscemi: è un agire locale che pensa globale.

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E continuo a chiedermi voi, invece, da che parte state? Davvero la guerra e la devastazione dell’ambiente non vi importano? Davvero non avete ancora capito lo stretto legame tra la cultura della violenza armata e l’economia dell’industria militare, che hanno giocato un ruolo fondamentale nel determinare il nostro presente così inquietante. Davvero non riuscite a pensare a un altro presente, un altro futuro, non riuscite a credere nel pensiero umano creativo, non conoscete forse le potenzialità della fantasia e dell’immaginazione. Non sognate più la libertà, la felicità? Davvero?

Sarà allora l’urgenza, un giorno, a dettare la vostra legge. Noi invece e altri come noi in tutto il mondo non abbiamo perso la voglia di sognare, ce ne freghiamo dei like su instagram o di diventare web influencer, perché il mondo vero è reale. Cerchiamo di organizzare la ricostruzione da tempo, perché è già il tempo di ricostruire. E siamo qui e ovunque, a fianco e nel cuore di chi lotta.

E se non l’avete visto, guardate questo docufilm … su Netflix non c’è. 😉

 

4 commenti

  1. Mah, che dire…spesso tratto temi un po’ più complessi nei miei post che sono strettamente connessi alla cultura della guerra come l’economia, la politica degli affari, la-le religione e certi comportamenti sociali. Inutile dire che dei 200 e passa follower che ho (follower che non capisco perchè mi seguano) pochi leggono questi post e pochissimi li commentano con l’intento di provare a discutere, a riflettere o a scambiare opinioni. Ed allora sono arrivato alla conclusione che vivo in un mondo in cui la maggioranza è davvero quella della tua domanda: non gliene frega un cazzo a nessuno della guerra, di essere schiavi e di avvelenare un mondo. L’unica cosa a cui a questa maggioranza tiene è di essere alla moda, di essere in prima fila nel riversare l’odio sui social alla vittima di turno e di poter dare sempre la colpa a qualcuno, sia un ebreo, un nero, un comunista, uno zingaro, un profugo, un barbone, uno che sciopera o uno che protesta. Ma, la cosa veramente disarmante è che, altrettanto spesso, tra quelli che sono contro poi vi si trovano comportamenti analoghi se non anche peggiori. Beh, odiando ormai un po’ tutto il genere umano, americani in primis io continuo ad augurarmi l’arrivo di un asteroide perchè sinceramente non vedo alcun futuro per questo pianeta e soprattutto non ho più nessuna fiducia nel genere umano nel suo complesso. Poi apprezzo le eccezioni, come te, ma resto iper pessimista.

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