Questione di principio: Referendum Costituzionale 2016

A giudicare da quello che vedo pubblicare sui social network e sulla base delle, devo dire poche, discussioni sul referendum costituzionale che ho potuto fare con chi la pensa diversamente da me, mi sono fatta alcune opinioni e sono giunta ad alcune personali conclusioni.

Mi sembra che chi abbia intenzione di votare “Si” lo faccia per tre motivi di fondo: a) perché è letteralmente trascinato dall’entusiasmo per il cambiamento che il Presidente del Consiglio Renzi e il suo modo di comunicare effettivamente sono in grado di esprimere egregiamente; b) perché sotto ricatto morale/psicologico del tipo “guardate che se passa il no si va a elezioni anticipate, i mercati si arrabbiano, sarà una catastrofe, moriremo tutti e non ci saranno più altre occasioni”; c) perché ci crede davvero che grazie alla non abolizione del Senato, ma all’abolizione del bicameralismo perfetto l’Italia cambierà in meglio.

D’altra parte, moltissime delle argomentazioni pubbliche sul “No” non mi convincono affatto: a) perché molti intendono votare no per partito preso e per dimostrare che il governo in carica non gode di legittimità; b) perché non sono d’accordo quando si dice che la Costituzione non si tocca in quanto scritta da persone sicuramente straordinarie ma dipinte come personaggi biblici investiti da Dio a redigere le Tavole della Legge; c) perché vengono espresse da politici e partiti che sarebbero stati capaci di presentare una proposta di riforma ancora peggiore e che si trovano spesso molto d’accordo sulla promulgazione di leggi elettorali che non garantiscono un effettivo esercizio del potere da parte del popolo (del resto il bipensiero è una delle più affascinanti caratteristice della politica postmoderna).

Ecco, io questa cosa che bisogna approvare una riforma costituzionale perché se non ora quando, come se si trattasse di approvare una legge per il reato di tortura in Italia o per mettere fine alla servitù militare statunitense, proprio non la accetto (giusto per fare esempi a caso). Così come non accetto il fatto che se approvi il testo della riforma sostieni un governo bello, giovane e gagliardo, e al contrario se non approvi significa che nutri simpatie per la becera opposizione e/o gridi vendetta al cospetto di Dio agitando spauracchi di derive autoritarie …che non è che sarà questa riforma ad accentuare.

Sarebbe a questo punto il caso di entrare nel merito del testo di Riforma?  No! Sarebbe meglio non entrarci proprio nel merito, perché si tratta dell’ennesima iniziativa del governo e non dei rappresentanti del popolo, passata al vaglio di parlamentari nominati dai partiti, che modifica il Titolo V ritentando l’accentramento dei poteri e andando contro le autonomie territoriali, che faceva meglio a eliminarlo il Senato anziché trasformarlo in questa banderuola in perenne campagna elettorale. Perché a mio parere modifica l’ordinamento democratico peggiorandolo.

Qui il testo ufficiale della Riforma con testo a fronte

Qui le ragioni del NO

Qui le ragioni del SI

Leggete ed entrare anche voi nel merito, ma io non vorrei, perché per me è una questione di principio. Trovo che ci sia molta confusione tra i concetti di gestione e ordinamento dello Stato. Se si vuole cambiare l’ordinamento di uno Stato in funzione di una migliore gestione, è ben risaputo che l’oligarchia e la tirannide siano molto più “efficienti” della democrazia. Dato che l’ordinamento costituzionale di uno stato democratico moderno prevede la tutela della partecipazione pubblica e l’equilibrio tra i poteri sulla base di Principi Fondamentali (vedasi Parte Prima della Costituzione della Repubblica italiana), cosa c’entra l’efficienza? Non si cambia l’ordinamento di uno stato democratico mettendo al centro dell’obiettivo l’efficienza senza pensare che a qualcuno possano venire più di un dubbio formale e diversi timori sostanziali

L’ho letto il quesito, ho letto la riforma e il mio non sarà un voto di partito, ma un voto decisamente politico. Perché la mia scelta non sarà determinata da legami di fedeltà, ma frutto delle ideologie: quelle che qualcuno dice non esistere più, come se l’essere umano potesse mai smettere di pensare. Quelle per cui, per una buona democrazia, è importante non solo la forma, ma anche la sostanza, sono importanti la teoria e la prassi, i principi fondamentali e i metodi di salvaguardia di quei principi. Quelle ideologie per cui il vero progresso viene dalla resistenza al pensiero unico e soprattutto al partito unico. Le ideologie democratiche e antifasciste.

Siamo abbastanza informati e adulti e laureati in Italia per sapere quello che faremo, noi che trattenendo il sospiro metteremo la crocetta sul SI oppure sul NO. Ognuno di noi avrà le sue ragioni che forse l’altro non capirà. Comunque vada, non esulterò né mi dispererò. Cercherò di rimanere una libera cittadina con la voglia di continuare questo splendido sogno che vive di dibattito pubblico e cittadinanza attiva e si chiama democrazia.

 

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