Sunday Kind of Love

Solo per amanti del jazz e di Etta James

La scorsa domenica ero a casa. Mi ero alzata tardissimo dopo un ennesimo sabato sera di baldoria. Tutto andava a rilento: la sveglia, il vestirsi, il caffè, il cervello. Del resto, era anche una di quelle domeniche che mi volevo davvero godere con lentezza. Infatti ero reduce da una settimana intensa, piena di emozioni che dovevano ancora sedimentarsi. Per cui non facevo assolutamente nulla per accelerare. Anzi.

Sto lì che mi preparo la colazione, indugiando sulla scelta del coltello più adatto per poi spalmare con estrema cura il miele sulla fetta biscottata. Scelgo le arance per la spremuta. Nel frattempo l’acqua per il caffè solubile bolle: “cattiva abitudine che mi sono presa qui, questa del caffè solubile”, dico a me stessa come ogni mattina. Ma oggi sono proprio serena e questo pensiero assume un tono molto più condiscendente del solito. Quando è tutto pronto mi metto comoda in poltrona, nel soggiorno. Ho lasciato il computer acceso nella stanza da letto con musica random che va. E arriva… in sottofondo. Eccola. Una di quelle canzoni che a volte ti dà uno struggimento che ti fai tenerezza da sola. Che comunque non oggi che sei così… quieta. Infatti l’effetto è stato tutt’altro rispetto a quello che mi aspettavo.

Questa donna, questa Etta James che forse mi farebbe di nuovo credere che Dio esiste o che comunque di sicuro esiste la Madonna e ha la sua voce, mentre la ascolto mi fa sentire che tutto è perfetto, anche il vento fuori che picchia sui vetri e porta pioggia. Persino il mio caffè solubile. Un momento di pace ed equilibrio cosmico di cui fanno parte anche i miei tormenti d’amore, che non sembrano più cose tristi. Questa domenica perfetta la sto passando ancora una volta sola con me stessa e i miei pensieri romantici così belli, così languidi, così vivi. Nessuna malinconia, né nostalgia. Nessun naufragar m’è dolce in nessun mare. La verità è che tutto è al suo posto. Tutto è come dovrebbe essere. Anche io sono in ordine. Oggi mi assumo le mie responsabilità.

louijoverart.b

Questa solitudine è responsabilità solo mia. L’ho voluta. L’avrei cercata comunque, a prescidere, l’avrei pretesa e me la sarei concessa senza chiedere il permesso a nessuno. Come ho fatto in passato. Come farò in futuro.

Chissà un giorno, mentre ce ne staremo io e qualcun altro abbracciati, ci capiterà di ascoltare At Last. E sarà un altro attimo di pace cosmica in cui tutto è esattamente dove dovrebbe stare e come dovrebbe essere. Da vivere con lentezza. Come questa domenica. … vi farò sapere.

 

 

 

 

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