Regina di fiori e di perle, Gabriella Ghermandi

«TIENILA STRETTA QUELLA CURIOSITÀ E RACCOGLI TUTTE LE STORIE CHE PUOI. UN GIORNO SARAI LA NOSTRA VOCE CHE RACCONTA. ATTRAVERSERAI IL MARE CHE HANNO ATTRAVERSATO PIETRO E PAOLO E PORTERAI LE NOSTRE STORIE NELLA TERRA DEGLI ITALIANI» G. Ghermandi, Regina di fiori e di perle, Donzelli, 2007, €21,00

Regina di fiori e di perle: incastrate dentro una storia incantata fatta di anziani, indovini, preghiere e magia, le storie vere, reali, epiche della resistenza etiope, ma anche le contraddizioni dell’impero italiano e del fascismo manifestate dagli italiani “buoni”. Un Etiopia con la sua storia con la sua cultura non poi così diversa dalla nostra. Una storia per dire che siamo tutti uguali in guerra, nei sentimenti e negli ideali. Scrivi un racconto “che non offenda nessuno” raccomanda alla protagonista Abba Igirsà Salò, nonostante accolga le testimonianze dei crimini di guerra italiani, mai pagati.  Un messaggio di pace degli anziani lanciato come un ponte che possa unire. Scritta per noi che abbiamo dimenticato la comunità, per la società del benessere che vive nella sua solitudine. Privati delle relazioni interpersonali, quelle vere autentiche che si possono costruire solo se si ha tempo per ascoltare, parlare, comunicare. Un Etiopia diversa da quella che siamo abituati a relegare come un qualcosa di lontano, che non ci appartiene. Ma alla quale, invece, apparteniamo perché ci descrive come noi descriviamo lei. Ambientata a cavallo tra il 1975 e il 1987, per il calendario italiano(7 anni prima per quello etiope), l’Etiopia è governata dalla dittatura di stampo comunista del presidente Mengistu Haile Mariam. Nel 1991 si trasforma in regime monopartitico e l’Etiopia prende il nome di Repubblica  Popolare Democratica d’Etiopia. È questo il tempo della valorosa resistenza contro il regime del Derg, fatta di guerriglia e di tanti giovani. Un tempo che si intreccia con il tempo della memoria nelle tante storie raccolte dalla protagonista, che è quello dell’occupazione italiana, tra il 1936 e il 1941. Come a voler ricordare che la violenza è sempre violenza, che venga dal proprio popolo o da uno straniero e unire due nazioni nel ricordo e nella pace. Un romanzo per chi sente la letteratura italiana di oggi troppo stretta, di scarso valore, scritto da una nuova italiana italo-etiope pronta a regalare nuove idee per questa poco giovane Italia.

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